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Caterina Ambrosecchia: la scrittrice che non ha l’ansia da pubblicazione foto

L'autrice materana de "La donna giusta", giunto alla terza ristampa, si racconta e svela i suoi progetti futuri

E’ uscito un anno fa il suo primo romanzo, ma Caterina Ambrosecchia, non nasconde di essere ancora frastornata dai tanti riconoscimenti ottenuti in questi 12 mesi con “La donna giusta”, (Gelsorosso edizioni). In precedenza aveva pubblicato una raccolta di aforismi e un saggio sul mondo del calcio e della scuola. 

Con Caterina non parliamo solo del suo romanzo, giunto alla terza ristampa dopo un esordio importante, nel maggio 2017, al Salone del Libro di Torino. E’ la sua passione per la lettura, a “dare il la” alla nostra chiacchierata. La scrittrice materana diventa un fiume in piena quando le chiedo dei suoi autori preferiti. Mi infiammo e quando mi infiammo leggo tutto di quell’autore. Sono ammalata d’amore per Irvin Yalom, psichiatra che scrive romanzi, mi è piaciuta Elena Ferrante, mi piacciono la Mazzantini, Recalcati, Galimberti, Vittorino Andreoli, Donatella di Pietrantonio. Cita i titoli che più l’hanno emozionata. Aggiunge i nomi di Patricia Highsmith e Jonathan Safran Foer, giovanissimo autore americano.

La blocco per ricordarle che anche lei scrive. E così, dismessi i panni della lettrice, in punta di piedi mi accompagna nella sua esperienza di autrice, vissuta intensamente nell’ultimo anno: più di trenta le presentazioni che l’hanno vista protagonista, un premio letterario e numerose interviste. 

Docente di Psicologia in un Istituto superiore, “una parte importante della mia vita”, non nasconde che vorrebbe avere più tempo per scrivere. Lo fa nei momenti di pausa e soprattutto quando è in vacanza. “Entrare nelle storie, farsi coinvolgere nei personaggi, nutrirli e nutrirsi di essi richiede tempo e concentrazione”.

Ne “La donna giusta” ci sono molti spunti di riflessione che possono accompagnare il lettore alla scoperta di se stesso: “C’è il rapporto con la famiglia di origine-racconta l’autrice- e quello tra donna-uomo. C’è il passato e come esso condiziona ognuno di noi anche quando non ne siamo consapevoli. Noi, il passato, ce lo portiamo dietro come un’eredità che ci fa agire in un certo modo”.

Una delle tre protagoniste de “La donna giusta” è una ragazza che, dopo la morte della nonna torna al paese natìo con sua madre e comincia a scoprire una verità diversa: “Questo passato diverso che piano piano si rivela-racconta l’autrice- è un elemento che l’ha formata senza che lei se ne sia accorta. Ricostruendo la storia della nonna riesce a ricostruire il suo passato e a darsi delle spiegazioni su alcune sue caratteristiche. Quindi è un viaggio molto introspettivo, è la scoperta di ciò che ci rende quello che siamo. Nel romanzo è racchiusa una storia d’amore, di trasgressione, di forza, rancori, dolore e speranza”. 

La donna giusta” è una storia che le è capitata tra le mani spiega Caterina Ambrosecchia. “Prende infatti le mosse da una storia che mi ha particolarmente colpita, una storia vera che mi è stata raccontata e su cui ho cominciato ad immaginare un’evoluzione. Ci ho costruito su personaggi e intrecci su diversi piani temporali che hanno convinto- ammette ancora incredula- sia l’editore che il pubblico.  Penso di essere riuscita nel mio intento: volevo scrivere una storia che fosse fruibile e arrivasse a tutti. E i riscontri mi dicono che ci sono riuscita, perché molti lettori, per motivi diversi, mi hanno detto di essersi identificati con questo o quel personaggio del mio romanzo.

Da grande farà la scrittrice? “Sono già grande per chiedermelo, ma non abbastanza per nutrire la mia passione per la scrittura e per la lettura”. E qui torna in scena la divoratrice di libri, che cerca di trasferire il suo innamoramento ai suoi alunni. Caterina Ambrosecchia che insegna Psicologia in un istituto superiore di Matera ed è quasi inevitabile chiederle se è poi vero che i ragazzi siano poco interessati alla lettura. “I ragazzi leggono pochissimo e quando lo fanno preferiscono ciò che è commerciale, di moda. Devono essere abituati dalla famiglia a leggere e se in casa ci sono dei libri è più facile. La scuola può fare molto, nella mia organizziamo corsi di scrittura creativa, facciamo di tutto per far comprendere loro che leggere un libro non è solo un compito scolastico noioso. E’ un’impresa difficile  fargli venire la voglia di vedere come va a finire una storia. Ma è una sfida che va combattuta, insieme alle famiglie, e senza dimenticare che con i social la loro curiosità è soddisfatta perché tutto è a portata di mano”. 

Chi è la Donna giusta? “E’ la persona giusta è quella che fa pace con se stessa e riesce a godere del proprio essere, che è una cosa difficilissima. Non guardarsi dentro crea molto disagio, molto spesso noi non abbiamo l’attitudine a chiederci se stiamo bene. Quando davvero conosci quello che è alle tue spalle molti spettri possono trovare una giusta collocazione. E allora la donna giusta per me è quella che è giusta per se stessa, che cerca una sua autenticità. Essere con se stessi, ascoltarsi di più, senza guardare all’immagine di noi stessi che proiettiamo all’esterno e che non ci fa bene perché ci fa sentire vuoti dentro”.

Il suo secondo romanzo, del quale preferisce che non si anticipi il titolo, sarà ambientato in Grecia e pubblicato il prossimo autunno, a che punto è? 

“Un romanzo non è solo la storia che racchiude, dietro c’è un lavoro di limatura, lucidatura, ci sono momenti di entusiasmo e alienazione. Sarà pubblicato in autunno, che è poi la stagione che più mi rappresenta. La primavera, deve sapere, mi destabilizza, in estate poi, per i miei gusti, c’è troppa confusione”. 

Quindi possiamo immaginare che nei prossimi mesi se ne starà tranquilla nel suo cantuccio a scrivere e ad assaporare un nuovo successo letterario? 

“Io continuo a scrivere e quello che verrà verrà. La scrittura per me è un’attitudine, se riesco a suscitare interesse nelle persone va bene, ma non ho l’ansia da pubblicazione”.