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Aste fallimentari Tribunale di Taranto al vaglio del ministro Bonafede. Senatori 5 Stelle chiedono ispezione foto

Il senatore Lomuti presenta un'interrogazione controfirmata da altri colleghi

La gestione delle aste fallimentari del Tribunale di Taranto approda al Ministero della Giustizia attraverso un’interrogazione del senatore Arnaldo Lomuti (M5S) controfirmata anche dai colleghi Crucioli, D’Angelo, Lannutti e Di Nicola. 

Al ministro Bonafede gli interroganti hanno sottoposto -dopo aver ricevuto numerose segnalazioni- diversi casi di “vendite a prezzo vile, mancato rispetto delle procedure, rigetto di ricorsi giuridicamente immotivati o con anomala repentinità, turnazione dei magistrati che si occupano di aste quasi inesistente, denunce (anche penali) inerenti un vero e proprio “sistema” aste nel Tribunale tarantino, condotte discutibili o inclini alle banche”.

La questione era già approdata al Ministro della Giustizia del Governo Renzi. Anche in quel caso con un’interrogazione dei senatori Buccarella, Airola, Donno, Lezzi, Petrocelli, Santangelo, Guarrusso, Fucksia, Castaldi, Taverna, Puglia, Cappelletti, Mangili, Blundo, Bottici, era stata chiesta l’ispezione nei tribunali di Taranto e Potenza, ma il tutto era rimasta lettera morta. Interrogazione presentata per ben due volte. 

Oggi un nuovo intervento da parte dei senatori pentastellati dell’attuale legislatura i quali ripercorrono la vicenda facendo presente al ministro Bonafede che la gestione delle aste fallimentari era stata più volte oggetto di cronaca giornalistica.

“Un articolo della testata “TarantoBuonaSera” del 13 luglio 2016-scrivono gli interroganti- riportava un allarmante quadro riferito alla circoscrizione del Tribunale di Taranto nella quale ci sarebbero circa 750 case all’asta, con effetto inevitabile della perdita della propria abitazione per numerose famiglie.

La gravità dei fatti per i quali si chiede di fare chiarezza -si legge ancora nell’interrogazione- è stata evidenziata anche in un articolo della testata on line Basilicata24 attraverso un articolo del 4 novembre 2016 che, descrivendo il sistema illegale di gestione delle procedure delle aste fallimentari, ha finanche prodotto un video di una conversazione avvenuta presuntivamente nello studio di un curatore fallimentare, da cui si ricaverebbe che un ausiliario di un magistrato avrebbe richiesto a un imprenditore, per conto di un giudice, una somma di denaro di circa 20mila euro per chiudere ogni questione, con tanto di fissazione di incontro successivo con il magistrato stesso presso il quarto piano del Tribunale. 

All’attenzione del ministro viene portata anche la vicenda dell’avvocato Anna Maria Caramia- legale di molti degli esecutati che da anni denunciano quello che a loro dire è “un sistema criminale, consolidato ed efficace”. Avvocato che risulterebbe destinataria di quattro esposti all’Ordine degli Avvocati su istanza del Presidente del Tribunale di Taranto e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati stessi e deferita alla Procura di Potenza a quanto pare “per aver chiesto chiarezza e dubitato dell’imparzialità del giudice”. 

Dai fatti esposti – si legge ancora nell’interrogazione- si evincerebbero importanti anomalie da verificare occorse nell’ambito delle procedure fallimentari e di esecuzione immobiliare presso il Tribunale di Taranto, così come una “chiusura” della magistratura potentina competente a valutare gli esposti presentati contro i colleghi tarantini

Tali anomalie-scrivono gli interroganti- impongono che sia disposta un’ispezione, senza ritardo, presso gli organi di giustizia che abbiano trattato le questioni evidenziate, in particolare presso il Tribunale e la Procura di Taranto, sezione distaccata della Corte di Appello di Taranto e presso il Tribunale e la Procura di Potenza.

Si chiede di sapere -conclude il documento- se non ricorrano i motivi per intraprendere le opportune iniziative ispettive presso gli organi deputati all’applicazione del diritto e al funzionamento della giustizia nel tarantino e potentino, con particolare riferimento al Tribunale di Taranto, alla Procura di Taranto, alla sezione distaccata di Taranto della Corte di Appello, al Tribunale di Potenza e alla Procura di Potenza, onde verificare se quanto lamentato dai soggetti coinvolti corrisponda al vero e, in caso di verifica positiva, se non ricorrano le condizioni di adozioni di necessari provvedimenti a tutela delle parti e del corretto esercizio della funzione giurisdizionale.