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Direttiva acque, bisogna predisporre sistema di accumulo

Di Stefano (Anbi): "Duplice obiettivo di preservare la risorsa e razionalizzarne l'uso"

Il pieno e veloce utilizzo dei finanziamenti per opere irrigue consentirebbe di disporre delle risorse idriche fondamentali per una agricoltura competitiva e di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto attraverso un rapido ammodernamento degli impianti irrigui collettivi, con il duplice obiettivo di preservare la risorsa e razionalizzarne l’uso.

Il mancato o parziale utilizzo di tali finanziamenti, al contrario, arrecherebbe oltre che il danno, la beffa della restituzione dei fondi già erogati, dei contenziosi con le imprese e delle inevitabili sanzioni comunitarie. E’ il “messaggio” lanciato dall’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) in occasione dell’annuale workshop, dedicato quest’anno alla necessità di riformare la Direttiva Quadro Acque in discussione a Bruxelles e al quale ha partecipato Donato Distefano, vice presidente nazionale ANBI.

Attualmente, per  infrastrutture sul territorio, ci sono a disposizione 1.300.000 euro, a fronte dei quali i Consorzi di bonifica hanno presentato un parco progetti dal valore doppio.

Nella discussione sulla revisione della Direttiva Acque – ha detto Distefano – occorre far passare il concetto dell’importanza degli impatti dei cambiamenti climatici sullo stato delle acque e nel raggiungimento degli obiettivi di qualità. Serve più collaborazione a livello nazionale e con gli altri Paesi, guardare agli impieghi delle nuove tecnologie e favorire l’adattamento nella Pac, un tema ora presente ma senza misure concrete. 

Tre le questioni prioritarie indicate dal vicepresidente nazionale ANBI: chiudere rapidamente istruttoria per i progetti presentati al MiPaf a valere sul piano irriguo nazionale nel quale ci sono anche quelli della Basilicata;  aprire un serrato, deciso e conclusivo confronto con i Ministeri competenti sul tema dei costi e dell’uso sostenibile della risorsa idrica per uso irriguo nel nostro Paese;  dar seguito al piano nazionale invasi (previsti 2000 piccoli e medi invasi) partendo dall’utilizzo delle risorse contenute nella Legge Obiettivo in ragione dei cambiamenti climatici.

Gli obiettivi da raggiungere – ha sottolineato Distefano – sono principalmente: trattenere e invasare quanta più acqua possibile mitigando il fenomeno di eventi estremi sempre più frequenti e utilizzandola quando serve e in caso di bisogni programmati e mirati;  un sistema di accumulo al servizio e da integrazione  agli invasi maggiori esistenti in grado di garantire una reale gestione e governo della risorsa  utilizzandola e distribuendola all’occorrenza in modo razionale  efficace e sostenibile; governare e gestire i volumi idrici nel rispetto delle disposizioni vigenti  in particolare sul versante ambientali a partire dai deflussi oltre che per le attività di laminazione elementi centrali e decisivi per la corretta e efficace gestione delle risorse invasate.

Non ci piace l’Europa, che divide invece di unire; non ci piace, ad esempio, l’Europa, che – ha ribadito Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione – contrasta i diritti informativi dei consumatori o che, sull’irrigazione, privilegia l’impostazione dei Paesi del Nord, favoriti dal clima continentale, a discapito delle esigenze delle agricolture mediterranee, per le quali l’acqua è un determinante fattore competitivo”.

In Europa -ha ricordato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e al Turismo, Gian Marco Centinaio- bisogna tenere il punto, perché l’agricoltura italiana è sotto attacco; dobbiamo difenderci e contrattaccare, perché non possiamo rinunciare alle risorse della Pac. Pieno appoggio ad ogni iniziativa, come il Piano Nazionale Invasi, indirizzato ad aumentare la disponibilità idrica del Paese”.