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La sicurezza non si fa con slogan razzisti

L’appello della Cgil ad associazioni, Prefetture, Province e sindaci lucani: uniamoci per il ripristino della legalità e dei diritti universali dell’uomo

La sicurezza non si fa con gli slogan e con la violenza verbale. L’Italia ha un patrimonio di solidarietà che da solo basterebbe a rendere più sicuro e più giusto il nostro Paese.

Secondo stime approssimative attualmente in Basilicata abbiamo più 1500 persone nei Cas e circa 350-400 persone accolte negli Sprar. Di questi, da quanto si è appreso, 132 provvisti di protezione umanitaria finiranno per strada a causa del dl sicurezza. Se solo si avesse l’attenzione per guardare nei numeri e per capire ciò che realmente succede intorno a noi, andando oltre i vacui slogan razzisti che provengono dalle file leghiste, capiremmo che un buon governo dei fenomeni da solo basterebbe a rendere il Paese sicuro, le persone più libere, la vita più dignitosa. Laddove si fa buona accoglienza e funziona la rete Sprar – i dati lo dimostrano – c’è senz’altro una relazione positiva tra numero di stranieri presenti in un dato posto e reddito imponibile.

L’entrata in vigore del Decreto Legge sicurezza non produce il risparmio preannunciato tanto enfaticamente, se non nella riduzione del numero dei richiedenti asilo, previsione tutta da verificare. Al momento l’unico risultato certo è un aumento degli stanziamenti per espulsioni e rimpatri, difficili da realizzare, oltre al raddoppio dei tempi di trattenimento nei centri di permanenza. Circostanza quest’ultima che farà lievitare i costi, decadere i controlli e soprattutto configurare una devastante condizione di disumanità della permanenza.

Nel frattempo, in queste ore, il Dl sicurezza comincia a produrre i propri effetti nefasti e pericolosi, le Prefetture stanno iniziando a espellere dai Centri di Accoglienza Straordinaria persone titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari, cancellato dalla nuova norma. La beffa è persino doppia se si considera che queste persone non potranno nemmeno essere inserite nella rete del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), fortemente ridimensionato perché aperto ai soli titolari di asilo politico e ai minori. Rendere le persone più deboli e vulnerabili, condurle a una situazione di difficoltà estrema, privarle dei mezzi di sussistenza non ha nulla a che vedere con la sicurezza dei cittadini, ma, al contrario, finirà per produrre maggiore insicurezza sociale.

Un Paese come il nostro, che invecchia in maniera preoccupante e che sconta cambiamenti con i quali sarebbe bene sin da subito misurarsi senza alzare recinti di paura e di violenza, necessiterebbe di una visione di insieme, necessiterebbe di una strategia ampia di accoglienza e di scambio con i paesi del Mediterraneo, gli stessi Paesi che nel frattempo non sono disposti a corrispondere alle strumentali richieste di accordo sui migranti da parte del Governo italiano. A maggior ragione se in queste ore si preannuncia la non partecipazione dell’Italia al vertice di Marrakech per discutere ed implementare il global compact.

Anziché puntare all’integrazione lavorativa degli stranieri e a governare l’immigrazione, l’Italia la subisce, torcendo verso una società poco propensa al confronto con i diversi e facendo piombare migliaia di persone in una condizione di estrema vulnerabilità, marginalità sociale e irregolarità.

Infine un appello al mondo associativo, alle cooperative impegnate nell’accoglienza, alle Prefetture, alle Province e ai sindaci di quei Comuni lucani che non si sono sottratti ai principi di accoglienza e solidarietà propri della nostra Costituzione a unirci nella lotta per il ripristino della legalità e dei diritti universali dell’uomo.

La sicurezza si accresce e si garantisce col governo dei fenomeni; non è facendo leva sulle paure che si può pensare di costruire un futuro di crescita, di umanità e di diritti, che valgono per chi nasce nella misura in cui valgono per chi viene accolto.

Angelo Summa Segretario generale Cgil Basilicata