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Perché la Lega Nord, un partito antimeridionale e antilucano, riempie una sala da trecento posti a Potenza?

Matteo Salvini e Pasquale Pepe sono un problema per la Basilicata, non una soluzione

Siamo in Basilicata, una delle terre simbolo del mito della miseria del Mezzogiorno. Una terra che ha pagato il prezzo di un meridionalismo autolesionista e di una politica nord-centrica che dura da oltre 150 anni. Una regione che ha servito, anche con i suoi uomini più illustri, il Potere centrale romano. Dopo l’Unità d’Italia e fino ai primi vagiti di un’opposizione socialista e poi comunista, il deputato lucano è stato sempre filo governativo. Ha tutelato gli interessi degli agrari fino ad ammettere la strutturale miseria di queste terre dovuta alla scarsa resa dei terreni. Dopo l’Unità, i ricchi proprietari terrieri temono due cose soprattutto: la questione demaniale e l’imposizione fiscale. E l’imposta dovuta dai proprietari si desume dalla rendita della terra: alta rendita, alta imposta. Perciò bisogna lasciar credere che le loro terre rendano pochissimo, anzi nulla. E Giustino Fortunato si fa sostenitore di questa tesi: “Le terre rendono poco per la natura del suolo, per l’instabilità del clima, per la malaria, non si può pretendere più di tanto dai proprietari. Questa tesi, accettata dal governo, causerà molti danni al Mezzogiorno. Ma c’è una soluzione per sconfiggere la miseria, è lo stesso Fortunato a suggerirla: “Se voi vi decidete ad emigrare con tutta la famiglia per sempre e a farvi americano, io credo che laggiù potreste sperare di lasciare agiati, i vostri figliuoli.  E’ così ingrata la vita italiana, è così dura la nostra patria per i suoi figli!”. Così si rivolge don Giustino, nell’ottobre del 1885, ad un maestro elementare del suo paese.

Un intellettuale quasi sconosciuto, al contrario di don Giustino, in quegli anni la pensa diversamente. Vincenzo Plastino, compaesano di Fortunato, in un suo saggio critico, individua una delle vere piaghe della miseria lucana: l’individualismo, l’egoismo, che noi oggi possiamo definire familismo amorale. “Quello spirito di individualismo spiccato, che è proprio del carattere delle nostre popolazioni che le rende così renitenti, così ribelli al principio di associazione, che riescono inutili o per lo meno poco efficaci, i consorzi, che qua e là tentano di stabilirvisi, di qualunque genere essi siano. Non è l’apatia che assopisce l’uomo ma un senso vivo ed innato di egoismo, che lo rende sospettoso de’ propri simili, geloso delle sue prerogative e de’ suoi interessi, cui crede tutti vorrebbero attentare.” Vincenzo Plastino non ebbe fortuna anzi, ancora oggi è praticamente sconosciuto. Nessuno in Basilicata lo ha ascoltato.

Nel marzo del 1904 viene varata, dal governo Zanardelli, la legge speciale sulla Basilicata. Nel maggio del 1908 un giornale torinese svela l’inganno: “Una calata da Nord a Sud di schiere di braccianti “armate di badili, di vanghe, di zappe, di picconi, schiere organizzate nelle pianure emiliane traverseranno diversi valichi dell’Appennino e poi spingendosi per l’Abruzzo entreranno nella Basilicata. Che cosa vi andranno a fare? I lavori delle bonifiche secondo quanto fu promesso nella cosiddetta legge di favore di Zanardelli per la Basilicata. Ma non vi sono manovali e terrazzieri in quella regione?  Sì, vi sono; ma certi noti fratelli hanno pensato che, essendo stata scoperta dal bresciano Zanardelli la Basilicata, la quale prima non era conosciuta che dal fisco, spetta di pien diritto a loro lo sfruttamento delle leggi da lui proposte”. Nessuno, in Basilicata si ribella.

Ecco, in questi stralci di storia, vi è una delle risposte alla domanda iniziale. Perché esistono i leghisti in Basilicata?

E’ la storia dei lucani. Pronti sempre ad applaudire il conquistatore o presunto tale, il quale come sempre ha in tasca l’inganno. Come quando arrivarono i conquistatori romani a Venosa e i venosini li accolsero a braccia aperte. Come quando a Potenza il popolo non seppe schierarsi né con i francesi né con gli spagnoli e decise di schierarsi con chi gli avrebbe garantito la pagnotta. Come quando con la riforma agraria migliaia di uomini si prostrarono in ginocchio al potente democristiano di turno per avere una “quota” di terreno.

Prima Emilio Colombo, Angelo Sanza e tutti gli altri. E poi De Filippo e Pittella. Tutti uomini osannati sul piedistallo dell’interesse egoistico, misurati nella loro capacità di distribuire prebende e calcolati sulla base del potere più o meno assoluto nelle loro mani. E’ un popolo, quello della sala leghista, che ancora non è in grado di avere un’opinione e quando cambia il riferimento politico non lo fa perché ha cambiato opinione ma perché crede che sia cambiato il padrone. Ecco perché ci troviamo la Lega Nord, quella di Salvini, in casa. Ecco perché una sala piena di ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti, ex pittelliani, applaude al prestigiatore leghista.

In prima fila altri esponenti della Destra e di Forza Italia. Loro si presentano come la nuova rivoluzione lucana, come quelli che difenderanno la legalità, la giustizia sociale e urlano che “il petrolio è dei lucani”. Sono gli stessi che hanno provato a fare a Scanzano il deposito unico di scorie nucleari. Sono gli stessi che hanno deciso le politiche industriali che hanno distrutto la Basilicata. Sono gli stessi che hanno impedito la rinascita del Mezzogiorno. In quella sala è andato in scena il teatro dell’ipocrisia politica, l’esaltazione dell’egoismo. Uno dei leader, finanche applaudito con entusiasmo, è lo stesso che ha alimentato gli appetiti delle società d’affari che violentano il territorio con inutili torri eoliche. Alcuni di quelli seduti in sala hanno combinato disastri quando occupavano posizioni dirigenziali nelle istituzioni e negli enti sub regionali. Insomma un parterre di presunti leader che vivono di politica da anni e che con la politica hanno fatto pasticci. Dicono di essere il nuovo, dicono di essere l’alternativa. Alternativa a chi? A loro stessi probabilmente.

In sala tanti poveri cittadini, di quelli che non hanno mai cambiato il motto della loro vita pubblica e privata: “Francia o Spagna purché si magna”. E sono loro il vero problema, non Salvini che quel problema lo usa a suo vantaggio. Ho avuto modo, grazie ad un amico, di ascoltare in differita gli interventi in quella sala. Ho sentito cose che voi umani neanche immaginate.

La Lega di Salvini non è la soluzione per la Basilicata. E’ il problema. Un problema serio. La Basilicata che può cambiare non era in quella sala. E i lucani che non si lasciano ingannare da quella gente per fortuna sono la maggioranza.