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Le primarie del Pd in Basilicata le ha perse il Pd

Le elezioni del 24 marzo sono un’opportunità che il Pd deve cogliere. La sua sconfitta può rappresentare un passo importante per ricominciare

Non mi ricordo chi diceva che il primo passo non sempre serve per andare avanti ma serve per spostarsi finalmente dal punto in cui si è fermi.

Ebbene non sappiamo se la vittoria schiacciante di Zingaretti alle primarie del Pd sia un passo avanti o un passo per spostarsi dal pantano in cui i Dem si sono cacciati in questi anni. Lo vedremo col tempo. Certo è che quel passo era necessario e il popolo che si è recato alle urne lo ha capito bene. Dunque potrebbe ricominciare una nuova stagione del Pd che affonda le origini in un travagliato e profondo dibattito interno. La partecipazione alle primarie, a prescindere dalle polemiche, è un dato che aiuta il rilancio del Pd con la leadership di Zingaretti.

E c’è da augurarselo per il bene della democrazia. Una sinistra democratica serve al Paese e all’Europa. Tuttavia c’è un problema che, a quanto pare, non ha avuto centralità nel dibattito dei democratici. E’ un problema che risiede nella gestione del partito e del potere nei territori, non solo a Roma. Si chiama questione morale. Una questione che ha avuto una grave e negativa influenza sull’opinione pubblica.

Se spostiamo il dato delle primarie nazionali sul foglio di un’analisi territoriale, la questione emerge in tutta la sua gravità. Andiamo in Basilicata. Scopriamo che le primarie sono state utilizzate, legittimamente, per definire i nuovi posizionamenti all’interno del Pd locale. Però, c’è un però. Il capolista di Zingaretti nella competizione lucana è un uomo di potere che ha partecipato al fallimento di tutti i governi regionali di centro sinistra e che, appena fuori dal consiglio regionale, ha ottenuto un incarico di compensazione. Quelli che hanno sostenuto Martina sono i soliti Marcello Pittella e affiliati. Giachetti non ha fatto alcuna differenza. A prescindere dai risultati, in Basilicata una cosa è chiara: il Pd ha perso.

Se il dato nazionale della partecipazione, circa un milione e ottocentomila votanti, è incoraggiante, quello lucano è deprimente. In Basilicata avrebbero votato secondo i dati di Youtrend circa 16mila persone a fronte dei quasi 42mila delle precendenti primarie. Un vero crollo di partecipazione. Un segnale chiaro per le consorterie locali del Pd. Hanno seminato arroganza, prepotenza, clientelismo, povertà, illegalità e adesso raccolgono il distacco dei cittadini dalla loro politica. Il Pd lucano è responsabile del suo stesso fallimento. I suoi leader locali non hanno voluto sacrificare la loro fame di potere, le loro “bande” di interessi sull’altare della democrazia e del rinnovamento radicale.

Il risultato è il crollo della partecipazione al voto delle primarie. E’ più evidente oggi che alle elezioni del 24 marzo prenderanno un ceffone dagli elettori. Lo sanno bene ma a loro quasi non interessa. Sono affaccendati in tutt’altre faccende che nulla hanno a che fare con la Politica e con il ruolo civile di un Partito nelle dinamiche democratiche della Basilicata.

Fin quando non si lavora a un rinnovamento profondo della classe dirigente e dell’approccio alla politica il Pd lucano è destinato a frantumarsi. Se così è, le elezioni del 24 marzo sono un’opportunità che il Pd deve cogliere. La sua sconfitta può rappresentare un passo importante per ricominciare. Un passo indietro oggi per fare un passo avanti domani, ma con le scarpe nuove indossate da persone nuove con una cultura politica all’altezza delle sfide.