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Imprese, il 27% in Basilicata sono “coesive”

De Mare (Confcommercio) commenta il Rapporto "Coesione è Competizione"

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In Basilicata le imprese ‘coesive’  – quelle cioè che intrattengono relazioni strutturate con le altre imprese, le comunità, le istituzioni, i consumatori, il terzo settore, perciò caratterizzate da un elevato grado di networking – sono il 27,1 % del totale ed hanno una performance economica migliore.

È quanto emerge dal terzo rapporto “Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia” realizzato da Ipsos per Fondazione Symbola e Unioncamere.  Le imprese ‘coesive’ – sottolinea il Rapporto – hanno registrato nel periodo 2017-2018 aumenti del fatturato nel 53% dei casi, mentre fra le “non coesive” tale quota si ferma al 36%. Dimostrando una migliore dinamicità anche sul fronte dell’occupazione: il 50% delle imprese coesive ha dichiarato assunzioni in questo periodo, contro il 28% delle altre. Un differenziale di ben 22 punti percentuali, particolarmente accentuato nelle piccole imprese.

La stessa situazione avviene per le esportazioni: le realtà coesive hanno aumentato l’export nel 45% dei casi, a fronte del 38% delle non coesive, oltre a essere quelle che hanno nel dna una considerazione maggiore di valori come l’ambiente (il 38% delle imprese coesive contro il 21% delle non coesive nel triennio 2015–2017), la creazione di occupazione e di benessere economico e sociale, gli investimenti in qualità (l’82% delle imprese coesive ha fatto social investment contro il 65% delle altre).

La formula “Coesione è competizione” – commenta Fausto De Mare, presidente Confcommercio Imprese Italia Potenza, che ha voluto cominciare la relazione alla recente assemblea con la slide dell’articolo di Basilicata24 “La Basilicata vittima di un’economia malata e di una politica sciagurata” , un’analisi – ha detto – chiarissima della situazione imprenditoriale – che unisce due concetti, ritenuti distanti se non antitetici,  sancisce un legame sostanziale tra competitività economica, qualità dei prodotti, delle vite, dei territori, comunità.

Una relazione che rappresenta la peculiare identità del Paese. Perché c’è un’Italia che resiste e sa essere innovativa, creativa, solidale, collaborativa, vocata alla qualità e alla bellezza. In poche parole resiliente, giusta e competitiva, nonostante la ripresa fatichi a decollare. È l’Italia della coesione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini e i consumatori, valorizzare e sostenere i lavoratori, relazionarsi alle energie dei territori. Ed è anche qui il significato della nuova “mission” che – continua De Mare – le piccole e medie imprese lucane si attendono dall’Ente Camerale unico della Basilicata che a breve, ci auguriamo, diventerà operativo segnando una svolta di qualità nell’attività della Casa delle imprese e a favore dell’economia dei territori.

«Nel nostro Paese ci sono tanti imprenditori piccoli e medi, sempre più numerosi, che puntano sulla formazione dei dipendenti e li coinvolgono nella vita aziendale, investono sul no-profit, partecipano attivamente alla vita associativa, promuovono iniziative di valorizzazione del territorio, sono attenti alla sostenibilità. Queste sono le realtà imprenditoriali che definiamo “coesive”, perché uniscono benessere economico e benessere sociale. Questo è un tratto tipico dello sviluppo italiano», sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli.

L’indagine effettuata consente di scendere nell’analisi regionale dei dati dalla quale emergono per concentrazione di imprese coesive sul totale nazionale la Lombardia (22,3%), il Veneto (19,0%), l’Emilia-Romagna (14,8%), il Piemonte (9,8%) e la Toscana (6,4%). Partendo sempre dai risultati dell’indagine (riferiti alla totalità delle imprese manifatturiere tra 5 e 499 addetti) si è ottenuta poi l’articolazione della presenza di imprese coesive per regione, ottenendo in tal modo un indice di “coesività” regionale 41.

La graduatoria delle regioni stilata in base a tale quota restituisce in testa Friuli Venezia Giulia e Trentino alto Adige (37,4%), seguite da Veneto (36,8%), Sardegna (34,7%), Emilia Romagna (34,3%), Piemonte (33,6%) e Umbria (33,3%), tutte regioni al di sopra della media nazionale (32,4%). Nelle ultime cinque posizioni si collocano invece la Puglia (27,9%), il Lazio (27,4%), la Basilicata (27,1%), il Molise (26,3%) e infine la Calabria (22,2%). Mettendo in relazione i valori della presenza di imprese coesive e quelli del PIL per abitante nelle regioni si coglie una correlazione elevata, e un raggruppamento di regioni comprendente l’intero Nord Est e una regione del Nord Ovest (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte) per le quali all’elevato livello di presenza di imprese coesive si associa un altrettanto elevato livello di sviluppo economico.

Fausto De Mare, presidente Confcommercio Potenza

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