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Elezioni regionali. Siamo alla battaglia campale. Il popolo contro le signorie

I cittadini senz’armi vincono se superano in numero i mercenari armati

Le conclusioni della mia analisi sulle liste elettorali nelle coalizioni di Centro destra e Centro sinistra pubblicate nell’editoriale del 26 febbraio sviluppano conseguenze sulla riflessione intorno al voto del 24 marzo prossimo, come da più parti mi è stato chiesto. Eccomi a chiarire.

L’immagine metaforica che mi salta alla mente è di un castello, quello del Signore, che è insinuato dal popolo. Sulle torri e sulle mura arcieri e soldati bene equipaggiati e pagati. Nel cortile sono pronti i cavalieri, armati di lance e spade di ultima generazione. Armamenti e ricompense, pagati dal Signore con i beni sottratti al popolo. Un esercito a difesa delle prerogative e dell’autorità del Padrone. In prossimità del ponte levatoio i contadini, i popolani armati di pietre e bastoni, mal vestiti e impreparati, pronti a sfondare le mura e a conquistare il castello. Mercenari addestrati contro cittadini. Ingiustizia contro giustizia, schiavitù contro libertà e dignità, ricatto contro le coscienze.

Proviamo a immaginare questa campagna elettorale come una battaglia campale innescata dal popolo contro le Signorie della regione. Immaginiamola come il tentativo di liberare le contrade dalla prepotenza, dall’arroganza, dall’insaziabile accumulazione di potere e ricchezza dei Signori e dei loro cortigiani a spese del popolo che continua a vivere nella povertà, nell’incertezza, nella paura, nelle malattie.

E adesso decidiamo da che parte stare. Per deciderlo, dobbiamo mettere tra parentesi, accantonare per qualche settimana le nostre legittime convinzioni politiche, filosofiche, culturali e le nostre eventuali convenienze personali. Dobbiamo accantonare le nostre paure, i nostri atteggiamenti arrendevoli, e affidarci completamente alla nostra coscienza civile. A questo punto è evidente che staremo dalla parte del popolo, ossia dei cittadini.

Adesso diamo uno sguardo alla scena fuori dal castello. Vedremo in prima fila i venti candidati del M5S. Cittadini, semplici, puliti, non coinvolti con le trame del Signore e dei cortigiani. Sono lì da mesi, hanno studiato un piano, hanno una strategia, hanno coinvolto esperti e parlato con migliaia di altri cittadini di tutte le contrade. Sono belli o brutti? Non è questo che conta. Sono inesperti o ingenui? Non è questo che conta. La priorità è sfondare le mura del castello e cacciare il Signore i cui cortigiani e mercenari sono esperti di ingiustizia, di potere, di ricchezze personali, di arroganza e di prepotenza. E non hanno la minima idea di come garantire il benessere del popolo. Sfondare le mura del castello ora, qui o mai più.

Questi ragazzi e ragazze non vanno lasciati soli. Dobbiamo dunque metterci a loro fianco affinché venti diventino mille, centomila, cinquecentomila. Il popolo senz’armi vince se supera in numero i mercenari armati.

Ecco perché bisogna mettere da parte per un attimo le nostre convinzioni. Dobbiamo chiudere la finestra da cui spiamo i passanti e scendere in strada a loro fianco. Dobbiamo andare a votare per non renderci complici di un destino senza futuro.

Per questo io il 24 marzo metterò da parte le mie convinzioni politiche, filosofiche, culturali e darò la parola esclusivamente alla mia coscienza. E la coscienza mi impone di stare dalla parte del popolo. E nessuno potrà dirmi che dalla parte del popolo possa esserci chi si è alleato con le signorie.