Basilicata24 - Il quotidiano online di inchieste, approfondimenti e notizie di politica, cronaca, economia, cultura, ambiente, sport - Il quotidiano online della Basilicata dedicato a notizie di politica, cronaca, economia, cultura, sport

Eolico Selvaggio. Sul cantiere di San Chirico Nuovo qualcuno gioca a mosca cieca foto

I signori del vento hanno più potere dell’autorità costituita e delle istituzioni locali?

Il 10 aprile scorso il Comune di San Chirico Nuovo ha chiesto la revisione dell’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione alla Serra Energia srl per la costruzione del parco eolico Serra-Fontana del Barone.

Il Comune di San Chirico Nuovo con nota trasmessa al presidente della Giunta regionale, all’assessore all’Ambiente, al Dipartimento ambiente, alla Soprintendenza archeologica e al comandante della Caserma dei carabinieri della locale stazione, ha chiesto “l’emanazione di provvedimenti finalizzati a tutelare lo stato dei luoghi per la salvaguardia sia delle acque superficiali, non indicate nella relazione di progetto, sia l’aspetto archeologico del sito per l’importanza storica che rivestono i ritrovamenti nella piazzola per il posizionamento della pala eolica indicata con la sigla SC6, sia perché detta piazzola rientra nella fascia di rispetto dei siti archeologici prevista dal PIEAR: aree e siti non idonei.”

In particolare, nella stessa nota, il Comune ha chiesto alla Soprintendenza archeologica della Basilicata “l’emanazione del vincolo archeologico per tale area di tutela del sito”.

Al presidente e alla Giunta regionale, ha chiesto “la revisione dell’autorizzazione unica rilasciata con Dgr n. 558 del 24 maggio 2013”.

Il Comune, quindi “ha ritirato il parere favorevole espresso in sede di conferenza di servizi per le inesattezze riportate nella relazione del progetto del parco eolico, per la tutela delle acque superficiali, per il rispetto della distanza dal sito archeologico e per la sicurezza stradale.”.

Noi stessi, andati sul luogo per documentare le anomalie, avevamo rinvenuto reperti archeologici poi consegnati alla Soprintendenza.

Nei giorni successivi la Soprintendenza Archeologica ci aveva richiamati con una lettera nella quale scrive: “ (…) ai fini della salvaguardia del territorio si invita a prestare particolare attenzione, riguardo alla pericolosità insita nel divulgare sul web la presenza di contesti e materiali di interesse archeologico in un cantiere in corso di scavo”.  L’addetta alla sorveglianza archeologica del cantiere dichiarava: “Inoltre le aree interessate dalle lavorazioni sono oggetto di sorveglianza archeologica continuativa tutt’ora in corso”. Tutto a posto. Un corno.

A che punto siamo, oggi?

E’ il 25 luglio.  L’architetto Giuseppe Lo Tito dell’Ufficio Tecnico del Comune di San Chirico Muovo, viene ascoltato in terza Commissione consiliare (Attività produttive – Territorio e Ambiente), in merito alla realizzazione del parco eolico.

Lo Tito ha sottolineato che “la vicenda nasce tra il 2011 e il 2012 con la proposta della Serra Energia Srl di costruire un parco eolico sul territorio di San Chirico Nuovo. Segue l’autorizzazione unica regionale nel 2013. I lavori sono partiti nel 2017. Dopo l’inizio degli stessi – riferisce Lo Tito – vi è la segnalazione di un gruppo di cittadini in merito al fatto che una delle pale eoliche va ad insistere sulla storica Fontana del Barone e non ad una distanza considerevole, bensì a pochi metri. Tutto questo – fanno rilevare anche i cittadini – è in netta contraddizione con quanto affermato nell’autorizzazione e con la reale situazione dello stato dei luoghi non adeguati, evidentemente, all’installazione di un parco eolico. Da segnalare, inoltre, la presenza, nello stesso territorio, di altri ritrovamenti di grande importanza, come il ’tesoretto del Comune’, ovvero il rinvenimento di monete d’argento, vasi e altri reperti archeologici di inestimabile valore. A questo si aggiunge il ritrovamento dei resti di una capanna preistorica poi ricostruita in altro sito per consentire la realizzazione del parco eolico. Il tutto – rimarca Lo Tito – è stato sottoposto, nel corso degli anni, all’attenzione del Presidente della Giunta, nonché del Dipartimento Ambiente e Ufficio Energia”. L’architetto ha, inoltre, sottolineato che “la vicenda è stata segnalata anche alle Forze dell’ordine e, soprattutto, alla Soprintendenza ai beni archeologici di Basilicata, unico organismo che ha fornito una risposta, sia pure non esaustiva e non dirimente della questione”.

Qualcosa non quadra

E’ il primo giugno 2018. Un cittadino proprietario dei terreni interessati alla costruzione del Parco eolico, chiede formalmente al Comune “l’immediato accertamento dello stato dei luoghi con verbalizzazione delle operazioni compiute ai fini dell’individuazione dello stato reale delle opere di cantiere tramite rilievi fotografici e planimetrici, avvalendosi dell’ausilio della polizia giudiziaria.”

La richiesta del cittadino è formulata sulla base dei contenuti della richiesta di revoca dell’autorizzazione dello stesso Comune di San Chirico, datata 11 aprile 2018. In quella richiesta sono evidenziate illogicità manifeste e false rappresentazioni dei dati ambientali in relazione al cantiere e alle autorizzazioni del Parco.

Ma l’urgenza del sopralluogo è stata determinata dal fatto che quel giorno gli addetti al cantiere stavano trivellando l’antica sorgente Fontana del Barone, sconvolgendo irreversibilmente lo stato dei luoghi.

Per tali ragioni il cittadino chiede, nella stessa lettera, l’emanazione di un’ordinanza di sospensione immediata dei lavori che di regola è di competenza dell’autorità comunale. Quell’ordinanza, ai sensi degli articoli 27 e 29 del testo unico edilizia, Dpr 380/2001 e successive modifiche, costituisce un obbligo e non una facoltà, soprattutto in seguito al ritiro del parere favorevole all’autorizzazione.

Il sopralluogo è stato effettuato il giorno stesso della richiesta da parte del cittadino, ma del verbale nessuna traccia. Il cittadino ha richiesto copia della verbalizzazione, ma gli sarebbe stata negata.

E allora, perché il Comune di San Chirico non ha ordinato né ordina la sospensione dei lavori, seppure obbligatoria? E perché non rende pubblico il verbale del sopralluogo? E la Regione Basilicata ha risposto o no alla richiesta di revisione dell’autorizzazione chiesta nell’aprile scorso dal Comune?

Altro che audizioni in terza Commissione. La vicenda oltre che grottesca si sta trasformando in un enigma dai contorni opachi. Qualcuno sta forse contrattando compensazioni o donazioni liberali? O, come al solito, i signori dell’eolico selvaggio hanno più potere dell’autorità costituita e delle istituzioni locali e regionali?