Basilicata24 - Il quotidiano online di inchieste, approfondimenti e notizie di politica, cronaca, economia, cultura, ambiente, sport - Il quotidiano online della Basilicata dedicato a notizie di politica, cronaca, economia, cultura, sport

Che fine ha fatto l’opinione pubblica?

Siamo di fronte alla più grande intossicazione da stronzate nella storia d’Italia dal 1968 ad oggi. Masse di persone avvelenate dalla disinformazione, dalla superficialità, dal banalismo e dalla vanità

Siamo ridotti molto male. Dobbiamo rimpiangere le tribune elettorali e i dibattiti televisivi di quando gli esponenti politici dei diversi partiti si confrontavano sui contenuti delle loro idee, dei loro programmi, delle loro visioni di società. Idee e contenuti, anche se non condivisi, tutti ben argomentati, chiari, accessibili alla maggioranza degli italiani. Quei dibattiti in fondo erano momenti pedagogici, non solo informativi. E tutti gli interlocutori, a qualunque schieramento appartenessero, apparivano affidabili nelle loro argomentazioni. Anche nei momenti di duro scontro prevalevano la serietà, l’educazione, il rispetto dell’altro e delle istituzioni.

Il salto dalla prima alla seconda Repubblica ha segnato un decadimento profondo della qualità del dibattito politico e del confronto pubblico, complice anche un sistema mediatico sempre più mediocre e prigioniero dell’auditel e delle vendite.

Il parlamento è diventato una corrida degli insulti. In quelle aule non siedono più i “rappresentanti del popolo” ma impiegati di partito.

Oggi, a partire dal Governo Renzi, quella decadenza si è trasformata in un irrimediabile precipizio. Il confronto politico e delle opinioni a tutti i livelli, specie nella base degli elettori, non è altro che tifo da stadio. Siamo all’attacco verbale violento. Gli argomenti sono finiti in soffitta, mentre dilagano slogan, insulti, agguati. L’interlocutore si è trasformato in avversario, nemico. L’informazione è in esilio e nessuno prima di aprire bocca ritiene doveroso un approfondimento preliminare. Ciò che conta è attaccare l’avversario, renderlo inaffidabile al pubblico, screditarlo nella speranza di “rubargli il consenso”. E questo vale per i politici, per gli urlatori dei social network e per i bulli della stampa e della televisione. Uno spettacolo davvero indecoroso, direi drammatico nel quale tutti esibiscono il peggio della loro “arte” retorica.

Di questo passo nessuno vince. E se qualcuno crede di vincere sappia che si tratta di vittorie di Pirro. Di questo passo perde l’intero Paese, incapace di ripristinare un campo politico di confronto fondato sull’argomentazione, sul dialogo, sul rispetto delle diverse opinioni. Il punto è anche questo. Oltre gli argomenti e all’approfondimento sono scomparse le opinioni, sostituite dai convincimenti fideistici. Convincimenti spesso falsi e usati come armi da guerra nei media e nello scontro tra tifoserie.

L’arbitro è sempre cornuto per chi perde la partita. Allo stesso modo l’interlocutore è sempre un traditore, un imbecille, un nemico se non ha i miei stessi convincimenti, la mia stessa fede.

Esistono ancora gli opinion leader? Macché. Esistono gli influencer, gli imbonitori, i manipolatori della realtà, i produttori in serie di stronzate.

Siamo di fronte alla più grande intossicazione da stronzate nella storia d’Italia dal 1968 ad oggi. Masse di persone avvelenate dalla disinformazione, dalla superficialità, dal banalismo e dalla vanità. Una tossicità contagiosa che sta riducendo l’opinione pubblica e il discorso pubblico in un arcipelago di contrapposti fideismi. La parola utile è sostituita dal gesto inutile. Ci scambiamo versacci, insulti, insinuazioni, cattiverie, pregiudizi, falsità semplicemente per averla vinta. Il convincimento fideistico sta diventando un diritto che sostituisce il dovere di pensare.

Dunque, ciò che un tempo era opinione pubblica oggi è convincimento pubblico. Convincimento che la stessa politica promuove. E quando la politica non può più mettersi contro il pubblico convincimento da essa stessa fabbricato, le condizioni democratiche di un Paese peggiorano. Allora si crea una dipendenza patologica tra popolo e politici. L’uno e gli altri diventano prigionieri del pubblico convincimento.

Diceva William Alger, se non erro, che l’opinione pubblica è una seconda coscienza. Allora che cos’è il convincimento fideistico pubblico? E’ il nuovo tiranno, la morte del pensiero e la mercificazione della coscienza.

(Foto di apertura: Il Fatto Quotidiano)