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Ospedale San Carlo, lavoratori Ecclesia senza salario da due mesi. Perché?

Si tratta di circa 40 addetti all’ausiliarato, al trasporto integrativo e alla lavanderia

Appare confusa la situazione del personale in dotazione alle ditte che si sono aggiudicate le gare per diversi servizi all’interno dell’Azienda ospedaliera potentina. Tra subappalti, lotti, gare ponte, cambi di gestione, cessioni di rami aziendali e variazioni nell’organizzazione e nelle mansioni del personale, la matassa appare aggrovigliata assai.

Intanto i lavoratori sono senza salario da due mesi. Perché? La ditta che espletava il servizio e che aveva in carico questi lavoratori, Il Samaritano, ha ceduto il ramo d’azienda all’attuale Ecclesia. Il Samaritano non ha pagato il Tfr ai lavoratori che aveva in carico, lavoratori che adesso legittimamente rivendicano quel diritto dall’Ecclesia. Si è così avviata un’azione legale, un pignoramento verso terzi, che impone all’Aor di non pagare Ecclesia fino al saldo del Tfr degli ex lavoratori in carico prima al Samaritano e adesso in parte alla stessa Ecclesia. Una situazione paradossale in cui ci sono da un lato lavoratori che reclamano il Tfr a discapito di altri lavoratori che reclamano lo stipendio. Questo è soltanto uno dei meravigliosi risultati raggiunti dalla grandiosa gestione politica e amministrativa in capo alle aziende ospedaliere della Regione.

Tra valzer e tarantelle a cui sono stati sottoposti i lavoratori, si è finiti in una situazione per cui all’aumento del carico di lavoro è seguita una diminuzione del monte ore e del personale addetto. Si tratta di servizi delicatissimi che hanno a che fare spesso con le condizioni igieniche dell’ospedale, con gravi rischi per la salute pubblica. Chi e quando controlla l’operato di queste ditte?

Eppure, sembra che le priorità di chi amministra la sanità, siano altre. Stiamo parlando di decine di milioni di euro nelle mani di ditte spesso in guerra tra loro a colpi di Tar, ma anche in coalizione nella spartizione degli appalti e sub appalti in seguito a gare ponte, gare uniche, cessioni di rami d’azienda. In questa situazione i lavoratori, naturalmente precari e con orari di lavoro part-time, sono trattati – ci dice un addetto – come pacchi spostati da una mansione a un’altra senza un minimo di coerenza organizzativa e senza considerare la qualità delle prestazioni in ordine alle competenze e alle esperienze acquisite.

A leggere le dinamiche di contrattazione interne all’organizzazione dei servizi sembra che i 3 lotti della gara ponte per l’aggiudicazione dell’appalto non riguardino i servizi ma i lavoratori, divisi appunto in tre lotti sulla base del numero di ore assegnate e, naturalmente, sulla base delle convenienze di guadagno delle singole ditte.

La gara ponte, prevedeva una durata di 6 mesi più 3 e scade il 17 giugno 2018. Che cosa succederà lunedì 18 giugno?