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La Basilicata ha bisogno di responsabilità e partecipazione

Un'idea nuova di responsabilità impone un rovesciamento di logica. Essere responsabili non è un dovere ma un diritto

Che cos’è la responsabilità? Per responsabilità intendo la capacità che i destinatari delle libertà, dei diritti e delle opportunità hanno di pensarsi e di agi­re come autori di quelle libertà, di quei diritti e di quelle op­portunità. Responsabilità, in altre parole, è la capacità di con­tribuire alla creazione delle opportunità, dei beni pubblici, del benessere generale, e del proprio benessere, ai quali si ha il dirit­to di accesso. E ancora, responsabilità è la capacità di preoccu­parsi, con gli altri, del mondo, di condividere il mondo. Responsabilità è diritto al rischio.

Un’idea nuova di responsabilità impone, quindi, un rovesciamento di logica. Essere responsabili non è un dovere, ma un diritto. Chi non sa o non può esercitare la responsabilità è limitato gra­vemente nella cittadinanza, nelle relazioni, nell’accesso alle opportunità, nell’uso delle libertà, non è in grado di rispondere delle proprie azioni. Ecco perché investire nella partecipazione e nella responsabilità, investire nei luoghi, negli spazi e negli strumenti sociali che le producono è fondamentale per la democrazia e per lo sviluppo.

Tra responsabilità e partecipazione c’è un nesso profondo, l’una non è possibile senza l’altra e viceversa.

Che vuol dire partecipare? Che cos’è la partecipazione? Per partecipazione intendo nella sua componente etica, il processo di as­sunzione di decisioni. Nell’atto di assumere decisioni si può in­dividuare il punto di incorporazione del processo di partecipa­zione nel campo della responsabilità. Infatti, qual è il senso di quest’atto? Ad – sumere de-cisioni, letteralmente: prendere (su-mere) verso di sé (ad), su di sé, ciò che è tagliato (caedere) via (de). Con altre parole: prendere su di sé la responsabilità della scelta, farsi carico della propria responsabilità.

L’assumere decisioni è esercizio della propria responsabilità in presenza di alternative il cui sviluppo produrrà effetti su di me e su altri e delle cui conseguenze dovrò, in qualche misura, farmi carico. La responsabilità si rivela così come il luogo, uni­co, in cui è solo possibile assumere decisioni.

Oltre la dimensione individuale, la partecipazione è un pro­cesso di assunzione di decisioni che riguardano la comunità. In questo senso la partecipazione è anche costruzione di legami so­ciali. È costruzione di rappresentazioni e significati condivisi. Assumere decisioni, quindi, non è un atto orientato esclusiva­mente verso la dimensione personale, ma riguarda anche e direi soprattutto la vita della comunità. Potremmo dire che, in que­sta prospettiva, la partecipazione si rivela –scrisse H. Arendt – come assunzione di responsabilità nell’animazione di spazi pubblici di presenza al cui interno gli uomini e le donne possano parlare e agire dando costante cominciamento al nuovo. In questa dimensione comunitaria la partecipazione produce cooperazione, solidarietà, civismo.

La partecipazione quindi non è limitata all’essere protagonista nella produzione delle decisio­ni, ma è campo vasto di produzione di senso.

In questa logica, le opportunità non sono decise ma inter­pretate, ricondotte all’interno di uno spazio di significati condi­viso, gli spazi e i luoghi della partecipazione appunto. Una politica che aiuta ad accedere alle opportunità, non può fare a meno dell’approccio partecipativo.

Il leaderismo, l’uomo al comando, appartengono a una politica che non sa o non vuole capire il significato profondo della partecipazione. Lo stesso senso politico di una proposta perde valore se non esiste una partecipazione dei cittadini che produce un senso della politica.

Una delle prime povertà da contrastare è la povertà pubblica della partecipazione. Essere poveri di partecipazione significa essere scarsi di responsabilità.

La Basilicata è di questo che ha bisogno, di partecipazione e quindi di responsabilità. Chi partecipa assume o concorre ad assumere decisioni e perciò deve assumersi le responsabilità di quelle decisioni e pagare il prezzo delle conseguenze, o ricevere il premio per le conseguenze. Se così non è non esiste partecipazione.

Riempire le sale di presenze, di pubblico, di spettatori, non è partecipazione, non è cittadinanza attiva. I rappresentanti politici che intendono agire con intelligenza e saggezza sono sostenuti da una partecipazione popolare dotata di senso critico e di responsabilità. Chi, al contrario, ha solo seguaci e truppe cammellate non promette nulla di buono.