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Eolico selvaggio. Lo scempio di Balvano e la cecità delle Istituzioni foto

Irregolarità e anomalie a vista d'occhio, ma qui nessuno amministra la legge. Intanto i cittadini subiscono ingiustizie e prepotenze

Un paio di settimane fa alcuni cittadini di Balvano, residenti nelle contrade Guardalupo e Serra dei Visconti scrivono al sindaco per sollecitare un intervento decisivo sul profondo disagio che stanno vivendo. Sono tutte vittime dell’eolico selvaggio. Torri eoliche a ridosso delle loro abitazioni che costringono queste famiglie a subire continuamente inquinamento acustico e ombreggiamento intermittente. A questo si aggiunge il sentimento di paura per impianti che costituiscono un rischio elevato per l’incolumità fisica delle persone.

Della vicenda ci siamo abbondantemente occupati nella nostra inchiesta sull’eolico selvaggio. Il sindaco di Balvano qualche giorno fa risponde a questi cittadini con una nota dal tono formale e in rozzo stile burocratese. Praticamente, gira intorno alla faccenda, senza dare una risposta. In tutta la vicenda raccontata sul nostro giornale in questi mesi, appare evidente la posizione del sindaco: i diritti dei cittadini sono un fastidio. Non si rende conto della gravità della situazione. Mena il can per l’aia. In altri posti, come è già accaduto, il sindaco avrebbe immediatamente sospeso il funzionamento di quelle pale eoliche pericolose.

Anche altre istituzioni, comprese la Prefettura, l’Arpab e la Regione, avrebbero assunto atteggiamenti ambigui rendendo complicata la vita dei cittadini vittime di una burocrazia che appare ostile a chi pretende chiarezza e trasparenza.

Eppure la situazione sarebbe davvero drammatica sia sul piano della regolarità di quegli impianti, sia sul piano della sicurezza dei cittadini. L’atteggiamento delle istituzioni è a dir poco sconcertante. Basta recarsi sul posto e dare uno sguardo a quei mostri di ferro per rendersi conto che in quel luogo la legge non è amministrata da nessuno.

Qual è la situazione ad oggi? Analizziamo ciò che abbiamo visto

Una torre di dimensioni o caratteristiche geometriche o meccaniche, diverse rispetto alla dimensione prevista da progetto ed utilizzata per il calcolo della fondazione, espone a rischio cose e persone sottostanti o in prossimità di essa in caso di cedimento strutturale. Inoltre, in questo caso, la documentazione depositata e i calcoli effettuati non risulterebbero conformi all’as built (disegni costruttivi finali e altri disegni indicanti tutte le successive modifiche strutturali), con grave colpa del collaudatore delle strutture. Anche le caratteristiche della navicella comportano notevoli riflessioni in termini di rischio in quanto la stessa è composta da molti componenti che agiscono in modo singolo o accordato al fine di determinare il massimo trasferimento di potenza elettrica alla rete.  

Le torri

Da una verifica delle torri si nota una doppia apertura per l’accesso all’interno della stessa ai fini manutentivi. L’apertura originaria è situata ad un’altezza variabile tra i 4 m e i 10 m. Mentre l’apertura posticcia è situata alla base della torre ed utilizzata come unico ingresso. Questa osservazione visibile nelle foto fa emergere un aspetto: l’ingresso principale alla base della torre fa parte di un pezzo aggiunto per aumentarne l’altezza che mostra nervature elicoidali lungo la superficie esterna dell’aggiunta. Inoltre, la colorazione del pezzo aggiunto denota la sua recente costruzione a differenza della vetustà della torre originaria che probabilmente non può essere certificata per il nuovo utilizzo in recupero.

Una tipologia siffatta avente due aperture ad altezze diverse, corrisponde alla torre di progetto?

L’azione delle forze in gioco è stata dimensionata considerando la differenza d’azione meccanica tra le nervature della torre originaria e le corrispondenti, diverse per forma e per tipologia, del prolungamento alla base?

La navicella

All’interno della navicella sono collocati gli organi di comando, il moltiplicatore, diversi motori elettrici e attuatori un circuito oleodinamico per la riduzione di velocità e lo stallo e altri componenti elettrici e meccanici. Tutto questo  all’interno di aerogeneratori rigenerati o prodotti/distribuiti da fabbriche locali, sono spesso  revisionati dopo un’operatività di circa 35-40 anni in altri stati UE. Tutto ciò comporta un’elevata rumorosità dovuta a parti meccaniche tecnologicamente obsolete e fisicamente usurate. Il rumore prodotto inquina gli ambienti circostanti fino ad inquinare ambienti di vita normalmente destinati ad uso abitativo residenziale.

