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Osservatorio Popolare val D’Agri: Dodici proposte di impegno per i candidati presidenti

Gli ambientalisti dell'Osservatorio chiedono ai candidati di impegnarsi ed esprimersi sulle questioni sollevate in vista dell'imminente appuntamento elettorale

Dodici proposte di impegno per i candidati alle regionali 2019

  1. SI all’energia rinnovabile democratica.

La Regione Basilicata ha già superato da tempo la quantità di energia rinnovabile spettante per legge alla regione ma tale energia prodotta è relativa soprattutto ai grandi impianti fotovoltaici ed eolici (eolico selvaggio) delle lobby delle rinnovabili.

Si chiede pertanto:

  • una moratoria sui mega-impianti
  • l’inserimento nel Piano di Azione regionale per l’Energia Sostenibile (PAES) e nei PEC (piani energetici comunali) di strumenti partecipativi per l’energia diffusa, come le Comunità Solari Locali.
  • L’inizio della conversione delle aree industriali petrolifere per l’indotto generato dalla transizione energetica all’energia rinnovabile vera e democratica; no alle bioraffinerie e ai megaimpianti delle rinnovabili e di produzione, stoccaggio e trasporto del gas.
  1. Si all’estensione della VIS (Valutazione di Impatto Sanitario = studio epidemiologico) a tutti i comuni delle aree estrattive (area COVA e Tempa Rossa).

A oggi, infatti, l’unico studio attualmente in atto, è la VIS relativa ai comuni di Viggiano e Grumento Nova e che ha dimostrato scientificamente che:. L’INQUINAMENTO DELL’ARIA C’E’. L’INQUINAMENTO E’ DOVUTO AL COVA. LO STUDIO DI COORTE DIMOSTRA UN AUMENTO DI RISCHIO DI MORTE O RICOVERO PER LE MALATTIE PRESE IN CONSIDERAZIONE, ALL’AUMENTARE DELL’ESPOSIZIONE ALLE EMISSIONI DEL COVA, Il progetto EPIBAS della Fondazione Biomedica che interessa tutti i comuni delle due valli del petrolio si presenta invece come una mera sorveglianza sanitaria! 3. SI: all’inserimento delle conclusioni e delle raccomandazioni della VIS nelle procedure di autorizzazione dell’AIA del COVA e per ciascuna delle autorizzazioni in corso o da rilasciare per tutte le strutture connesse al COVA o a esso vicine (es: taglio del bosco di querce previsto in procedimento di autorizzazione VAS) RACCOMANDAZIONI DELLA VIS

  • Migliorare il monitoraggio ambientale delle emissioni dannose (le 5 centraline esistenti spesso perdono i dati o presentano dati non concordanti);
  • Ripetere nel tempo il monitoraggio dell’esposizione delle persone residenti, comprese le misurazioni nel tempo delle concentrazioni di COV nell’espirato di selezionati volontari, utile strumento per valutare nel tempo il potenziale effetto dell’esposizione ambientale sul metabolismo umano;
  • Elaborare e valutare i dati sanitari su base annuale a scopo descrittivo e di sorveglianza ambiente-salute; • Stabilire nell’area una rete PID (sensori innovativi per la rilevazione dei COV) abbinata al sistema Odorlab (sistema innovativo di monitoraggio e campionamento degli odori basato sulle segnalazioni della popolazione);
  • Migliorare la qualità del monitoraggio delle concentrazioni di inquinanti al suolo;
  • Sviluppare attività permanenti di informazione, comunicazione e formazione su ambiente e salute coinvolgendo tutti i portatori di interessi;
  • Integrare le stazioni meteorologiche al suolo con l’installazione di una torre meteorologica affidabile, considerata l’altezza raggiunta dai pennacchi, ma anche e per la gestione delle emergenze in caso di incidente industriale;
  • Integrare ulteriormente gli studi della VIS, estendendola a tutti i comuni dell’area e aree vicine sotto-vento (es. Corleto Perticara). Inoltre non siano rilasciate VIS e AIA relative al COVA finché: non sia completata la bonifica dell’area del COVA inquinata in seguito allo sversamento scoperto nel gennaio 2017
  • la produzione venga ridotta (e non certo aumentata) al di sotto degli attuali 82.000 barili/giorno (quantità autocertificata da ENI) che già così tante criticità ambientali e di salute hanno determinato nell’area, benché siano autorizzati a produrre fino a 104.000 barili/giorno (e che in molti documenti ufficiali si parli di aumento fino a 129.000 barili/giorno).

