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Elezioni comunali a Potenza. Loro vinceranno ma la città sarà sconfitta foto

L’obiettivo è mettere le mani sull’urbanistica, sui regolamenti edilizi, sui progetti finanziati e finanziabili, sugli appalti succulenti

Un tempo, il candidato o la candidata avevano un curriculum di militanza politica nelle piazze, nelle sezioni, nelle sale gremite di gente che partecipava alla costruzione di “un mondo migliore”. Ognuno aveva la sua idea di mondo ma tutti si preoccupavano del mondo, del loro quartiere, della loro città. Dibattiti, discussioni, conflitti, persino le botte ci scappavano tra i più intransigenti partigiani dell’una o dell’altra idea di mondo. La lotta era al centro del senso dell’esistenza politica di una persona. Essere parte di un sogno, di un ideale, o anche di un’ideologia, costituiva l’etica della partecipazione individuale e collettiva al “mondo”.

Purtroppo, è andato tutto a puttane. Personaggi che cambiano casacca sull’uscio della porta. Che passano da una bottega all’altra senza ritegno, che inseguono desideri non sogni, soldi non battaglie, idiozie non ideali, apparenza non sostanza. Oppure inseguono affari.

C’è gente che senza un posto in qualunque buco delle istituzioni non riesce a campare. Sarà un problema di auto stima, di denaro, di sopravvivenza esistenziale. Fatto sta che una candidatura alle elezioni comunali o alle regionali diventa vitale. Vedi gente elemosinare spiccioli di prestigio, un sorso di apparenza, un gettone di presenza. E’ curioso come questa gente ritenga di essere all’altezza del governo di una città, di un paese, anche quando non ha alcuna esperienza amministrativa, non ha una professione, un titolo di studio, un libro sul comodino, non ha mai lottato e rischiato per una causa. Anche quando ha già dato prova di insipienza e di incapacità di governo. Si tratta di persone che vivono da sempre con l’assegno della politica e di altre che aspirano a ottenerlo.

E poi ci sono le persone “malate” di vippismo o, se volete, di vipperia provinciale, alla ricerca di nuove banalità simboliche che diano senso alla loro vacua esistenza in una città civicamente grigia. La loro è una necessità psicologica, devono poter dire “io sono qualcuno qui” e pavoneggiarsi sulla scena pubblica. Loro non sanno che amministrare una città è cosa seria, molto seria. Loro vedono la politica da una prospettiva ludica, goliardica.

E poi ci sono quelli che gli ideali ancora li conservano, un po’ spaesati dalla morte della politica con la P maiuscola. Vogliono una città vivibile, il parco al posto dello stadio e dei centri commerciali, vogliono l’aria da respirare e il cielo da guardare. Sognatori che custodiscono degnamente e con cura un posto alla speranza. Loro vedono la politica dalla prospettiva degli ideali e dell’etica del futuro. Avrebbero dovuto fare fronte comune e invece sono sparigliati di qua e di là.

Ma ci sono anche e soprattutto loro, quelli che hanno obiettivi, interessi, finalità. Quelli che danno le carte e truccano la partita. Sono loro che aspirano a mettere le mani sulla città, sull’urbanistica, sui regolamenti edilizi, sui progetti finanziati e finanziabili, sugli appalti. Loro vedono la politica dalla prospettiva del business. E saranno loro a vincere, purtroppo. Basta vedere la composizione delle liste, le forze in campo e le ambiguità di alleanze precotte e date in pasto agli elettori.

Scusate il pessimismo, ma anche questa volta Potenza perderà l’occasione di rinascere. E non sarà per causa dei potentini, ma di una parte di loro. Quella parte intellettualmente dormiente, parassitaria, familistica, ignava, egoista, mediocre, che nella storia ha sempre ricamato trame di stupidità.