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Se ci fossero stati autentici processi di autocritica, nessun Salvini sarebbe arrivato al 30% di consensi

Le destre si sconfiggono con alternative coraggiose, non conservatrici, con politiche di trasparenza (anche quando non obbligatoria!) e non di alleanze

Tutti conosciamo il mitico Totò, che sapeva bene come sintetizzare i difetti umani e italiani con battute caustiche e mordaci. A proposito della crisi irreversibile della sinistra, mi è sembrato opportuno richiamare alla mente l’espressione famosa “a prescindere” che fu l’ ultimo spettacolo teatrale di Antonio de Curtis, portato sulle scene negli anni ’50.

C’era una volta una sinistra che difendeva tutti i lavoratori di alcune categorie più disagiate (contadini e operai), poi ci fu una sinistra che difese tutti i lavoratori di molte categorie (impiegati, professionisti, funzionari, tecnici,ecc.) non sempre vessate; poi ci fu una sinistra che difese tutti i datori di lavoro (tanto per risparmiare delegati!), a prescindere… Si abolì l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, perché “non è il lavoro in sé a meritare tutele, ma chi il lavoro lo dà”, e ora quella stessa sinistra si difende accusando il “clima europeo ed extraeuropeo” cinico e baro, senza uno straccio di seria autocritica! Ci chiediamo: è mai possibile che non siano in grado di riflettere sulle loro responsabilità? Certo che lo sono! Ma, intanto e in attesa di stravolgimenti mondiali più cogenti, sperano che i loro avversari scivolino su Spread e Pil dell’area Euro.

E non un’azione o parola sul tema immigrazione, che miri a separare le pratiche virtuose da quelle viziose in materia di accoglienza e integrazione. Si difende, a prescindere, il già fatto, e non una parola sui criteri, spesso legali ma immorali, di assunzione del personale, per la scarsa trasparenza nei metodi e nelle pratiche di reclutamento. Qui si consuma la miopia politica di chi non vuole discutere di legalità e giustizia separatamente, confondendole colposamente oppure con dolo calcolato, perché se le leggi consentono pratiche associative, non sempre sono applicabili al “mercato libero” che permette a interessi personali di ignorare procedure trasparenti e meritocratiche.

E che dire degli scioperi svuotati di ogni valenza politica dalla classe dirigente di quella che si definisce “a sinistra”? A prescindere dai numeri degli aderenti alle manifestazioni di protesta, le reazioni sono state sempre le stesse: declassare la credibilità degli scioperi e la funzione dei sindacati, accusati, a prescindere, di aver ceduto alla tentazione di poltronismo, diffuso e legalizzato da assunzioni (diciamo così) creative.

Il problema non è Pittella sì o no; è il meschino galleggiamento di un manipolo di personaggi che (se almeno avessero copiato le mafie per la capacità di rigenerarsi e rinnovarsi), si sarebbero attivati per formare una nuova classe dirigente a cui affidare il testimone di un’eredità difficile, sia da offrire che da accettare. Il mondo della sanità e del controllo di assunzioni, promozioni e appalti è solo la punta di un iceberg molto più profondo e radicato in abissi che, forse, non saranno mai sondati… Che penoso spettacolo, quello di veder annaspare i soliti noti compagni di merende! Verrebbe voglia di votarli per compassione, se non fossero così insolenti e saccenti.

Le destre si sconfiggono con alternative coraggiose, non conservatrici, con politiche di trasparenza (anche quando non obbligatoria!) e non di alleanze. Se ci fossero stati autentici processi di autocritica, nessun Salvini sarebbe potuto arrivare al 30% di consensi.

Anna Daniela Rosa