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Economia, la ripresa in provincia di Matera stenta ad arrivare

Confapi Matera presenta al Prefetto la relazione sull’andamento nell’anno 2017

Una provincia in cui la ripresa stenta ad arrivare, con un’economia in chiaroscuro in cui i punti oscuri superano quelli in chiaro. È quanto emerge dalla relazione periodica sull’andamento dell’economia in provincia di Matera nell’anno 2017, che Confapi ha consegnato nei giorni scorsi al prefetto Antonella Bellomo.

Dal quadro generale emerge una crescita dell’industria in senso stretto e del turismo, ma anche dei settori maggiormente export oriented, come il mobile imbottito, l’agroalimentare, la meccanica, capaci di competere a livello globale.
Continuano, invece, le difficoltà del settore delle costruzioni, caratterizzato da un calo delle gare d’appalto. Dai servizi giungono segnali contrastanti. L’export è cresciuto verso l’Europa ma è in calo verso i Paesi extra Ue. Sono migliorate la redditività e la liquidità delle imprese. Le imprese attive aumentano, ma calano nelle costruzioni. L’occupazione è calata, ma sono i servizi nel complesso, il settore economico che registra il maggior numero di occupati, seguito dall’industria e dall’agricoltura.

Pertanto, se è vero che nel 2017 sono proseguiti i piccoli segnali di ripresa comparsi nel 2016, permangono tuttavia molte condizioni di criticità e indicatori spesso negativi. La fine della recessione, inoltre, non solo non è coincisa con una decisa ripresa, ma ha lasciato dietro di sé strascichi pericolosi e ferite profonde nel tessuto produttivo e sociale, che occorrerà tanto tempo per superare.
Quanto ai singoli settori – si legge nella relazione di Confapi Matera – i risultati migliori vengono dalle aziende più dinamiche, meno banco-centriche, più propense ad aprire il capitale e votate all’internazionalizzazione e all’innovazione tecnologica. Nel 2017 cresce ancora il turismo in provincia di Matera, confermando il trend di crescita degli ultimi anni. Tuttavia, l’aumento dei flussi turistici non ha trovato riscontro nell’utilizzo delle strutture ricettive, che nel 2017 ha avuto un calo rispetto all’anno precedente. Ciò significa che la crescita del settore non ha avuto pari ricadute per la ricettività alberghiera ed extralberghiera.
Si conferma la tendenza positiva dell’agroalimentare, dell’hi tech, della meccanica, del mobile imbottito. Bene anche il manifatturiero, il terziario e l’industria culturale e creativa; problemi per le attività estrattive di cava di fiume e di monte, il commercio, il tessile, i trasporti, vigilanza e pulizia, grafica, tipografia, editoria, cartotecnica, conglomerati cementizi e bituminosi, prefabbricati in cemento, infissi e serramenti.
Non si vedono ancora miglioramenti nel settore dell’edilizia e, più in generale, delle costruzioni. L’edilizia, infatti, è in affanno, con il valore della produzione in ulteriore calo e sofferenze sia nel settore residenziale che in quello delle opere pubbliche. I grandi lavori sono fermi e da anni gli investimenti sono pochissimi o quasi nulli. Manca una seria programmazione degli interventi. Si fanno solo opere piccole e a brevissimo termine, ma poche e con continui contenziosi. Le opere pubbliche sono rimaste al palo, eppure le risorse ci sono, ma dallo stanziamento al cantiere i tempi sono lunghi a causa dell’eccesso di burocrazia. Tuttavia, nell’ultimo scorcio dell’anno si sono palesati piccoli segnali di ripresa, grazie a un aumento delle gare d’appalto bandite, complici anche gli investimenti per Matera 2019. Ci si augura che tali segnali possano continuare anche nel 2018.
Segnali negativi continuano ad arrivare dal credito bancario, ancora poco propenso a sostenere l’economia reale e troppo incline alla finanza. In un contesto di tassi bassi alle banche conviene poco erogare crediti di piccolo importo, perché l’erogazione di piccoli prestiti rischia di non generare redditività. Più in generale, il peggioramento della congiuntura degli ultimi anni ha determinato un declassamento dei rating di credito, con conseguente riduzione della concessione di nuovi finanziamenti.
Riguardo al mercato del lavoro, nel 2017 c’è stato un calo dell’occupazione, accompagnato dall’aumento delle ore di cassa integrazione. Anche questo indicatore mostra una brusca inversione di tendenza rispetto ai risultati leggermente positivi del 2016.
La previsione per il 2018 è positiva perché ci si aspetta una ripresa della domanda interna e si conta sul fatto che gli investimenti privati abbiano un effetto compensativo nei confronti degli investimenti pubblici.
In conclusione – scrive l’Associazione nella relazione sull’andamento dell’economia – la provincia di Matera, e più in generale la Basilicata, non tiene il passo di altre aree del Paese e il Pil, pur aumentato, resta lontanissimo dai livelli pre-crisi. Purtroppo i piccoli segnali di ripresa, manifestandosi in un contesto di fragilità strutturale, hanno acuito le distanze tra le fasce sociali e i territori. Si è rotto cioè quello che gli esperti chiamano “ascensore sociale”.
Confapi Matera, tuttavia, invita a riflettere sul fatto che esiste un’area industriale piccola nelle dimensioni ma capace di agganciare la crescita e fare anche profitti. Ma il dato che fa notizia è che, per la prima volta dall’inizio della ripresa, hanno contribuito a questo incremento le imprese di piccola dimensione, in buona parte grazie a una più matura propensione all’export e a una ritrovata attitudine alla ricerca e agli investimenti privati.
Ancora una volta le piccole e medie imprese hanno agito da valvola di sicurezza nel garantire una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali.

Confapi Matera