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Piccolo commercio in panne e crescita in frenata

Confesercenti: "Dall’Istat arriva la conferma della riduzione del nostro tasso di sviluppo"

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Crescita in frenata e piccolo commercio in panne. Dall’Istat arriva la conferma della riduzione del nostro tasso di sviluppo, con il Pil in rallentamento di quasi 4 punti decimali rispetto ad una previsione di già bassa (all’1,5%). A certificare il momento difficile anche le stime delle vendite al dettaglio, che a giugno diminuiscono ancora. Ad essere colpite soprattutto le piccole imprese del commercio che nei primi sei mesi dell’anno hanno perso l’1,5% del fatturato. Così Confesercenti commenta i dati Istat su Pil e commercio al dettaglio.

A pesare anche gli eccessi di liberalizzazione e l’assenza di regole del web, che hanno spostato verso grande distribuzione e commercio online parte dei fatturati. Lo squilibrio tra le forme distributive è un problema che l’esecutivo deve affrontare prima che la rete di vendita di vicinato venga completamente marginalizzata. Ma, in generale, è la spesa delle famiglie che non lancia segnali positivi, con consumi stagnanti dovuti ad un potere d’acquisto debole.

Per questo serve una terapia d’urto che dia un forte segnale di discontinuità ed aiuti famiglie e Pmi ad uscire da un orizzonte di precarietà. Il Paese non può più attendere: con la prossima legge di bilancio cittadini ed imprese attendono non solo il blocco degli aumenti IVA imposti dalle clausole di salvaguardia, che renderebbero ancora più grave la situazione, ma anche e soprattutto la rivoluzione fiscale annunciata: una svolta necessaria per fa ripartire tutta l’economia.

Lavoro, credito ed il ruolo e le prospettive delle piccole e medie imprese italiane – commenta Giorgio Lamorgese presidente Confesercenti Potenza – sono i temi più urgenti da affrontare specie con politiche nazionali. Il bando previsto dalla Regione per le attività del commercio risponde solo alla logica di un sostegno alle pmi che potranno procedere ad interventi di ammodernamento, acquisto attrezzature, ecc. Ma restano numerosi gli ostacoli che le 4,5 milioni di piccole e medie imprese italiane – vero tessuto connettivo dell’economia – ancora sono costrette ad affrontare, dal credito insufficiente alla necessità di valorizzare il patrimonio occupazionale.

Intanto, il lavoro a tempo determinato si conferma il motore dell’occupazione italiana. I dati Istat di giugno lo dimostrano: con il rallentamento del tempo indeterminato, i contratti a termine sono l’unica forma di lavoro a dare segnali di vivacità. Renderli più rigidi, in questo momento, significa assestare un colpo alla ripresa dell’occupazione, la cui stabilizzazione va ottenuta invece intervenendo sul costo del lavoro.

Nonostante lo stop di giugno, sull’anno i dati complessivi dell’occupazione rimangono positivi, proprio grazie alla performance del lavoro a termine (+14,5% in un anno, pari a 394mila unità). Meno roseo è invece il quadro offerto dalla stima preliminare del PIL per il secondo trimestre di quest’anno, che indica un rallentamento della crescita, con una variazione tendenziale di 1,1% ed acquista per i primi 6 mesi dello 0,9%. Risulterà complicato, come molti osservatori hanno già evidenziato, raggiungere una variazione dell’1,5% come previsto dal DEF di aprile scorso del governo uscente.

La nostra economia, dunque, si conferma tra le ultime nell’area dell’Euro: la stima Eurostat di oggi infatti indica, anche qui in rallentamento rispetto al trimestre precedente, una crescita tendenziale del 2,1%, quasi il doppio della nostra. Sul versante dei prezzi, infine, luglio segna un ulteriore lieve aumento dell’inflazione, dovuto principalmente, ancora una volta, a componenti esterne: in questo caso i prezzi dei beni energetici regolamentati (5,9%), in particolare energia elettrica e gas, che hanno registrato gli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici dei mesi scorsi.

L’inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, subisce addirittura una lieve decelerazione di un decimale, passando allo 0,7%. E – nonostante il rallentamento registrato il mese scorso – le bollette di elettricità e gas, con questo nuova impennata, hanno già cumulato in questi primi sette mesi del 2018 significativi incrementi, pari al 6% circa.

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