 

  1. SI alla modifica della D.G.R. n.1640 del 30 novembre 2012 “Norme tecniche e azioni per la tutela della qualità dell’aria nei Comuni di Viggiano e Grumento Nova. Le proposte di modifiche riguardano i seguenti inquinanti con i rispettivi limiti suggeriti: • IDROCARBURI NON METANO (NMHC)

Limite massimo di accettabilità: 200 µg/m3

come media trioraria

DPCM 28.3.1983 in vigore fino al 2010)

Preallarme: 500 µg/m3

Allarme: 700 µg/m3

Emergenza: 1000 µg/m3

  • IDROGENO SOLFORATO (H2S)

Limite giornaliero massimo (già previsto dalla DGR della Regione Basilicata: media giornaliera): 32 µg/m3

Limite orario massimo: 80 µg/m3

il dpr 322/71 ora abrogato fissa un limite di 100 µg/m3

che deve essere ridotto del 20%)

  • BENZENE

Si propone un obiettivo di qualità di

1 µg/m3 (riferito alla concentrazione media annuale)

da conseguire nel 2018 al fine di porsi per gli anni successi obiettivi sempre più bassi considerato che trattasi di un accertato cancerogeno

  • ODORI

COMPOSTI ORGANICI VOLATILI (VOC)

In analogia a quanto previsto per i NMHC nella legge regionale siciliana, si rende opportuno indicare per le molestie odorigene questi valori di allerta relativi ai COV:

Preallarme: 500 ppm

Allarme: 700 ppm

Emergenza: 1000 ppm

  • BIOSSIDO DI ZOLFO (SO2) E’ un inquinante normato a livello nazionale e regionale. Si propone l’abbassamento ulteriore dei limiti massimi al 50% dei valori fissati dalla normativa nazionale, sia per quanto riguarda il valore medio giornaliero che per quello orario.

Limite giornaliero massimo (media giornaliera): 87 µg/m3

Limite orario massimo: 175 µg/m3

  • ZONIZZAZIONE

Si propone l’approvazione di una nuova zonizzazione dei due comuni interessati, realizzata sulla base dei criteri seguiti nello studio VIS, con particolare riferimento alle mappe di concentrazione media annua degli inquinanti emessi dai vari camini del centro e costruite sulla base delle condizioni meteorologiche prevalenti e delle caratteristiche emissive. La zonizzazione proposta è quindi, non più sulla base dei confini comunali, ma è effettuata in relazione alla diffusione degli inquinanti, in modo da evidenziare le aree all’interno dei comuni con basso o nullo inquinamento.

  • BLACK CARBON (BC)

Il carbonio elementare o Black Carbon (BC) e la sua componente organica (Organic Carbon) costituiscono la frazione carboniosa del particolato atmosferico emessa in ogni processo di combustione incompleta. Alcune frazioni di Organic Carbon contenenti gli IPA sono considerate tossiche, cancerogene e mutagene. Le emissioni di BC sono attualmente ritenute dalla comunità scientifica una delle cause dei cambiamenti climatici globali assieme a quelle dei gas serra. Si propone di programmare indagini approfondite sul BC, finalizzate all’individuazione di limiti da introdurre in normativa regionale.

  1. SI alla sicurezza partecipata dai cittadini nell’area intorno al COVA.

Perché i candidati si facciano portatori di esigenza di maggiore sicurezza da parte delle popolazioni residenti in tutti i paesi intorno al COVA, a partire dal Piano di Emergenza Esterno del comune di Viggiano scaduto e non ancora rinnovato da 2 anni (nonostante i tanti non incidenti, chiusure e modifiche, quali l’entrata in funzione della quinta linea; l’ultimo aggiornamento, infatti, risale al 14 marzo 2014 e si sarebbe dovuto nuovamente aggiornare dopo tre anni, entro il 14 marzo 2017) per cui si chiede l’introduzione della sicurezza partecipata in cui il cittadino non sia solo l’utente ma il protagonista del Piano di emergenza. Si ricorda a questo proposito che non si sono mai fatte esercitazioni sulla sicurezza che coinvolgessero i cittadini dell’area intorno al COVA, dal 1996 anno della sua entrata in funzione.

  1. SI al controllo della destinazione d’uso delle decine e decine di ettari intorno al COVA in corso di acquisizione da parte di ENI.

L’ENI sta procedendo da tempo all’acquisizione di terreni in aree rurali o industriali verso est rispetto al COVA, fino al torrente Casale. Attualmente è quasi terminata l’acquisizione di altri 70 ettari che si aggiungono ai 18 attuali occupati dal COVA.

E’ in corso inoltre un’altra trattativa, di cui sono a conoscenza il comune di Viggiano e la Regione Basilicata, con i proprietari di altri terreni e costruzioni nelle altre aree adiacenti ubicate soprattutto verso Viggiano e al di sotto della strada statale ….per l’acquisizione di altre decine e decine di ettari.

Si chiede l’impegno dei candidati perché non si abbia la modifica di destinazione d’uso trattandosi soprattutto di aree agricole.

