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Arpab, Romaniello: “Situazione attuale figlia di approssimativa gestione della cosa pubblica”

"E’ opportuno che i vertici dell'Agenzia producano una dettagliata relazione sulle attività aggiuntive effettuate e su cosa, in particolare, hanno operato i lavoratori interinali"

La questione interinali all’ARPAB ha dell’assurdo ed è riconducibile all’approssimazione con cui si è addivenuti alla proposta di masterplan ed alla successiva gestione. Partiamo dall’inizio. E’ il primo e unico caso in Italia in cui nell’avvio di un programma d’intervento si inizia con l’assunzione del personale e non con l’acquisto di apparecchiature e costruzione materiale della rete di monitoraggio.

E’ come se a seguito di ampliamento di una attività industriale un imprenditore assume prima i lavoratori e poi acquista le macchine. Un tema, questo, posto al direttore generale già in occasione del lavoro svolto dalla II Commissione a seguito dell’adozione della mozione approvata dal Consiglio regionale in relazione alla necessità di dare trasparenza ai criteri alla base delle assunzioni proposte.

Fin dal primo momento dell’approvazione della nuova legge, abbiamo posto il tema di darne completa attuazione a partire dalla predisposizione del piano triennale. Ricordiamo che lo stesso masterplan era stato predisposto in assenza dell’approvazione del piano triennale e che in tale occasione evidenziammo la necessità di un rafforzamento strutturale dell’agenzia attraverso la predisposizione della nuova pianta organica, al fine di dare natura non temporanea alle stesse attività che con esso  si volevano realizzare, superando il tema dei limiti assunzionali previsti da norme nazionali, attraverso un’intesa con il governo, alla luce dei nuovi e più complessi compiti derivanti dalla presenza e dall’ampliamento delle attività estrattive.

Invece, si è approntato il famoso masterplan, da finanziare con risorse straordinarie non certe e ricorrendo all’istituto del lavoro interinale, pur sapendo che vi sono attività dell’agenzia che non possono essere svolte da personale non dipendente.

A tutto ciò c’è da aggiungere che siamo ancora in attesa di sapere che fine hanno fatto le procedure di accreditamento dei laboratori, visto che puntualmente ogni volta che accade un’emergenza si invoca la necessità di coinvolgere strutture nazionali evidenziando in questo modo l’inadeguatezza strutturale dell’agenzia, che pure Iannicelli aveva dichiarato già tre anni fa di voler superare.

Pur comprendendo l’amarezza dei lavoratori interinali, oggi non possiamo che dare un giudizio negativo del modo con cui i vertici dell’agenzia hanno operato in questi anni, a partire dalle stesse modalità di utilizzazione delle competenze dei precari, che per la maggior parte hanno svolto attività di supporto al personale dipendente ARPAB e, in molti casi, di carattere prevalentemente amministrativo.

E’ opportuno, a questo punto, che quantomeno i vertici di ARPAB producano una dettagliata relazione sulle attività aggiuntive effettuate e su cosa, in particolare, hanno operato i lavoratori interinali.

In merito, infine, ai ritardi nell’acquisto delle apparecchiature, ci faremo carico di chiedere alla Stazione Unica appaltante SUA-RB quali sono state le ragioni che hanno impedito di procedere di pari passo nell’acquisto delle stesse con il processo di inserimento dei lavoratori somministrati. Sarà mica perché il direttore Iannicelli non aveva le idee chiare su quali fossero le priorità?

Giannino Romaniello, consigliere regionale Basilicata