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Ambientalismi, società civile e il bene fatto male

La politica in questi decenni ha fatto molti danni ma la cosiddetta società civile organizzata ha deluso sul versante delle sue prerogative

Sentire non è la stessa cosa che ascoltare. L’ascolto attivo è un atto intenzionale con cui la persona decide di ascoltare con attenzione, sensibilità, intelligenza. Se fate caso, soprattutto negli ultimi anni, molti di coloro che si autodefiniscono ambientalisti a malapena sentono ma non si ascoltano né sono interessati affinché anche tutti gli altri ascoltino. Questo perché usano un approccio per farsi sentire e non per farsi ascoltare. Urlano ma non spiegano né sono interessati alle spiegazioni degli interlocutori. Emerge così un quadro desolante di contrapposte convinzioni quasi mai supportate dai fatti. E mentre l’inquinamento si espande, mentre gli inquinatori continuano a fare i propri comodi, alcuni “lottatori” salgono ogni giorno sul ring per una gara di testardaggine. Sono tutti concentrati sul petrolio, materia ad alta visibilità. Attenti alle virgole di un provvedimento, pronti a coglierne l’aspetto più funzionale alla propaganda di se stessi, alla propria (fasulla) visibilità finalizzata non si capisce a che cosa. E’ una guerra tra sordi. Un mondo particolare dove si pensa poco, tutti parlano per sentito dire, anche se nessuno ascolta.

Intanto, dal radar è scomparsa la questione rifiuti in una regione dove il ricorso alle discariche, legali e illegali, non sembra fermarsi. Così come sono scomparsi dal “dibattito” lo scempio dei fiumi, il Basento per primo, la mancata bonifica dei siti e dei pozzi abbandonati. Tutto sembra circoscritto a cavilli strumentali che di ambientalismo hanno ben poco.

Siamo per l’ambientalismo serio, che studia, approfondisce, propone, lotta e ottiene risultati, che nulla ha a che fare con i partiti politici, che nulla ha a che fare con l’improvvisazione con la strumentalizzazione a prescindere. Perché le sensibilità ambientaliste sono vitali e abbiamo bisogno di un’opinione pubblica capace di tenere alta l’attenzione e la vigilanza sulle questioni ambientali. Perciò l’ambientalismo non è inutile, al contrario è necessario. A volte ad essere “inutili” o “dannosi” sono alcuni cosiddetti ambientalisti. Fa bene il WWF a chiedere una moratoria per fermare le continue richieste di trivellazione e il disinnesco dell’art.38 dello “Sblocca Italia”. Fa male chi si sottrae al confronto con il Ministro Costa.

A parte ciò, qualcosa nella società civile lucana, quella apparentemente organizzata e partecipata, non funziona. Negli ultimi anni si sono sviluppate sigle, associazioni, sovrapponendosi e confondendosi, quasi tutte personalizzate. A fronte di ciò, i fenomeni di inquinamento, di illegalità ambientale, sono cresciuti a dismisura. Si sono triplicate le associazioni che combattono la violenza sulle donne, nello stesso tempo i fenomeni di violenza e di femminicidio hanno registrato un importante incremento. Si sono moltiplicate le associazioni di volontariato in tutti i settori, dalla cultura al sostegno sociale e di contrasto alla povertà. Le condizioni economiche e sociali dei lucani, però, sono peggiorate. La Basilicata da anni registra un costante aumento del numero di organizzazioni non profit, specie le cooperative sociali, nel frattempo il welfare lucano è a pezzi. Negli anni 90 decine e decine di nuovi gruppi, associazioni, sono nati in Basilicata per contrastare il fenomeno delle dipendenze. Oggi i dati ci dicono che le dipendenze vecchie e nuove, riguardano almeno il triplo delle persone rispetto a quindi anni fa. Qualcosa non funziona. Aggiungiamo che dal duemila ad oggi, decine di milioni di euro sono stati affidati a progetti dell’associazionismo in tutti i settori. Progetti non raramente caratterizzati da improvvisazione ed estemporaneità.

A parte l’associazionismo serio e professionale, costretto a dimenarsi tra mille difficoltà, compresa la “concorrenza” sleale dei falsi volontari, dei falsi cooperatori sociali, dei falsi ambientalisti, tutto il resto è fuffa. Una fuffa che danneggia tutti. Certo, la responsabilità delle cose che non funzionano in questa regione non sono dell’associazionismo, autentico o falso che sia, tuttavia l’impatto prodotto nei settori in cui opera è francamente scarso. Abbiamo assistito a una colossale dispersione di energie spesso per causa di personalismi, invidie, divisioni, egocentrismi.

La politica ha continuato a fare i propri comodi cannibalizzando in molti casi gruppi e comitati civici spesso nati per mano di personaggi dalle inconfessabili ambizioni politiche. I petrolieri hanno continuato e continuano a fare disastri. I signori della monnezza continuano indisturbati a far bollire di euro le loro discariche. I signori dell’eolico selvaggio non mollano di un centimetro. La povertà dilaga e con essa la corruzione e il clientelismo.  Intanto la qualità della pubblica amministrazione è tra le più basse del Paese. Le associazioni delle categorie economiche, in molti casi, sono con il cappello in mano a chiedere incentivi e sovvenzioni e le condizioni dei loro associati arretrano anziché migliorare. Insomma, nessuno può negare che la politica in questi decenni ha fatto molti danni ma la cosiddetta società civile organizzata in gran parte ha deluso sul versante delle sue prerogative.

Insomma, una riflessione seria è necessaria.

L’associazionismo civico, la partecipazione dei cittadini alle vicende che riguardano il territorio, la spinta collettiva ai cambiamenti, la tutela dei beni comuni, la coesione sociale, sono motori fondamentali del presente e del futuro di una regione. E’ importante però unire, non dividere, confrontarsi non litigare, essere autentici sostenitori dell’interesse generale e non del proprio interesse, essere propositivi non distruttivi, essere critici non supponenti o pretestuosi. E’ importante l’autonomia che significa responsabilità e richiede autorevolezza, reputazione. Non basta fare del bene, bisogna farlo bene.