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Riserva regionale Calanchi: “Cartellonistica da 60mila euro, ma un lucchetto la chiude ai turisti”

La nota di Giovanni Ronco, portavoce M5S in Consiglio comunale a Montalbano Jonico

Sulla Jonica non esistono indicazioni stradali per la “Riserva regionale dei Calanchi” di Montalbano Jonico, uno dei paesaggi più tipicamente lucani. Lungo la Val d’Agri e la ex ss 103, che costeggiano buona parte dell’area protetta, non esistono nemmeno strade di accesso a norma per l’area protetta e, in 7 anni, dal 2012, anno della sua istituzione, avrebbero potuto realizzarle. Non esiste nemmeno un parcheggio per autobus e comitive di turisti. 

La cartellonistica “scientifica” messa pochi mesi fa è già sbiadita. È stato un lavoro affidato a trattativa privata all’agenzia Apea, che è una generica società di servizi che nulla c’entra con le aree protette, la quale avrà a sua volta subappaltato il tutto a qualche società di ignoranti, visti gli errori di grammatica e la scopiazzatura indegna dei testi. 

Questa cartellonistica ci è costata 60 mila euro, insieme ad alcuni lavori di sistemazione di un tratturo e del piazzale realizzato per lo spettacolo canoro estivo, che costa alla comunità altre 50 mila euro all’anno di denaro pubblico, senza creare profitti collettivi e locali.

La “Riserva regionale dei Calanchi” è molto ampia e ha una stratificazione di Pleistocene medio di 500 metri di rara purezza. Ad Atri, in Abruzzo, esiste una riserva molto simile, un identico terrazzo marino argilloso e calanchivo, a una quindicina di km dal mare, che è però priva della stratificazione pleistocenica di rara purezza. Nonostante ciò, riceve ben 4 mila visitatori all’anno, che per una comunità come Montalbano, significherebbe tornare a un giro commerciale di piccola economia locale, lo stesso che il paese aveva negli anni ’80, quando era popolato da più di 10 mila persone, fatto di consumazioni, acquisti e pernotti. Le tante case vuote, potrebbero finalmente produrre reddito e smetterla di essere solo spese per manutenzione e tasse. 

Ci sono voluti 12 anni, dal 2000 al 2012, per vedere istituita questa unica e bella “Riserva dei Calanchi”, perché è dura avere le aree protette in una regione dove si fa prima a dare permessi per un pozzo estrattivo. Sono passati 7 anni per vederla di fatto tenuta chiusa da questa amministrazione, addirittura col lucchetto sull’anonimo cancello di ingresso. Lucchetto che chiude ai turisti, che potrebbero arricchire la comunità, ma non ai cacciatori sele-controllori dei cinghiali, che hanno il merito, a differenza dei turisti, di votare per le amministrative cittadine: l’estate scorsa sono stati autorizzati a sparare nella riserva dal sindaco Piero Marrese. 

I cinghiali non sono spariti, anzi, si sono moltiplicati, e i turisti sono sempre di meno. All’ingresso del paese, finalmente, si può leggere che esiste la “Riserva regionale dei Calanchi” lucani.  Intanto, continua lo spopolamento del paese, aumenta l’indebitamento del Comune e non si riducono le tasse ai cittadini.

Giovanni Ronco, portavoce M5S in Consiglio comunale