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Accordo sui migranti. Ancora una volta ha perso l’Europa

Tutti portano a casa il nulla. Il vertice è stato uno spettacolo di equilibrismo inconcludente

I capi di stato e di governo dell’Unione Europea hanno finalmente fatto l’annuncio: sull’immigrazione c’è stato un accordo parziale, ma c’è stato. Tutti felici e contenti? No, ma l’ipocrisia consente a chiunque di dire, ai propri elettori dei rispettivi Paesi, che è stato un successo. Siamo di fronte a un documento che contiene un impegno “su base volontaria” a una gestione più condivisa della presunta crisi migratoria. Basta leggerlo quel documento per capire che si tratta di un accordo vago, un accordicchio, tanto per evitare il peggio. Chi dice che hanno vinto Macron e Orban ragiona nel solco di un’Europa in via di demolizione. Chi pensa che l’Italia abbia portato a casa un buon risultato, non convince, perché Conte ha ottenuto qualche vaga promessa. Il premier italiano ha dato la sensazione di non aver capito bene in quale contesto negoziale si trovasse.

L’approvazione di provvedimenti più sostanziali è stata rinviata ad altre sedi. Sedi nelle quali sarà difficile trovare un accordo. Lo stesso Salvini storce il naso e sta già scaldando i muscoli per riaprire uno scontro utile alla sua permanente campagna elettorale.

A parte le frasi simboliche di cui il documento è pieno, l’accordo non cambia le regole europee sul diritto d’asilo. Non viene chiarito se, come e quando, va modificato il regolamento di Dublino. Sull’Africa l’accordo prevede chiacchiere e qualche spicciolo che, tra l’altro, finanzia anche le milizie armate libiche.

Insomma, il vertice è stato uno spettacolo di equilibrismo inconcludente. Conferma la fragilità di un’Europa che ormai in pochi vogliono politicamente unita.

Fino a quando ciascun Paese continuerà nella politica di difesa dei propri interessi, in un quadro conflittuale con lo sguardo fisso sull’elettorato interno, l’Europa non ci sarà per nessuno.

La verità è che vanno sciolti i nodi critici e oscuri dei rapporti tra i singoli governi europei e gli Stati africani. La verità è che occorre stabilire nuove relazioni internazionali basate sul ripristino della legalità e della convivenza civile su questo pianeta. Al centro di tutte le questioni dovrebbe esserci lo sviluppo dei Paesi poveri, quei paesi martoriati dalla fame dalla sete e dalle guerre fomentate dall’Occidente. E su queste questioni non si fanno le riunioni di condominio. Ecco perché c’è bisogno che tutti lavorino per costruire gli Stati Uniti d’Europa. Ma su questo stiamo assistendo a gravi e pericolosi passi indietro.

Perché si vada nella direzione degli United State of Europe, tra le tante questioni, quella migratoria va trattata con la piena consapevolezza che i flussi migratori sono sempre stati e sono naturali ed essenziali per le civiltà. Così come le diversità culturali e le loro contaminazioni hanno segnato la storia del progresso.

La verità è che al vertice europeo di ieri, nessuno ha vinto. E ancora una volta ha perso l’Europa.