  1. SI all’opposizione all’inserimento della Val d’Agri nel PiTESAI in sede di conferenza unificata.

Considerato che il governo, con Legge 11 febbraio 2019 n.12 di conversione del Decreto-Legge 14 dicembre 2018 n. 35, ha rinnovato automaticamente la concessione Val d’Agri che scadeva il 26 ottobre 2019, si chiede che la Regione Basilicata si opponga all’inserimento della Val d’Agri tra le aree idonee alla ricerca e coltivazione degli idrocarburi all’interno del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI) che sarà approvato entro 18 mesi, visto che “ Limitatamente alle aree su terraferma, il Pian o sarà valutato d’intesa con la Conferenza Unificata ”.

Considerato, infatti, che “ Nel Piano si terrà conto di tutte le caratteristiche territoriali, sociali, industriali, urbanistiche, morfologiche, dell’impatto sull’ecosistema delle rotte marittime e indicherà tempi e modi di dismissione e ripristino degli impianti che hanno cessato la loro attività ”, si mette in evidenza che:

La Val d’Agri è tra le aree d’Italia a più alto rischio sismico, presenta un sistema idrografico importantissimo e delicato che tra l’altro alimenta il lago del Pertusillo (posto a circa 1 km a valle del COVA) la cui acqua è utilizzata in Basilicata e Puglia per uso domestico e agricolo, è sede del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano e di diverse aree SIC, sebbene nel parere di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente del 5 febbraio 1999, si metteva in evidenza che si trattava di una valle chiusa con possibili fenomeni di alte concentrazioni di inquinanti, come di fatto 20 anni dopo è stato dimostrato dallo studio della VIS, tuttavia non si sono evidentemente realizzate le condizioni tecniche (le migliori soluzioni tecniche) e di monitoraggi ambientali che il ministero obbligava a realizzare, viste le continue “anomalie” e incidenti al COVA e i continui superamenti dei limiti ai camini autodenunciate da ENI senza alcuna reazione da parte degli ENTI regionale preposti al controllo.

  1. NO ai nuovi pozzi in Val d’Agri .

E’ già prevista invece la perforazione di ulteriori nuovi 5 pozzi (Alli5, S. Elia1, Cerro Falcone7 + 2 bidreni), in località Civita di Marsicovetere, nell’ambito del permesso di coltivazione “Val d’Agri”; 9. NO: all’autorizzazione di nuovi pozzi di reiniezione. Sono previsti nuovi pozzi di reiniezione: Monte Alpi 9 Or (Grumento Nova, che per ora sembra però essere stato messo da parte), Monte Alpi 1 est (Grumento Nova), Monte Enoc 1 ovest” (Viggiano). Questi ultimi due pozzi sono indicati nella “Richiesta di modifica del programma di coltivazione del giacimento Val d’Agri” che ENI nell’ottobre 2017 ha inviato all’UNMIG (Ufficio Minerario Idrocarburi e Georisorse del MISE) e per cui la regione Basilicata ha recentemente espresso diniego.

  1. NO ai nuovi permessi di ricerca e coltivazione in Basilicata.

La Basilicata, infatti, è interessata in terra ferma da 18 istanze di permessi di ricerca, 11 permessi di ricerca, 20 concessioni di coltivazione di idrocarburi, pari ai 2/3 del territorio regionale. Chiediamo che i candidati si impegnino per portare queste istanze regionali al Governo.

  1. NO all’autorizzazione del progetto Blu water: “Tecnoparco” in Val d’Agri.

Progetto che segue a ruota i tre impianti mobili già in funzione nell’area del COVA e autorizzati nell’ambito degli interventi di messa in sicurezza d’emergenza in seguito alla fuoriuscita di greggio del gennaio 2017.

  1. NO alla continuazione dell’attività del pozzo di reiniezione Costa Molina.

L’attività del pozzo di reiniezione Costa Molina è iniziata nel 2006. Diciamo no, sia perché ha una storia di continue contaminazioni ambientali (nel settembre 2010 l’ARPAB comunicò la contaminazione delle falde, per cui la condotta di reiniezione diventa sito  contaminato, mentre nel 2017 l’attività del pozzo è stata sospesa per ben due volte in pochi mesi), sia perché è provato scientificamente che la reiniezione può generare sismicità indotta (ricerche CNR-IMAA Istituto Metodologie Analisi Ambientale), cosa estremamente grave in un’area ad alta sismicità come la Val d’Agri. CM2 fu sequestrato il 31 marzo 2016 insieme al Centro Olio di Viggiano, nell’ambito dell’inchiesta sulle attività estrattive in Basilicata della Procura di Potenza che ne ha poi disposto il “dissequestro temporaneo” il 1 giugno, per permettere all’Eni di fare alcuni lavori “di modifica tecnica” . Nel 2017, dopo la scoperta dello sversamento di petrolio, l’attività del pozzo è stata nuovamente sospesa per ben due volte in pochi mesi: una volta perché sarebbero state iniettate acque inquinate miscelate ad altri liquidi chimici, un’altra per la presenza di sostanze inquinanti rilevate in monitoraggi ARPAB. Ha ripreso a funzionare nel settembre 2017.

 

Viggiano, 18 marzo 2019

Osservatorio Popolare per la Val d’Agri