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Mimmo Lucano. Dalla retroguardia del dibattito sul Sud alla proposta

Certe esperienze amministrative possono offrire nuovi modelli per decifrare e decostruire la complessità del nostro mondo, con approcci diversi, al contempo decisamente più coraggiosi, alternativi

Al di là delle questioni giudiziarie, su cui non è opportuno né corretto entrare, nel rispetto del lavoro della magistratura, il caso del Sindaco Mimmo Lucano di Riace suscita molte riflessioni non solo sul contesto della Calabria e del Mezzogiorno di oggi, ma soprattutto sulla natura e gli esiti dello sforzo del sindaco calabrese, oggi già al suo terzo mandato. Invero, Lucano era assurto alla ribalta mediatica internazionale assai prima dell’inchiesta della Procura di Locri, di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane. È il caso di ricordare ai lettori che nella primavera del 2016 la rivista americana Fortune aveva collocato Domenico Lucano al 40° posto nella graduatoria delle donne e degli uomini più influenti al mondo (in quella lista troviamo Bergoglio, Merkel, Obama, etc.).

http://fortune.com/worlds-greatest-leaders/2016/domenico-lucano-40/

E, ancor prima, nel 2009, il regista tedesco Wim Wenders, parlando davanti ai Nobel per la Pace a Berlino, proferiva parole di questo tenore: “La vera utopia non è la caduta del muro, ma quel che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria, Riace in testa”. Poi, nel 2010, Wenders diresse il cortometraggio dal titolo “Il volo”, con Ben Gazzara e Luca Zingaretti, chiaramente ispirato alle singolari vicende del comune calabrese.

Per chiarire il contesto, va anzitutto ricordato che la Calabria ha avuto un calo di Pil cumulativo, nel periodo 2008-2014, del 14.2%, superata in peggio solo da Sicilia (-14.6%), Campania (-15.2%) e Molise (-21.6%). [Fonte dati: Rapporto Svimez 2017]. Sempre secondo i dati del Rapporto 2017, nel 2016 la Calabria presentava il peggior prodotto interno lordo pro capite regionale, con 16.848 €, a fronte di un dato nazionale di 27.585 €. La percezione del persistente divario rispetto al Nord del paese si accentua se consideriamo il Pil delle regioni più ricche come la Lombardia (36.379 €) e il Trentino Alto-Adige (€ 38.745). Il dato demografico, lo svuotamento dei paesi interni, rappresenta però un’emorragia forse più perniciosa e preoccupante. Gli ultimi Rapporti della Fondazione Migrantes confermano il gran numero di calabresi residenti all’estero (oltre 400000 quelli censiti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero).

http://www.zoom24.it/2018/10/24/rapporto-italiani-mondo-lametini-fuori-citta/

Ciò aiuta a intendere perchè, in un simile contesto, il lavoro del sindaco Lucano è così importante e degno di osservazione da parte di studiosi di tutto il mondo. Le molteplici ragioni emergono assai bene attraverso le pagine di “Mimì Capatosta”, della giornalista Tiziana Barillà, per i tipi di Fandango Editore (2017). A Riace, il sindaco Lucano è riuscito a impostare una “narrazione nuova” per un piccolo paese del Sud, ma, si badi bene, una narrazione basata su “fatti nuovi”. Egli ha fatto dell’accoglienza dei migranti un’occasione di rilancio di tessuto sociale ed economia di un piccolo centro abitato, destinato a diventare uno dei tanti paesi fantasma delle aree interne italiane. In questo senso, diventa importante il tentativo coraggioso e pragmatico di passare dalla retroguardia della discussione sul Sud, con la continua e spesso infruttuosa rivendicazione di divari e ingiustizie, al coraggio dei fatti, di un’impostazione politica e amministrativa decisamente in controtendenza e perciò degna di studio.

Lucano non parla di questione meridionale, ma la aggredisce nella sostanza, con gli strumenti di azione di un sindaco fuori dagli schemi, nel contesto della Calabria cogliendo problemi e opportunità del nostro momento storico. Al calo demografico oppone una coraggiosa accoglienza che punta all’integrazione e non alla chiusura dei migranti in un campo o in ghetti; al calo di risorse per gli enti locali oppone forme innovative di raccolta differenziata, avvalendosi di Rosina e Rosetta, due asine. Spendendo poche migliaia di euro e senza inquinare, l’amministrazione riacese porta la raccolta differenziata dall’1.4% al 46% (in Calabria la media è del 20%), riducendo fortemente la tassa rifiuti. Alla speculazione su un bene comune come l’acqua, che vede morosi molti comuni calabresi, Lucano risponde individuando e trivellando un pozzo per reperire risorse idriche in loco, con l’obiettivo dichiarato di non fare pagare più l’acqua ai cittadini, come si legge sempre nelle pagine della Barillà. La rivoluzione del gesto politico di Lucano sta nel capovolgimento del senso del “pubblico”, che torna a essere una garanzia per i cittadini, non un oggetto di strumentale demonizzazione.

