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L’evasione fiscale si combatte con la lotteria degli scontrini!

La rubrica dell'avvocato Francesco Topi

Per la lotta all’evasione e all’elusione fiscale, il D. Lgs. 127/2015 (governo Renzi) ha introdotto l’informatizzazione delle operazioni commerciali soggette ad iva, quindi la fatturazione elettronica tra privati e l’obbligo della trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi giornalieri. Con l’art. 17 del recente Decreto fiscale 2019 (D.L. 23.10.2018 n. 119) la decorrenza dell’obbligo per gli esercenti della trasmissione telematica dei corrispettivi è stata rinviata al 1.1.2020 per tutti e al 1.7.2019 per i soggetti con volume d’affari superiore ad euro 400.000.

Se tutto ciò è abbastanza noto, credo che pochi invece conoscano il contenuto dei commi da 540 a 544 dell’art. 1 della L. 232/2016: l’ultima legge finanziaria che il governo Renzi approvò il giorno prima di dimettersi. Quelle norme hanno istituito una lotteria nazionale a cui partecipano tutti coloro che eseguono acquisti presso esercenti che trasmettono in via telematica i loro corrispettivi all’Agenzia delle entrate; è sufficiente che il cliente fornisca il proprio codice fiscale che l’esercente comunica insieme ai dati della transazione e chiunque può partecipare. Non c’è stato ancora alcun vincitore perché non ancora definite le regole di questa lotteria ma soprattutto perché quella finanziaria non prevedeva alcuna copertura a cui, invece, ha ora provveduto l’art. 18 – Rinvio lotteria dei corrispettivi – del ‘Decreto Fiscale 2019’ (D.L.119/2018: governo Conte). E’ stata, infatti, disposta l’istituzione di un Fondo iscritto nello stato di previsione del M.E.F. e la sua dotazione di 3 milioni di euro per il 2019 e di 6 milioni per gli anni dal 2012 in poi.

In sostanza, dal 1° gennaio 2020, quando andremo a prendere il caffè al bar potremo, oltre che pretendere lo scontrino, dare anche il nostro codice fiscale (come già facciamo in farmacia) e, per effetto della trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate, parteciperemo automaticamente alla nuova lotteria nazionale secondo regole da stabilirsi da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La probabilità di vincita sarà aumentata del 20% nel caso di utilizzo di strumenti di pagamento elettronici (come bancomat, carta di credito), rispetto agli acquisti effettuati in contanti. Ovviamente questa lotteria è stata sottratta al vigente divieto di pubblicità per giochi e scommesse.

E’ ovvio che questo è un sistema escogitato per combattere l’evasione e l’elusione fiscale. Ma, personalmente nutro forti dubbi che questi 3 e 6 milioni di euro annui siano un buon investimento nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale, perché non sono sicuro che il cliente, tra la remota speranza del premio e un sicuro sconto immediato, sceglierebbe la prima strada.

Quest’invenzione però ci fa capire che solo il capillare controllo delle transazioni commerciali soggette a iva consentirebbe una seria lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Credo però che debba chiedersi la collaborazione di noi cittadini sulla base di qualcosa di più concreto di una speranza. Ad esempio, con la possibilità per tutti di ‘scaricare’ integralmente tutte le spese che ciascuno sostiene a qualunque titolo: alimentari, mediche, palestra, vacanze, ecc. Così verrebbe meno la necessità del controllo, pressoché impossibile, sui milioni di transazioni quotidiane, perché il documentare la spesa sarebbe interesse di ciascuno e reciproco.

Alla fine dell’anno solare ciascuno nella dichiarazione detrarrà dal proprio reddito tutto quanto ha speso e sulla differenza, solo sulla differenza al netto delle spese, potrà essere applicata l’I.R.P.E.F. In questo modo la flat tax, che non ritengo un’idea in sé peregrina, potrà essere applicata a tutti e con aliquote proporzionalmente crescenti al fine di perseguire lo scopo della redistribuzione del reddito che anima la nostra Costituzione. Si potranno più agevolmente prevedere soglie al di sotto delle quali non è dovuta IRPEF, così da consentire l’esenzione a chi ha redditi molto bassi, come molti pensionati. E nessuno avrebbe da lagnarsi perché, nel frattempo, anche costoro avranno contribuito alle entrate dello stato con l’IVA sugli acquisti effettuati come utenti finali anche solo per soddisfare i bisogni primari. Certo potrebbe accadere che molti avrebbero spese pari al loro reddito e non sarebbero soggetti ad IRPEF.

Ma questo non sarebbe un problema, perché tutti avrebbero interesse a documentare le spese ma nessuno a gonfiare fittiziamente il proprio reddito. E’ ovvio che il modello va meglio pensato e strutturato, ma credo che questa sia la strada. Credo, infatti, che il PIL subirebbe una poderosa crescita migliorando il suo rapporto col debito pubblico: rapporto che in gergo si chiama “rating” e che influenza la fiducia economico-finanziaria nei confronti dell’Italia. Inoltre, non da ultimo, lo Stato vedrebbe di molto diminuito il suo lavoro e le relative spese per il controllo delle attività che sarebbero a quel punto più efficacemente concentrate sui grandi numeri anche della delinquenza organizzata.

Forse, credo, sarebbe utile una profonda riflessione e poi un atto di coraggio.

*Francesco Topi, avvocato