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Salvini a cena con il re dei rifiuti petroliferi. Bevono alla loro salute anziché tutelare quella dei lucani foto

Che ci faceva il Ministro dell'Interno a tavola con l'imprenditore materano Giovanni Castellano?

Che ci faceva il Ministro dell’Interno a cena con l’imprenditore materano Giovanni Castellano?

Castellano, padrone di casa nell’hotel dove lo scorso 12 marzo si è svolta la cena di Matteo Salvini con i suoi sostenitori lucani, in Basilicata richiama la parola petrolio e rifiuti. 

Nella foto pubblicata da Il Mattino di Puglia e Basilicata l’imprenditore materano siede al tavolo con il “Capitano”, e, tra gli altri, il candidato alle prossime elezioni regionali, Antonio Cappiello e il senatore leghista lucano Pasquale Pepe che se pure non visibile nello scatto, ci assicurano essere tra i fedelissimi commensali del ministro. 

I più informati sapranno certamente che il nome di Castellano in Basilicata è direttamente riconducibile alla Semataf, che gestisce la mega discarica di rifiuti e reflui petroliferi in quel di Guardia Perticara, Val d’Agri.

Se ciò non bastasse a imbarazzare Salvini e i leghisti lucani, l’imprenditore è stato coinvolto in inchieste giudiziarie per smaltimento illecito di rifiuti e mazzette nella costruzione dell’oleodotto Viggiano-Taranto. Solo lo scorso dicembre, inoltre, Castellano è stato condannato a un anno, al termine del processo di primo grado, nell’ambito dell’inchiesta Monnezzopoli, che nel 2012, travolse la gestione delle discariche lucane.

E’ invece un’inchiesta giornalistica del 2014, de L’Espresso a raccontarci di “ombre lucane” nella gestione delle bonifiche nella Terra dei Fuochi. Nell’articolo intitolato “Mafia Capitale, le mani di Carminati sulla Terra dei Fuochi” gli autori Giovanni Tizian e Nello Trocchia raccontano di “appalti per la bonifica affidati a una ditta della rete del boss a capo del sistema criminale romano. E ad altre aziende sotto inchiesta”.

“L’Espresso-si legge- ha scoperto che una delle società che si sono aggiudicate l’appalto per sistemare uno dei siti inquinati è la Semataf, di proprietà di una srl, la Fincast, amministrata da Giovanni Castellano. Castellano due anni fa è finito in carcere per la gestione della discarica comunale di Salandra, in provincia di Matera. Pure in questo caso, il procedimento penale non ha impedito che ottenessero gli appalti.”

Al netto dell’opportunità per un ministro di sedere al tavolo con una persona più volte finita in inchieste giudiziarie, la foto di Salvini a tavola con un imprenditore della filiera petrolifera, conferma la mai celata volontà della Lega di considerare la Basilicata terra dalle viscere d’oro da cui continuare a estrarre petrolio. Che si sia discusso proprio di questo, in quell’hotel materano, tra un brindisi alla loro salute e un raffinato risotto?