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Prescrizione: cartina al tornasole del sistema Giustizia

La rubrica dell'avvocato Francesco Topi

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La prescrizione è quell’istituto, quel fenomeno in ragione del quale si perde un diritto per effetto del suo non esercizio e del non compimento dei relativi doveri per un tempo stabilito dalla legge. Se il proprietario di un fondo per vent’anni non lo coltiva e non paga le tasse relative, lasciando che siano altri a farlo, perde il suo diritto (prescrizione estintiva) a favore di chi nel frattempo l’ha posseduto (prescrizione acquisitiva).

Questo fenomeno giuridico ha fondamento costituzionale nell’art. 41 della Costituzione che attribuisce carattere d’utilità sociale all’iniziativa economica privata che inoltre non deve recar danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Insomma: se sono proprietario di un fondo devo coltivarlo, pagare le tasse relative, garantire che questa mia attività non rechi danno ai miei confinanti, alla loro libertà di coltivare il loro fondo; inoltre non posso pagare in nero né sottopagare i miei dipendenti, perché questo lederebbe la loro dignità umana … ma anche la mia.

Diversamente mi renderei inadempiente dei patti di quel contratto sociale non esplicitamente scritto (ma che si dispiega nelle righe e fra le righe dell’ordinamento giuridico) a cui ogni cittadino, spesso inconsapevolmente, aderisce per il sol fatto d’esser venuto al mondo ed essere, appunto, cittadino e che la giurisprudenza, evocando l’opera più famosa di Jean-Jaques Rousseau, ha progressivamente disvelato e disvela. Quindi, l’istituto della prescrizione garantisce la vita stessa di un sistema giuridico punendo l’inerzia e premiando la solerzia. Il rischio della prescrizione, perciò, è anche stimolo, sollecitazione all’esercizio del diritto e all’adempimento dei relativi doveri, a prescindere che la si guardi dal punto di vista civilistico o penalistico.

In ambito penale la prescrizione è diventato un fantasma che si aggira nelle aule di giustizia e perciò nella società, materializzandosi sempre più frequentemente a punire l’inerzia di un sistema negligentemente divenuto inefficiente, incapace, impotente, al punto d’avvitarsi su se stesso. Qualcuno attribuisce la responsabilità agli avvocati che con trucchetti di mestiere trascinerebbero il processo fino a poter reclamare la salvifica prescrizione. Ma questo non è né vero né possibile, perché quando il giudice penale concede un rinvio su richiesta dell’avvocato e/o dell’imputato, il termine di prescrizione rimane sospeso nell’intervallo fino alla ripresa della causa. Qualcun altro attribuisce la responsabilità alla poca solerzia dei magistrati e anche quest’opinione non ha ragion d’essere se non, come la precedente, nell’interessata strumentalizzazione.

Il 20 novembre scorso innanzi al Tribunale di Bari risultava che dall’1.1.2018 sono state iscritte al solo ruolo del contenzioso civile ben 16843 cause nuove; in questo numero non sono considerati i procedimenti iscritti nei medesimi undici mesi del 2018 in materia di lavoro, di volontaria giurisdizione, esecuzione (mobiliari e immobiliari), fallimentare e pre fallimentare, d’immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini nell’Unione Europea. Senza considerare la materia penale!

Ora, di grazia, domando: qualcuno è in grado di prevedere il tempo necessario ad amministrare giustizia negli oltre 18mila contenziosi civili che, al 31 dicembre, risulteranno iscritti per il solo 2018 nel solo Tribunale di Bari, considerando che almeno altrettanti sono state iscritti negli anni precedenti e che non abbiamo considerato tutti gli altri assai corposi ruoli sopra menzionati né i procedimenti in materia penale? Io non sono in grado di dare una risposta, ma una cosa è certa: inevitabilmente l’organico dei magistrati e delle cancellerie è cronicamente insufficiente a far fronte a questa mole enorme e crescente di domanda di giustizia; anzi magistrati e cancellieri fanno ciò che possono e al meglio che sanno, anche gestendo le quotidiane quanto inefficaci pressioni degli avvocati alla legittima ricerca di giustizia per i loro assistiti. Inefficaci perché i magistrati altrettanto legittimamente prediligono la qualità alla quantità del loro lavoro.

E’ ovvio che un siffatto sistema/non sistema diventa una nebbia nella quale sicuramente si annidano e serpeggiano anche singole inerzie, diffuse recriminazioni più o meno fondate e sguazzano avvocati senza scrupoli. Ed è qui che il sistema si avvita su se stesso; perché anche nel vano tentativo d’espellere questi elementi e situazioni di facile contagio, stimola l’insorgenza di tensioni intestine che vanno ad infittire la nebbia e generano un inutile quanto vacuo rimbalzo intestino di responsabilità; il tutto sotto una coperta cronicamente corta che a volte scopre i piedi, a volte la testa, a volte, se strattonata, disvela il coma farmacologico il cui è tenuto il paziente Giustizia.

In questo quadro la prescrizione penale è l’ultimo dei problemi.

In una causa penale per falso e truffa ai danni di un ente pubblico nel 2003 il mio assistito, convinto della sua innocenza e io con lui, all’udienza preliminare rinunciò alla prescrizione. Ciò significa che già solo le indagini della Procura erano durate il tempo sufficiente a far maturare la prescrizione: infatti, i reati contestati risalivano al 1992. Rinunciata la prescrizione, il G.U.P. ha disposto il rinvio a giudizio dell’indagato/imputato. La causa innanzi al Tribunale è durata fino al febbraio di quest’anno! Cioè 14 anni circa. Come mai?! … Avendo l’imputato rinunciato alla prescrizione, i giudici hanno potuto dare priorità alle cause a rischio prescrizione che ingolfavano costantemente, ad ogni udienza, il ruolo ovvero il carico di lavoro loro assegnato. Se ne deduce quindi che il problema della giustizia in generale e di quella penale in particolare non è affatto la prescrizione, ma ben altro.

Ritorneremo prossimamente sull’argomento. Nel frattempo i lettori se vorranno potranno interloquire sulla pagina Facebook di Basilicata24 facendo riferimento all’articolo.

*Francesco Topi avvocato

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