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Elezioni in Basilicata. L’ambientalismo last minute della Giunta Regionale foto

Nel tragitto di questa legislatura i lucani hanno incontrato tanti Pittella, tante Franconi, tanti Pietrantuono e pochi volti

In questi anni, da Bubbico a Pittella, passando per De Filippo, la Basilicata non ha mai brillato sulle vicende petrolifere e ambientali. Al contrario ha incassato continuamente figuracce a livello nazionale e internazionale.

Scarsi e cattivi controlli sull’impatto delle estrazioni petrolifere. L’Arpab, non è mai stata messa nelle condizioni di operare secondo scienza e coscienza ma è servita a distribuire prebende ai clientes.

Vicende giudiziarie gravi hanno coinvolto politici, amministratori, tecnici. Il caso Fenice resta nella memoria dei lucani ancora svegli.

Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano usato come porta girevole di assunzioni clientelari, comandi, distacchi di personale secondo i desideri degli amici degli amici.

Piani di gestione dei rifiuti mai applicati. Il ricorso alle discariche rimane ancora un bell’affare per i gestori, compresi quelli coinvolti nel processo monnezzopoli.

L’Eni ha continuato ad agire indisturbata versando tonnellate di petrolio nel terreno e la Total ha calpestato i più elementari diritti umani delle popolazioni intorno al cantiere di Tempa Rossa dove, tra l’altro, hanno messo tenda pericolosi gruppi criminali.

I cittadini si ammalano e si impoveriscono. Vittime di danni e di beffe.

L’intera Basilicata è devastata da impianti eolici selvaggi grazie alla compiacenza normativa della Regione.

Il sistema idrico e di depurazione delle acque potabili è in condizioni da quarto mondo.

E che dire delle oscure vicende della Trisaia a Rotondella, del lago Pertusillo, dei pozzi abbandonati e delle aree mai bonificate, del disastro nelle aree industriale di Tito e della val Basento?

Nel 2018 mentre Pittella, con colpevole ritardo, mostrava strumentalmente i muscoli alle compagnie petrolifere, l’assessore all’Ambiente Pietrantuono rimediava figuracce a destra e a manca.

Al referendum dell’aprile 2016 sulle trivellazioni Marcello Pittella e il suo Pd, compresi Franconi e Pietrantuono, si sono schierati per il no.

Oggi, a tempo scaduto, sia Flavia Franconi, sia Francesco Pietrantuono, sia alcuni esponenti del gattovolpismo del Pd, provano a rimediare ai disastri di questi anni scommettendo su una presunta smemoratezza dei lucani.

Travestiti all’ultimo istante da “paladini dell’ambiente” ci fanno sapere, grazie anche a compiacenze mediatiche, che è stata istituita la prima area protetta nello Jonio. Più corretto sarebbe stato informare i cittadini che “la Regione ha proposto alla Commissione Europea un nuovo sito Natura 2000”. Non è stato istituito un bel niente, anche se ci auguriamo che la proposta venga accolta e in tempi brevi.

Flavia Franconi ci fa sapere che l’8 giugno 2018, e cioè a 5 mesi dalla scadenza della legislatura, la Regione ha deliberato il Piano delle aree idonee e non idonee alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Sarà interessante capire se esistono ancora aree idonee alle estrazioni atteso che nessuna delle aree, anche quelle attualmente interessate dagli impianti Eni e Total sono mai state idonee. La Franconi ci tiene anche a dire, oggi, che: “La blu economy deve andare ad associarsi alla green economy”.  Caspitina!

Insomma, all’ultimo minuto, come per magia sono diventati tutti anti trivelle, difensori del mare e della natura. Non ci resta che parafrasare Pirandello: Nel tragitto di questa legislatura i lucani hanno incontrato tanti Pittella, tante Franconi, tanti Pietrantuono e pochi volti.