La repressione dei fenomeni del caporalato e delle infiltrazioni mafiose richiede senz’altro più attenzione mediatica: i casi come quello di Riace evidenziano la necessità di un’azione amministrativa in controtendenza con contesti difficili. Va ricordato che in Calabria, come sottolinea il magistrato Nicola Gratteri, la principale emergenza è indubbiamente “la ‘ndrangheta [che] si è potuta sostituire al potere legale, condizionando la partecipazione elettorale e la vita amministrativa, in una sorta di cogestione della cosa pubblica, che riguarda gran parte della regione”.

https://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/137619-gratteri-i-clan-cogestiscono-interi-pezzi-della-calabria/

Per capire Riace bisogna guardare alla questione dei migranti nel Mediterraneo con la lente giusta. Per farlo, occorre liberarsi dalle montature strumentali a certe politiche di fruttuosa (indubbiamente!) capitalizzazione della paura, diffusa ad arte da sapienti untori mediatici. E magari approcciarlo attraverso le pagine illuminanti di un capolavoro come “la frontiera” (Feltrinelli, 2015), del compianto giornalista Alessandro Leogrande. Che smonta la teoria dell’invasione tanto diffusa nel pensiero comune.

Ho appreso dell’”utopia possibile” riacese attraverso la testimonianza entusiastica di Daniela Maggiulli, riportata nei parlamenti comunitari del festival di Aliano, organizzato ogni anno dallo scrittore Franco Arminio. E proprio attraverso i libri dello scrittore irpino si risale alle radici storiche dei coraggiosi predecessori di Lucano. Penso al sindaco-poeta Rocco Scotellaro, ingiustamente incarcerato proprio nel secondo dopoguerra.

https://www.basilicata24.it/2018/10/storia-un-sindaco-lucano-59377/

Erano altri tempi, senz’altro. Come erano altri i lineamenti della questione meridionale. Ma fa riflettere che siano sempre alcuni coraggiosi sindaci l’avanguardia del cambiamento, nel complesso contesto del Mezzogiorno. Per proteggere Scotellaro intervenne lo scrittore torinese Carlo Levi. Come lo stesso Manlio-Rossi Doria, intellettuale attento all’Italia interna, l’Italia degli Appennini. Così scriveva Rossi-Doria a Scotellaro: “Anche io sono come te: ho profonda fiducia d’un lavoro serio, animato dalla ribellione al conformismo del tempo. Ma, sai, una ribellione fredda; senza fumi, alimentata da un lavoro cocciuto e paziente che alla fine ce la deve fare a riuscire”.

Penso anche al sindaco-pescatore di Pollica, Angelo Vassallo assassinato nel 2010. Tutti questi coraggiosi sindaci del Sud sono accomunati dal coraggio di agire nella concretezza, coniugando coesione sociale e sviluppo economico, senza furbizie. Grandi cose con poche risorse e tanto entusiasmo. E soprattutto con il conforto del consenso popolare e tante difficoltà nel rapporto con i partiti e il potere. Così Lucano: “Non so nemmeno cosa significhi autorità, sono sospettoso nei confronti del potere, anche se ormai ho maturato gli anticorpi”.

Certe esperienze amministrative possono offrire nuovi modelli, come dicevo in apertura, per decifrare e decostruire la complessità del nostro mondo, con approcci diversi, al contempo decisamente più coraggiosi, alternativi. Sono approcci che, comunque si dipanerà la vicenda giudiziaria del sindaco Lucano, ci interrogano su diversi temi, come il rapporto tra politica locale e Stato; il rapporto tra il Sud e le proprie classi dirigenti, spesso pronte a tradirlo per aderire a logiche di potere distanti da quelle con cui conquistano la delega; la rappresentanza delle istanze dei cittadini di un territorio rispetto alla composizione del quadro generale nazionale, oltre le misere miopie di accaparramento di risorse a cui si assiste in Italia da sempre.

Riace insegna anche come superare la logica dell’omertà (del “fatti i fatti toi”) e della rassegnazione “ormai…ormai”. Usando le parole di Lucano, “è possibile cambiare partendo dalla base”. Lo strumento? “Nessun buonismo, nessuna carità cristiana, ma spinta militante e consapevolezza politica”.