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Teresa “pane e coraggio” vuole ancora fuggire

Ripropongo questo mio editoriale perché ancora nulla è cambiato e nella speranza che qualcosa cambi

Lo so, so bene che cosa ti hanno insegnato a scuola. La Repubblica, il Parlamento, la Costituzione. La geografia del Paese con l’economia, le città, le strade. Ti hanno insegnato la partita doppia e hai dovuto imparare Dante a memoria. Tu avevi l’orizzonte davanti, i tuoi progetti. Studiavi, mentre tuo padre faceva i suoi straordinari in fabbrica, per comprare i libri dei tuoi sogni. Tua madre come una trottola dalla mattina alla sera, a pulire le scale dei condomini di via Mameli, per aiutare tuo fratello col pallino dell’agricoltura.

Tanti giorni, mesi, anni. Troppi sacrifici. Lo so, so che poi papà si è ammalato. Niente lavoro, niente straordinari. Ma tu avevi il sogno. L’università, la laurea in ingegneria. Hai studiato di notte e lavorato di giorno, in quella pizzeria di piazza San Sebastiano. Lì ti ho conosciuto, sguattera elegante, ragazza determinata con la paura di niente. Ce l’hai quasi fatta. La laurea è lì appesa nello stanzino dove papà costruiva le sue navi con gli stuzzicadenti. Appesa da molto tempo.

Tua madre non ce la fa più, aspetta la pensione che non arriva, perché quei maledetti neanche le hanno versato i contributi. Tuo fratello ha l’azienda agricola che dovrà chiudere. Ti fanno soffrire quelle bottiglie di anice nascoste tra gli attrezzi della stalla. Ti ricordi la Divina Commedia? Mentre cerchi di dormire almeno questa notte, pensi che Dante abbia scherzato. L’inferno è un’altra cosa. E’ quell’illusione che chiamavi sogno. E’ quell’amore disperato per tuo fratello che sta morendo, quell’impotenza che provi verso tua madre avvilita, è quel ricordo dolente di tuo papà che è morto di lavoro.

Oggi, mentre cerchi uno spiraglio nell’orizzonte, sai che Dante ha sbagliato tutto. I vari Bocca degli Abate, Brunetto Latini, Ciacco, Filippo Argenti, Ruggiero degli Ubaldini, e tutti quelli come loro, oggi governano la tua Regione. Hai provato a fare i concorsi. Lo schifo lo hai visto, toccato. Hai provato ad aprire il tuo studio di ingegneria. Volevi dimostrare al mondo che sei brava, indipendente, libera. “Non devo dire grazie a nessuno”. Ma la banca non ti ha dato un centesimo, al Municipio ti hanno chiesto la tessera del partito, alla Camera di Commercio hanno fatto spallucce. Il tuo progetto, candidato al finanziamento per la promozione delle piccole imprese, è stato bocciato. Però hai scoperto che altri sono stati finanziati, grazie agli amici dello zio. Hai scoperto che certi studi di ingegneria hanno monopolizzato il mercato. Centinaia di milioni di euro di progettazione. Che vergogna. Quella sera volevi fuggire.

Ma sei ancora qui, in questa realtà kafkiana, dove gente incapace guadagna un sacco di soldi grazie alla politica. A te basterebbe poco. Sei ancora qui, dove gente senza morale, né scrupolo sperpera milioni di euro di soldi pubblici. Eppure la banca ti ha negato dieci mila euro. Quella stessa banca che ha campato con le tasse di tuo padre e di tua madre. Sei ancora qui dove certi personaggi spendono decine di migliaia di euro in ristoranti. Eppure a tua madre basterebbe una pensione di 12 mila euro l’anno, quanto lor signori spendono per un banchetto. Caviale, ostriche e codardia.

Tu volevi cambiare il mondo, ricordi? Non eri sola. Però gli altri, nel frattempo, si sono fatti cambiare dal mondo. Ma ancora non sei sola. Cara Teresa, non fuggire. Qui c’è tanta gente per bene. Vedrai, vedrai che qualcosa cambierà. L’inferno adesso dorme. Ma saremo noi a scatenarlo. Resisti e agisci, amica mia. Ricordi il nostro piatto preferito? Pane e coraggio. Il tuo soprannome.

Già pubblicato il 6 ottobre 2012 su basilicata24.it