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Quelle discariche a disposizione di tutti che nessuno vede foto

Rifiuti abbandonati finanche nei Calanchi. Passano gli anni ma stanno sempre lì

Ci sono luoghi che sono non-luoghi. Da sempre. Parliamo di discariche a cielo aperto di rifiuti ingombranti e speciali a Ferrandina. Paese come tanti, dove a ogni elezione qualcuno mette in circolazione il racconto del miglioramento, mitologizza la semantica del ripulire, punire colpevoli, sanare il territorio che disattenti predecessori e avversari politici avevano contribuito a rendere insano. È la mitografia della salute e dell’ecologia sfoderata all’occasione e in maniera trasversale alle elezioni.

Poi, puntualmente, a urne chiuse, tutto torna al punto di partenza, e non importa il colore politico che sale sul podio perché ritornando in tali luoghi adibiti a discarica si vede che sono fuori controllo come lo erano prima. Possibile che nonostante segnalati, denunciati più volte, a conoscenza delle autorità (da sindaco a vigili e carabinieri ecc.) si continui a usarle in questo modo? Sì, possibile. Perché Ferrandina è, e resta, paese circondato da discariche utili a tutti. Lo dimostrano i fatti.

Per esempio nei calanchi c’è una discarica (un buco profondo una decina di metri con un diametro di altrettanti), che nel tempo è soggetta sempre allo stesso iter anche per la franosità del territorio. Un buco che viene riempito da gomme di auto, scarti di lavori edili, lavatrici, mobili, cucine, divani, sedie, bidoni di colore, stralci di giardinaggio e tanto altro (una volta persino pannoloni per anziani ancora intatti), per poi essere bruciata o compattata in modo da potersi nuovamente rifarcire.

Uguale per un altro paio di discariche sul lato opposto ai calanchi, che s’affaccia sulla Val Basento. Una, in particolar modo, è utile alle imprese. Qui, con intorno uliveti, si scaricano materiali di risulta da edilizia, amianto compreso, scarti elettrici, gomme di auto, ecc. Anche questa una situazione segnalata, a conoscenza dei carabinieri, del nuovo sindaco come del precedente, ma che di fatto resta utilizzata allo stesso scopo, a disposizione per smaltimenti illeciti. Oggi, a vederla dopo un anno, fa sinceramente più impressione.

Eppure c’è un posto in paese, l’ex Macello, che accoglie rifiuti elettrici e ingombranti (e accoglie pure RSU in attesa di riempire un container e partire alla volta di qualche altro luogo che li accoglie), e pure l’isola ecologica il cui progetto di realizzazione fu approvato per un importo superiore a cinquecentomila euro.

Perché mai se c’è una gestione dei rifiuti questa roba finisce così? E perché mai tanti scarti di lavori di imprese di vari settori finiscono così? Ci sarebbe tanto da scrivere sulla gestione dei rifiuti a Ferrandina (e non solo), ma forse, per quel quieto vivere insano che caratterizza la cultura dei luoghi, è meglio che i non-luoghi restino a disposizione dell’illecito generalizzato.