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Parco area ex Cip Zoo. Potenza città europea

Da città che sbava palazzi dalla montagna a città che coltiva nuovi paesaggi urbani del benessere

Una delle prove di svolta della città di Potenza sarà la realizzazione, sull’area ex Cip Zoo, del Parco voluto e sostenuto da 11mila firme raccolte dai cittadini. Quel Parco può essere il simbolo del riscatto civile di una città martoriata per decenni da interessi legati alla speculazione edilizia. E quelle migliaia di cittadini rappresentano la carne viva di un popolo che in fondo non si arrende alla distruzione della bellezza.

Questa è la città del serpentone, della nave di cemento che rende ancora più deturpato quel quartiere. E’ la città degli snodi e delle rotonde, delle due automobili a testa per residente. La città del trasporto pubblico inefficiente e delle scale mobili mal ridotte dall’incuria della pubblica amministrazione. E’ la città degli ingegneri e dei geometri che prevalgono da decenni sugli artisti e sulla cultura. E’ la città del Centro storico bello ma sedotto e abbandonato da politiche urbanistiche molto discutibili.

Insieme a quei cittadini che reclamano il Parco, cresce una fronda di giovani e meno giovani che assumono iniziative lodevoli nel campo del teatro, dell’arte, della cultura. Crescono iniziative per valorizzare le cose belle come il ponte Musmeci o per promuovere i libri e la lettura. Il Parco, però, sarebbe la sintesi di questa ricerca del bello e del nuovo. Sarebbe come il museo Guggenheim per Bilbao. Da capitale del terrorismo basco a capitale della cultura. Potenza da città che sbava palazzi dalla montagna a città europea che coltiva nuovi paesaggi urbani del benessere.

Il Parco, siamo certi, sarà un luogo di libertà, di socialità e di produzione e fruizione di bellezza. Chiunque ostacolerà questo progetto sarà complice dei mali della città. Tutte le discussioni sulla sostenibilità tecnica ed economica dell’opera possono nascondere fini speculativi. Le beghe e gli intralci burocratici possono aprire varchi agli appetiti dei signori del cemento e degli affari che fremano dentro e fuori questa regione. L’opera è sostenibile a prescindere e se non lo è ogni sforzo deve essere finalizzato a renderla sostenibile. Il Parco s’adda fare, anche presto.