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Legge Lacorazza su Ecomusei: ottima ma in ritardo

"Arrivata a fine legislatura, quasi a testimoniare, simbolicamente, come l’idea di investire su cultura, agricoltura e turismo, abbia avuto una attenzione marginale nella fallimentare gestione Pittella"

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E’ stata approvata dal consiglio regionale una proposta di legge del consigliere Lacorazza sugli “Ecomusei e le case di comunità”. In attesa di conoscere il testo, non appena verrà pubblicato, da quello che è dato sapere si tratta di un’ottima iniziativa, peccato che arrivi a fine legislatura.

L’idea e le finalità meritavano, infatti, un’immediata attenzione quando si insediò la giunta Pittella, anche per dare un segnale di vero cambiamento e di inveramento di quella “rivoluzione” promessa.  L’azione del governo regionale si è invece caratterizzata per la continuità rispetto alle gestioni passate, delle quali ha anzi esasperato tutti gli aspetti negativi.

Ne sono testimonianza tutti gli indicatori che emergono dai dati statistici relativi al tasso di disoccupazione, al decremento demografico, alla emigrazione degli universitari, all’invecchiamento della popolazione, alla mortalità delle attività artigianali e commerciali, alla qualità della vita, al livello di inquinamento dell’immenso patrimonio naturalistico e ultimo dato negativo in ordine di tempo quello relativo al malcostume nella pubblica amministrazione. Da non trascurare anche il dato emerso da un’indagine dello scorso anno, relativo al voto di scambio: la Basilicata è al primo posto in Italia con il 9,7%, triplicando il dato medio nazionale che si attesta al 3%.

La legge lacorazza si propone: “La tutela del territorio da parte delle singole comunità, insieme alla valorizzazione delle specificità locali costituiscono i tratti fondativi del progetto normativo che è teso a creare le condizioni per un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio. In questa prospettiva, il modello ecomuseale va a connotarsi come realtà orientata a favorire lo sviluppo sostenibile del territorio, attraverso la valorizzazione e la messa in rete delle dinamiche culturali locali, la creazione di sinergie con il settore turistico, l’attenzione all’ambiente e la promozione delle logiche della sostenibilità. L’ecomuseo – si legge all’art.2 della legge – è un luogo di comunità avente la forma dei musei permanenti, mirante a studiare, conservare e promuovere l’identità collettiva e il patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico locale”.

L’intera azione del governo regionale avrebbe dovuto ruotare intorno a tali idee, arricchendole con stimoli ulteriori per ripristinare l’artigianato locale, le tradizioni, le ristrutturazioni dei centri storici.

Storia, tradizioni, cultura, agricoltura, turismo, spettacolo avrebbero dovuto rappresentare il nostro “petrolio di superficie”, preparandoci all’evento di Matera 2019 capitale della cultura europea.

Si è invece preferito dare continuità ad iniziative “improduttive”, come la Film Commission (circa un milione di euro all’anno ), mentre per soli 40.000 euro all’anno si sono creati i presupposti per la chiusura del laboratorio di Agro-Archelogia a Pantanello vicino Metaponto, come denunciato dallo studioso Joseph Carter, dove si sperimenta, tra l’altro, la riproposizione dei vitigni del VI, VII secolo a.C. dopo il ritrovamento dei chicchi di uva di quell’epoca.

Chi scrive ha dato di recente alle stampe un libro “I muri parlano”, grazie alla sensibilità della casa editrice Altrimedia di Matera, pagine 250, per la collana i paesaggi raccontati.

Ogni paese della Basilicata ha un centro storico con storie, personaggi più o meno noti, vicende da raccontare, possiede bellezze naturalistiche da mettere in rete, una tradizione culinaria da riproporre, anche per i dialetti, come ci insegna la prof.ssa Patrizia De Puente, la Basilicata è unica nelle sue diversità.

Le risorse per finanziare il provvedimento, davvero scarse, dovrebbero arrivare, come si legge in una nota: (100 mila euro per il 2019) dalla L.R. 22/1988 “Norme per la programmazione e lo sviluppo delle attività educative e culturali sul territorio regionale”, L.R. 37/2014 “Promozione e sviluppo dello spettacolo” e L.R. 27/2015. Le spese per la realizzazione delle attività degli Ecomusei vengono coperte da fondi messi a disposizione dalla Regione Basilicata a valere sui Programmi operativi comunitari Fesr, Fse, Feasr e Fsc.

La meritevole proposta di legge di Lacorazza è arrivata a fine legislatura, quasi a testimoniare, simbolicamente, come l’idea di investire su cultura, agricoltura e turismo, abbia avuto una attenzione marginale nella fallimentare gestione Pittella.

Vincenzo Maida, Centro Studi Jonico DRUS

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