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Marcello Pittella e il patto per il futuro

Una fantastica trovata propagandistica. La culla del nulla pullula di dondolii

“La Basilicata ha bisogno di un “patto per il  futuro”, in grado di restituire ai lucani, fiducia, speranza ed una nuova credibilità delle istituzioni. Un patto che recuperi onestà, ottimismo della fatica e lealtà reciproca, con l’unico comune obiettivo di portare la nostra regione nel futuro, una regione che è culla di cultura politica e deve valorizzare la tradizione e la competenza di una classe dirigente che ha lavorato con amore e passione per la propria terra”. Con queste parole il Presidente della Basilicata Marcello Pittella ha introdotto il proprio intervento al 1° Congresso regionale della Uil, ieri, 1 giugno, a Tito.

Ora, è vero che siamo in campagna elettorale, ma la retorica politica dovrebbe essere circoscritta nei limiti della verosimiglianza con la realtà. Il nostro presidente, al contrario, usa contenuti di fantasia nella speranza di convincere cuori e intelligenze dei lucani.

Dire che la Basilicata è culla di cultura politica significa far finta di non sapere tutti i fatti che smentiscono questa azzardata affermazione.

Se ciò che dice Pittella fosse vero, non avremmo assistito alla vergognosa sceneggiata di una classe politica che si faceva rimborsare con i soldi pubblici orsacchiotti, gomme da masticare, camere d’albergo, cene e viaggi intimi. Né saremmo in ansia per capire se la “rimborsopoli” lucana sia una leggenda o una storia vera. Nessuno dei politici coinvolti, compreso il presidente che vorrebbe dondolare la culla della cultura politica, ha dichiarato pubblicamente di rinunciare all’eventuale prescrizione dei termini in un processo che pare vada a finire a tarallucci e vino.

Se la Basilicata fosse stata culla di cultura politica, non avremmo assistito agli scandali Total, alle sceneggiate del Pertusillo, al teatrino dei trialometani nelle acque, alle sconcertanti vicende di Fenice, all’inquietante scandalo Eni. Non saremmo tra le regioni più povere e inquinate, nonostante le ricchezze possedute.

Se la Basilicata fosse stata culla di cultura politica oggi i dirigenti regionali e degli enti sub regionali coinvolti in faccende oscure non sarebbero al loro posto né sarebbero stati premiati. L’Arpab sarebbe un ente affidabile per tutti, il Parco dell’Appennino Lucano non sarebbe sottoposto a procedimenti giudiziari e della magistratura contabile, avrebbe un dirigente legittimo e avrebbe selezionato il personale con procedure trasparenti.

Se fosse stata la culla della cultura politica, la Regione non sarebbe stata umiliata con la bocciatura di numerose leggi da parte del Governo nazionale, né si sarebbe fatta bocciare il bilancio dalla Corte dei Conti.

Mi fermo qui. Tanto dovrebbe bastare per giudicare azzardata l’affermazione del presidente Pittella il quale, dopo la rivoluzione fallita, propone oggi, un “patto per il  futuro per restituire ai lucani, fiducia, speranza ed una nuova credibilità delle istituzioni”. Qui dice la verità o si contraddice. Se bisogna restituire qualcosa ai lucani si tratta di qualcosa che gli è stato tolto. E chi glielo ha tolto, se non chi ha governato fino ad oggi?

“Un patto – dice Pittella – che recuperi onestà”. Ciò vuol dire che l’onestà è stata persa. E chi l’ha persa se non chi ha governato fino ad oggi?

Il patto per il futuro è una fantastica trovata propagandistica: “Vi abbiamo tolto fiducia, speranza e credibilità delle istituzioni, abbiamo perso l’onestà, è vero, però facciamo un patto: votateci di nuovo e noi vi restituiremo tutto quanto.” Credibile o incredibile? La culla del nulla pullula di dondolii.