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La mostra sugli artisti lucani contemporanei che discrimina le donne artiste

Teri Volini: "Ad operare l’improvvida, discutibile scelta, non ha provveduto un retrogrado critico patriarcale, bensì … una donna"

É in corso al Museo Archeologico di Potenza l’esposizione “Contemporanea, pittori, incisori e scultori lucani”, che, inaugurata con presenze istituzionali il 15 dicembre, resterà aperta fino al 19 gennaio per passare nella città di Matera in febbraio. Organizzata con il patrocinio delle istituzioni, la mostra dichiara di presentare al pubblico una rassegna dell’arte lucana.

L’idea sarebbe encomiabile, se l’esposizione non fosse fortemente viziata da alcune consistenti pecche, a iniziare dalle modalità con cui è stata realizzata: come in altre occasioni, essa è calata dall’alto e senza nessun preavviso alla comunità artistica, per l’attivazione di proposte e la presentazione di elementi utili alla partecipazione.
Conseguentemente, le scelte operate sono apparse arbitrarie e ingiustificate, secondo un’iniqua tradizione di tipo feudale che sembra ormai essersi stabilizzata, visto il suo periodico reiterarsi, probabilmente per la mancanza di proteste civili – che sono atti di crescita sociale – e la conseguente impunità acquisita dagli organizzatori.

In Basilicata non esistono donne artiste . Ma, per contro, la manifestazione è ricca di sorprese: come nelle scatole cinesi, vien fuori un neo ancor più macroscopico. Dando prova di una misoginia inammissibile e di una capacità discriminante fuori dal tempo, la mostra è esclusivamente al maschile; con essa si afferma implicitamente che in Basilicata non esistono rappresentanti femminili nell’arte.
La “contemporaneità” sbandierata nel titolo ne esce fortemente compromessa, dato che ciò accadeva nei tempi passati, e fino all’800 era la regola di una società maschilista e che si arrogava – in tutti i campi della cultura e dell’arte in particolare – l’assoluto predominio. Per tutto il tempo storico alle donne è stato negato l’accesso onorevole e il riconoscimento nel mondo dell’arte: pensavamo che quel tempo fosse ormai finito, ma in Basilicata evidentemente non è così.

Discriminazioni e apprezzamenti “in contemporanea”. Tuttavia, le scatole … lucane riservano ancora sorprese: ad operare l’improvvida, discutibile scelta, non ha provveduto un retrogrado critico patriarcale, bensì … una donna. Questo apre la via a spinose osservazioni, la prima riguardo alla coesistenza, in uno stesso accadimento, della discriminazione delle donne (inesistenti nella mostra) e del loro “apprezzamento” (l’affidamento della mostra a una donna).

Una delle ipotesi per illuminare tale tragica bizzarria è che il sistema patriarcale si serva scaltramente delle donne ad esso affini – dando loro un potere, anche surrogato – per meglio giustificare le proprie scelte ed esclusioni, declinandone la responsabilità diretta. È una doppia convenienza: le donne patriarcali aderiscono ai dictat del sistema – in tal modo sostenendolo ed autopromuovendosi – arrivando poi ad usarli per annullare altre donne di cui non vogliono riconoscere i meriti …

Trattamenti lesivi. L’apprezzamento da parte di questo tipo di società riguarda dunque le donne che aderiscono alle modalità maschili patriarcali o che ad esse si collegano, e la discriminazione riguarda invece quelle che vogliono restare integre e non cedere a ricatti e compromissioni, e per questo vengono osteggiate e rese invisibili …

È avvilente osservare come, in tutti i campi, le donne patriarcali attivino un’adesione servile e mortificante: e, quel che è più grave, non per questioni di sopravvivenza – come è accaduto nel corso di tutto il tempo storico, a causa della dipendenza spesso totale della donna dall’uomo, in primis economica – ma per arrivismo, soldi e desiderio di affermarsi nei diversi ambiti, culturale, politico, sociale.

Altrettanto grave risulta il fatto che, per contro, coloro che scelgono di rifiutare queste modalità debbano ancora oggi essere sottoposte a trattamenti innominabili, non meno lesivi e insopportabili rispetto ad altri tipi di persecuzioni: il mancato riconoscimento, la messa a silenzio, il ripetuto ignoramento, la diminuzione di valore etc.

E, d’altra parte, come non sottolineare che il maschilismo delle donne e il conseguente ostracismo o mancato sostegno nei riguardi delle loro simili è una delle cause principali della persistenza del deleterio sistema patriarcale, ancora vivo e vegeto nel terzo millennio?


Teri Volini operatrice culturale, presidente Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza