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Elezioni regionali. Arrampicarsi sugli specchi è lo sport del momento

La sensazione è che, stando così le cose, il M5S non abbia avversari all’altezza della sfida

Ho letto l’ottima intervista, pubblicata due giorni fa, che il nostro direttore Giusi Cavallo, ha fatto al candidato presidente del M5S alla Regione Basilicata. Domande incalzanti e risposte che lasciano perplessi. La mia perplessità riguarda la chiarezza e la determinazione con cui Mattia ha affrontato l’intervista. Non me lo aspettavo. Mi aspettavo al contrario che l’intervistato mostrasse scarsa consapevolezza dei problemi della Basilicata e che cascasse in pericolose contraddizioni. Mi aspettavo risposte superficiali, con tanto di dribbling per nascondere incompetenza e impreparazione. Mi sbagliavo.

Devo ammettere che Mattia ha dimostrato di essere un politico pur non essendo un politico. Ha dimostrato di avere una strada in testa e di sapere come attraversarla. Ha le idee chiare e sembra determinato a realizzarle. Gli indizi del programma illustrati nell’intervista mi sembrano rivoluzionari e molto praticabili. Siamo agli indizi, certo, ma sono indizi che appaiono dirompenti e perciò incutono timore negli avversari politici e probabilmente in quei settori grigi dell’establishment lucano che mira al consolidamento dello status quo. Sono indizi che alzano l’asticella del dibattito senza che dall’altra parte vi sia un segnale di ricezione.

Queste considerazioni, per la verità, non sono frutto della mia esclusiva riflessione, ma sono il riflesso di quanto è accaduto subito dopo la pubblicazione dell’intervista.

Ho notato sui social e su alcuni blog un nervosismo da parte di chi è impegnato a contrastare l’avanzata del M5S. Ho notato la mancanza di contenuti contraddittori nell’affrontare le questioni poste dal candidato pentastellato in quell’intervista. In molti hanno provato a mantenere la polemica sulla questione del numero degli assessori. Polemica speciosa e inconsistente. Nessuno ha provato a controbattere Mattia sui temi seri della proposta Cinque Stelle. Petrolio, ambiente, sviluppo, partecipazione, trasparenza e tanto altro. E questo mi amareggia: possibile che nessuno abbia argomenti da contrapporre al M5S che non siano le solite cantilene pregiudiziali sulla presunta scarsa credibilità e affidabilità?

Su un blog qualcuno ha addirittura paragonato Mattia ad Aldo Moro e ad Arnaldo Forlani, con garbato sarcasmo. Magari il candidato pentastellato nutrirà il suo ego con cotanto apparentamento storico. Su quel blog l’autore dell’articolo fa le contorsioni retoriche per attaccare, con gentilezza, il candidato del M5S. Finendo anche lui, l’autore dell’articolo, nella polemica sul numero degli assessori. E accusa: “certo, che se il Movimento 5 Stelle pensa di poter fare in Basilicata una campagna elettorale gratis, vendendo fumo e promesse, per fare il pieno di voti e poi non realizzare nulla, o quasi, di quel che promette, come sta accadendo a livello nazionale, ha sicuramente sbagliato indirizzo.” Ecco, questa è la sintesi di tutto quanto ho letto sul web nelle ultime 48 ore.

Niente argomenti per contrastare Mattia sulle cose che dice ma insinuazioni e pregiudizi su quello che dice. Per questa gente, la colpa di Mattia sarebbe di usare il condizionale laddove gli altri – vedi Pittella – hanno usato il futuro semplice, ingannando i lucani e fallendo clamorosamente. La colpa di Mattia sarebbe quella di anteporre il senso di responsabilità alle promesse elettorali fasulle. Quella di anteporre il possibile alle illusioni.

Credo ci sia una colpa più grave, quella di chi dovrebbe contrastare l’avanzata del M5S e nel frattempo non ha candidati, programmi, argomenti e neanche credibilità. Arrampicarsi sugli specchi è lo sport preferito da molti in queste settimane. E devo dire che le performance sono davvero deludenti. Ho la sensazione che, stando così le cose, il M5S non abbia avversari all’altezza della sfida.