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Elezioni regionali. Quella paccottiglia avvelenata di liste civetta

Le signorie della Basilicata non vogliono mollare potere e privilegi

Ho scorso con attenzione le liste dei candidati nelle coalizioni del cosiddetto Centro sinistra e del cosiddetto  Centro destra.  A caldo, vi assicuro, ho avuto un momento di sconforto perché incapace di capire le ragioni di un disegno così confuso. Ho avvertito la stessa sensazione di quando, appena quindicenne, mi avventurai nella lettura di “Parerga e paralipomeni” di Arthur Schopenhauer: Non capii alcunché, mi arresi, e la stima di me stesso cadde a picco.

Questa volta non mi sono arreso. Ho approfondito, ho messo in campo tutte le mie conoscenze dei metodi di analisi, di euristica e di sociologia e persino di antropologia.  Ho creato mappe di connessione tra candidati a destra e a sinistra, ho tracciato linee delle probabili relazioni tra i cosiddetti leader delle liste e i candidati, le interconnessioni tra ex destra ora a sinistra ed ex sinistra ora a destra. Insomma, ci ho lavorato tre giorni pieni. Vi risparmio l’analisi completa e passo direttamente alle conclusioni.

Ho scoperto che in questa tornata elettorale lo scontro non è tra i valori e le prospettive del cosiddetto Centro sinistra contro quelli del cosiddetto Centro destra e delle altre formazioni elettorali e viceversa. Non è tra programmi e visioni per il futuro della Basilicata. E le tante chiacchiere che ho letto in questi giorni sulla “ritrovata unità della sinistra”, sui “valori che ci uniscono”, sui “gli ideali della destra”, su “la mia scelta di coerenza, di continuità e di responsabilità” e via dicendo, sono tutte balle colossali. Utili a chi crede che i lucani siano una massa di allocchi.

A questi signori, della Basilicata interessa solo la cassaforte: Petrolio, acqua, energia, appalti, incarichi, privilegi, scatti di carriera, raccomandazioni, risorse pubbliche. Tutto il resto è quisquilia adatta agli idealisti incalliti.

Ho dunque scoperto che lo scontro è tra il Potere consolidato e il contro Potere. Tra chi non vuole mollare il suo posto a tavola e chi vuole rovesciare completamente il tavolo. E’ in atto una guerra senza esclusione di colpi sia all’interno delle coalizioni di Centro destra e di Centro sinistra sia tra queste e i cittadini lucani. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: il potere, il denaro, gli interessi di gruppi economici e i micro interessi dei soliti mercenari al soldo dei padroni delle contrade. Al gioco del potere si prestano personaggi che hanno ottenuto privilegi, favori, raccomandazioni, scatti di carriera. Privilegi che non vogliono assolutamente mollare. Al gioco del potere si prestano personaggi che hanno interessi personali e che aspirano a sedersi alla tavolata del Signore. Si prestano anche coloro che devono restituire favori ricevuti o che devono drenare il consenso dai legami di sangue. In quelle liste però, ci sono anche candidati che credono davvero che questa competizione sia una sfida politica, fatta di confronto tra proposte, prospettive, idee, appartenenze culturali. Hanno il mio rispetto ma dubito che abbiano capito il loro ruolo in questa partita, ormai già trattati come incenso a uso e consumo del Signore.

Le controfigure lanciate in battaglia dal Signore non devono ingannarci. L’ex generale Bardi è uomo di Berlusconi, dal passato ancora da chiarire, uno sconosciuto di cui nulla sappiamo. E nulla sappiamo sulle sue intenzioni programmatiche che non siano slogan da trattoria. Dietro di lui i soliti personaggi che hanno partecipato alle abbuffate del castello in tutti questi anni. Saltatori di quaglia, personaggi ambigui e dagli interessi opachi. Votare Bardi significa votare Viceconte, Berlusconi, Pagliuca, Salvini, Taddei, Pepe, compagnia bella e tutta la schiera di coloro che vogliono spolparsi le ossa di questa terra.

L’altra controfigura, Carlo Trerotola, non ha ancora spiegato i motivi veri della sua candidatura. Lasciamo stare le dichiarazioni pubbliche annaffiate da romanticismo ottocentesco e da una retorica mielosa. Perché un farmacista stimato, critico nei confronti del potere, critico nei confronti del centro sinistra, in un solo giorno decide di candidarsi con il cosiddetto Centro sinistra? Non credo ci sarà mai una risposta convincente. Votare Trerotola significa votare Pittella e i suoi amici. E’ chiaro.

La verità è che tra le liste di candidati di queste coalizioni è visibile a occhio nudo la prevalenza dei tanti “mondi di mezzo” che aspirano a pezzi di terra concessi dal Signore.

In questa competizione elettorale lo scontro è tra Potere e contro potere. E’ tra i nemici dei lucani e i lucani. Se vinceranno le signorie sarà la Basilicata a perdere. Questa volta per sempre.