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Vittime e carnefici. Una mostra per la memoria

All’I.I.S. “Einstein – De Lorenzo” di Potenza, nella sede di via Danzi

All’I.I.S. “Einstein – De Lorenzo” di Potenza, nella sede di via Danzi, è allestita la mostra fotografica “Vittime e carnefici”, a cura di Vincenzo Bochicchio. Sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni dalle 9 alle 12. Il 12 e il 26 gennaio anche dalle 15,30 alle 19,30; le domeniche 13 e 27 gennaio dalle 10,00 alle 13,00.

Diciamolo subito, non per cercare inutili quanto inopportuni arrampicamenti, quanto per ribadire un profondo concetto, un grande valore, un inderogabile impegno, un forte dovere: la Giornata della memoria della Shoah non è né può ridursi ad un festival della retorica, né ad un modo per tacitare coscienze irrequiete o bisognose di riscatto, né ad inseguimento di temi alla moda giusto per darsi un tono e accreditarsi come persone degne e di buoni sentimenti in un mondo cattivo e poco propenso alla solidarietà e all’ umanità.

Per questo, per noi dell’I.I.S. Einstein-De Lorenzo di Potenza, la mostra “Vittime e carnefici”, a cura del prof. Vincenzo Bochicchio, che sarà visitabile dal 12 gennaio al 2 febbraio 2019 nei locali della sede di Malvaccaro, rappresenta da anni un punto fermo e imprescindibile per ripercorrere, attraverso immagini e testi d’epoca, uno spaccato dell’incommensurabile tragedia che si è abbattuta il secolo scorso nel cuore dell’Europa e anche a casa nostra e che va sotto il nome di Shoah.

Quest’anno la foto riportata nella locandina richiama fin troppo esplicitamente il massacro di decine di migliaia di ebrei perpetrato dagli Einsatzgruppe tedeschi a Babi Jar, nel settembre del 1941, mentre il titolo della mostra, come già detto, rimane lo stesso degli ultimi anni. Riparlare di carnefici e vittime è sempre più penoso e c’è il rischio di essere ripetitivi! Ma, come ricorda il prof. Bochicchio, qualcuno dovrà pur ricordare ai più giovani che alcuni decenni fa europei evoluti hanno costretto altri uomini, “diversi” per lingua, cultura o religione, a… “lavorare nel fango, a non conoscere pace, a lottare per mezzo pane, a morire per un sì o per un no”.

E come comunità scolastica, come potremmo formare e accompagnare nella crescita umana e professionale intere generazioni, senza educarle ad aprire veramente gli occhi su quanto veramente accaduto e in nome di princìpi, ideali, concezioni antropologiche e analisi politiche impregnate di odio, disprezzo della dignità umana, egocentrismi nazionalisti, celebrazioni ed esaltazioni di uomini della provvidenza, scientifica manipolazione delle masse fino a pretendere di trasformare in bene il male assoluto, come la deportazione ed eliminazione di milioni di ebrei, ma anche oppositori politici, zingari, disabili, minoranze religiose e esponenti di varie istituzioni e fedi che a vario titolo e per vari motivi furono considerati pericolosi nemici da cancellare? Sì, da cancellare, giacché doveva sparire ogni traccia, ogni ricordo, ogni nome, ogni volto ed ogni storia di chi non fosse omologato al sistema dominante.

È fin troppo evidente il richiamo ad altre pagine simili della nostra storia anche recente e recentissima, se non addirittura in corso, ed è fin troppo chiaro il dovere di richiamarle, nelle molteplici traduzioni odierne e nelle riproposizioni di occhi che non vedono e orecchie che non odono, di cuori induriti e giustificazioni pilatesche, nell’aberrante confusione fra diritti e desideri nei confronti delle tante manipolazioni della vita, dalla fase embrionale fino a quella dei più poveri e sfruttati, dei più malati e abbandonati, in quel tripudio della cultura dello scarto, di cui a più riprese parla papa Francesco.

Ma, allo stesso tempo, non è possibile, in nome di questi ed altri innumerevoli crimini, guerre, genocidi, egoismi e cecità anche contemporanei, ignorare l’atroce unicità della Shoah. Milioni di uomini, donne, bambini … azzerati nella loro dignità, privati dei loro beni ed affetti, ridotti a cavie e cose nelle mani dei loro carnefici, condannati a sparire dalle loro case, dalle loro nazioni, dal loro mondo non per guerre, pestilenze, carestie, persecuzioni e vendette politiche, ma per volontà di un disegno concepito da un uomo e da un ristretto gruppo di potere che si è arrogato il diritto di farsi padrone della vita e della morte, del bene e del male, in nome dell’ideologia nazista.

Un uomo e un gruppo di potere che decise, anche con forte consenso popolare e gravi connivenze di chi doveva e poteva reagire con maggior vigore, di sostituirsi a Dio stesso e di individuare in un popolo diffuso in tutto il mondo ma senza patria, gli Ebrei, un popolo che grazie alla profonda laboriosità, all’acuta intelligenza, alla provata capacità di adattamento, era ovunque riuscito ad inserirsi al meglio nelle diverse realtà fino a saper costruire anche solide basi economiche ed imprenditoriali, il principale nemico per l’affermazione e la supremazia  della razza ariana. E con loro, chiunque avesse discusso e contestato questo criminale disegno.
Visitiamo la mostra e attraverso quelle immagini, quei volti, quelle storie che si rivolgono anche a noi oggi, lasciamoci interrogare, mettere in crisi, scuotere dal torpore, dal pericolo del non voler sapere o dalla tentazione di saperne abbastanza per non lasciarci più coinvolgere e prendere posizione, anche nell’ oggi.

Sergio Coviello