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Global Migration Compact, il M5S mostri le palle

Non si può cedere alla cultura leghista che, aggrappata ai simboli, dimentica che una migrazione sicura, ordinata e regolare è proprio quello che il Governo ha sempre dichiarato di volere

Nel settembre del 2016 l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato all’unanimità la Dichiarazione sui migranti e rifugiati, ponendo la necessità di un approccio mondiale, condiviso, al fenomeno dell’emigrazione. Ne è seguita una serie di consultazioni tra istituzioni pubbliche e private con successivi negoziati intergovernativi. Alla fine del percorso è stata prodotta la bozza finale del Global Compact “per una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Insieme a questo documento è stato elaborato anche il Global Compact sui rifugiati. Questi due patti dovrebbero essere adottati dai Paesi aderenti entro il 31 dicembre 2018.

L’Italia, per il ruolo che occupa nello scenario internazionale, e non solo, sarebbe uno dei Paesi che senza alcuna remora dovrebbe aderire al Global Migration Compact. La mancata adesione significherebbe un ulteriore passo verso l’isolamento del Paese nel contesto internazionale e un inspiegabile autogol sulla gestione dei fenomeni migratori.

“Il Global Migration Compact con il relativo piano di azione, coerente con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, invita gli Stati ad una maggiore cooperazione e solidarietà ed alla collaborazione con gli attori coinvolti, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Si tratta di un documento di mediazione tra posizioni differenti, con indicazioni che nella loro sovranità ed autonomia gli Stati possono utilizzare secondo le proprie opzioni politiche, priorità, valutazioni e possibilità.”.

Non si tratta di un patto vincolante, anche se può rappresentare un utile tentativo per un governo ordinato, regolare e sicuro dell’emigrazione sottraendolo ai trafficanti e ai criminali.

Pur essendo una dichiarazione d’intenti, non vincolante e senza effetti giuridici, la questione provoca divisioni all’interno dell’esecutivo giallo verde. La Lega è nettamente contraria all’adesione. Il M5S è favorevole. Una polemica che imbarazza Giuseppe Conte, il quale all’assemblea Onu si disse, giustamente e sensatamente, favorevole alla firma.

La rottura tra Lega e M5s si è consumata anche in Europa: di fronte al voto nel Parlamento europeo per inserire all’ordine del giorno un dibattito sul Global Compact, la Lega ha votato contro, gli eurodeputati Cinque Stelle a favore.

E’ evidente che la distanza tra la destra e il M5S in questo caso si misura su una questione che potrebbe essere meramente simbolica perché il Global Compact è una dichiarazione di intenti che non vincola i singoli Stati.

La Lega si nutre di simboli e anche quelle poche misure concrete che è riuscita a far passare non sono altro che tentativi di esaltazione di quei simboli nella realtà. In questa battaglia simbolica il M5S dovrebbe marcare la netta differenza di cultura politica con la Lega di Salvini.

Non può cedere alla cultura leghista che, aggrappata ai simboli, dimentica che una migrazione sicura, ordinata e regolare è proprio quello che il Governo ha sempre dichiarato di volere.

Non può cedere alla tendenza isolazionista di Salvini in nome della tenuta del Governo. Salvini non può avere sempre ragione anche quando ha torto.

Questa volta il M5S deve affrontare la Lega sul terreno dei simboli. Sconfiggendo il simbolismo delle presunte invasioni, delle barriere, del filo spinato e delle discriminazioni. Deve sconfiggere la retorica salviniana sul campo simbolico.

L’atteggiamento nelle ultime ore del presidente Conte è politicamente sanzionabile. Decidere di portare in parlamento la questione può essere una mossa condivisibile ma ha il sapore pilatesco di chi non sa che pesci prendere dopo le dichiarazioni di Salvini contrario alla firma: “Il Global Compact è assolutamente compatibile con la nostra strategia, ho condiviso il piano con i miei partner Ue, non ho cambiato idea. Ma essendo un documento che ha valore politico – prosegue Conte – abbiamo convenuto che forse è giusto creare un passaggio parlamentare, in cui far condividere a tutti ciò che stiamo facendo”.

Bene se non ha cambiato idea si vada alla firma del Patto. Ora i parlamentari pentastellati mostrino le palle e votino anche con il sostegno degli altri parlamentari favorevoli alla firma.