Il rotore

Il rotore è composto da un mozzo e da tre eliche ancorate ad esso mediante un sistema a ghiera che garantisce la rotazione delle stesse sul rispettivo asse. Bene, la lunghezza delle eliche determina il diametro di rotore che rappresenta il principale parametro di un aerogeneratore. Dal diametro di rotore dipende quasi esclusivamente l’energia prodotta da un aerogeneratore. Infatti, maggiore è questo parametro, maggiore sarà la produzione a parità di condizioni. Per la maggior parte degli aerogeneratori da 60 kW di potenza nominale, il diametro iniziale del rotore varia tra i 17 m e i 21 m, mentre nelle installazioni di Balvano in un primo momento il profilo delle eliche installate era di tipo obsoleto e molto rumoroso, mentre in successive manutenzioni si sono apportate modifiche mediante sostituzioni delle eliche con componenti di dimensione maggiore fino a raggiungere anche diametri di 25 m.

Questa operazione sarebbe stata condotta a rischio della tenuta meccanica della torre e degli ancoraggi di fondazione oltre al rischio di cedimento della fondazione stessa.

Altre anomalie

In caso di imbardata ( rotazione della turbina intorno al proprio asse verticale) a seguito di controllo della coppia o variazione della direzione del vento, la navicella ruota su una ralla (cuscinetto) ancorata alla torre eseguendo gli azionamenti determinati dal controllo elettronico. Questo movimento genera una vibrazione delle parti meccaniche e della struttura che si propaga all’interno della torre amplificandosi e fuoriesce producendo rumore ad elevata potenza.

I controlli elettronici di vecchia generazione agiscono in modo lento rispetto alle dinamiche da controllare causando la continua imbardata del rotore in condizioni di vento variabile o di variazione rapida della direzione del vento. Anche questo sottopone i cittadini a dosi massicce di rumore, soprattutto nelle ore notturne.

La distanza tra le torri degli aerogeneratori non è sufficiente a garantire la ricomposizione laminare del tubo di flusso secondo la legge di Betz. Questo causa l’impatto di aria turbolenta sugli aerogeneratori posizionati sottovento riducendone le prestazioni e aumentandone la rumorosità.

Ne consegue che se da progetto la distanza minima rispettata tra le torri risultava 6 volte il diametro di rotore, dopo la sostituzione delle eliche del rotore, le torri non sarebbero più correttamente posizionate. Bisognerebbe quindi verificare se la nuova distanza e i nuovi diametri siano conformi ai dati di progetto.

 Quelle due pale ferme

C’è una pala, probabilmente in manutenzione, ferma. Ferma anche la pala a fianco, mentre tutte le altre sono in funzione. Che cosa significa? Probabilmente che per le due pale esiste un solo sezionatore motorizzato, mentre ogni pala dovrebbe avere il suo sezionatore e questa è una delle condizioni per ottenere la Pas (procedura autorizzativa semplificata) per un impianto da 60 KW. Se, al contrario esiste un solo sezionatore per più pale, in questo caso due, il KW sono 120 e si configura una situazione per cui la Pas non potrebbe essere concessa. Questo sarebbe gravissimo. Qualcuno ha controllato o intende fare un controllo?

Per concludere questa puntata

Siamo di fronte a pale e generatori vecchissimi, di 30-40 anni fa. Comprati in Danimarca o in altri Paesi europei, con quattro soldi (mediamente 15mila euro). Questi ferri vecchi vengono portati in officine specializzate, spesso a Bari, li fanno sistemare e li rivendono a oltre 100mila euro. Poi li montano a piacimento. Si vedono chiaramente pale più alte e pale più basse.

Insomma se qualcuno vuole davvero scoperchiare il malaffare intorno all’eolico selvaggio, può farlo senza tanti sacrifici. Noi, nel nostro piccolo, alcune cose le abbiano notate, semplicemente perché sono lì sotto la luce del sole e visibili ad occhio nudo.

Eppure quando i cittadini si rivolgono alle istituzioni, come hanno fatto in questi mesi e fino a ieri, trovano strani ostacoli dinanzi a loro. Una burocrazia che fornisce risposte ambigue, una cecità istituzionale, una mediocrità negli enti preposti a rilievi e analisi. Mille difficoltà anche per avere accesso a documentazione pubblica. Quando finirà?