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Matteo Salvini, Marcello Pittella e la Basilicata in svendita foto

Anche i bambini, usati per la propaganda leghista. E il capitano, come una star dei cartoni animati, rilascia autografi a ingenui minorenni

Nel comizio dell’altro ieri a Muro Lucano il ministro dell’“interiore” Salvini ha ironizzato sul nome della città e testualmente ha detto: “Mi piace il nome di questo paese, adesso ci ragiono quando torno al ministero, “Muro”, lucano…non è che alzano i ponti…però ogni tanto insomma, decidere chi entra o non entra in casa tua…voi siete ben difesi”. Ecco l’elogio del Muro, seppure balbettato, del colonizzatore leghista. Non avevamo dubbi che Salvini fosse un carpentiere delle barriere e un guastatore di ponti. Abbiamo qualche dubbio, invece, sul gioco di prestigio che ha provato a confezionare per gli elettori lucani più sprovveduti. Si tratta dell’illusione che a essere candidato in Basilicata sia lui e non quella pletora di trasformisti, noti e meno noti che si nascondo dietro il simbolo leghista: esponenti e amministratori del centrosinistra e del Pd di Pittella. Si tratta dell’illusione che a essere candidato presidente della Basilicata sia lui e non l’ex generale Bardi, imposto dal pluripregiudicato e condannato Silvio Berlusconi, non gli scudieri aspiranti a prebende future, ma lui.

Anche i bambini, usati per la propaganda salviniana, credono che il candidato sia il capitano. E lui, come una star dei cartoni animati, rilascia autografi a ingenui minorenni.

Il gioco, il Capitano, lo ha svelato a Potenza quando nella sua prima visita in Basilicata ha ordinato agli astanti di puntare sul logo leghista e quindi sulla sua faccia e non sulle loro “facce inutili”. Così alcuni lucani credono che il candidato sia Salvini. “Io voto Salvino”, ha detto un vecchio bracciante ex militante Pci”. “Salvini, non Salvino, e comunque non è lui il candidato!” “Non mi importa, gli altri non li conosco, io conosco lui, è un bravo ministro interiore”. “E come lo conosci?” “Lo vedo alla televisione”. Capite l’inganno?

E che dire di Marcello Pittella che dal palco urla a Salvini “La Basilicata non è in vendita?” Proprio lui, che questa regione l’ha già svenduta, adesso cerca di evitare che passi nelle mani del “nemico” leghista. Stia tranquillo, l’ex gladiatore, ormai chiunque compri questa regione, sa bene di acquistare una Basilicata usata, di seconda e terza mano. Consumata nella dignità, nella speranza, nel futuro. Le macerie. Tuttavia, la Lega vuole vincere in Lucania per ben altri interessi economici e politici che nulla hanno a che fare con la Basilicata di cui ai leghisti importa un fico secco.

A prescindere da tutto, la campagna elettorale ha chiarito molti aspetti, prima oscuri, delle forze di centrodestra e di centrosinistra in campo: non hanno un programma credibile e i loro candidati non sono tutti affidabili. Trasformismi, travestimenti, mascheramenti sono evidenti in tutti e due gli schieramenti. Di politica c’è poco, forse nulla, anzi niente. Altro che “prima la Basilicata”, lo slogan che nessuno urla ma che in molti pensano è: “Prima gli interessi”.