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Terremotati cronici. Dopo 20 anni senza casa inizia il quarto sciopero della fame foto

La protesta di Carmine Marotta che si dice pronto a trasferirsi in una grotta in attesa dell'agibilità della sua abitazione

E’ il caso di chiedersi “dove eravamo rimasti”? visto che alla storia di Carmine Marotta e di sua madre Serafina Ferrano ancora non è stata scritta la parola fine.

Di entrambi abbiamo più volte scritto per raccontare di come, a ormai quasi 21 anni dal terremoto che colpì l’area sud della Basilicata, siano rimasti “terremotati cronici” come ripeteva appunto la signora Serafina che la sua casa di Trecchina aveva dovuto lasciarla perchè resa inagibile dal sisma. 

Per rientrare nella sua abitazione, l’ormai anziana “zia Fifina” aveva avviato con forza e determinazione una battaglia di cui si erano occupate anche le televisioni nazionali. Una battaglia che però la donna ha smesso di combattere quando è venuta a mancare nel febbraio 2017 portandosi nella tomba il desiderio di tornare a morire a casa sua. 

Ad ereditarne il testimone suo figlio Carmine Marotta, speleologo, attualmente disoccupato, che in questi giorni ha intrapreso il quarto sciopero della fame per denunciare che dopo 20 anni dal terremoto ancora non può abitare nella casa di famiglia.

L’uomo pur vivendo da 30 anni a Prato con la moglie e i suoi tre figli, è rimasto legato a Trecchina dove fa ritorno spesso. La gioia di ritrovare gli amici d’infanzia e i luoghi che lo hanno visto rescere però si è trasformata in un incubo. 

Nel luglio 2017, i tecnici della direzione lavori certificano la fine dei lavori e la corretta esecuzione degli stessi autorizzando anche il rientro delle persone allontanate al momento del sisma certificando le case salubri e senza infiltrazioni di acqua. Una gioia che Carmine non può condividere con sua madre, morta con il desiderio di tornare a casa sua.

Carmine, entrato in casa nei primi giorni di agosto 2017, ha l’amara sorpresa di trovare tante cose non eseguite secondo le prescrizioni progettuali e con l’intervento di un tecnico di parte chiede alla direzione lavori ed alla impresa edile di sistemare i vizi e le difformità. Fra questi anche le abbondanti infiltrazioni di acqua rilevate in alcuni punti dalla copertura (tetto), da un terrazzo e dagli infissi esterni. A volte l’acqua si infiltra nell’impianto elettrico e gocciola dalle lampadine del piano sottostante. Purtroppo l’acqua inzuppa anche le travi di legno che sorreggono la copertura.

Viene nominato un ingegnere per redigere un Collaudo Tecnico Amministrativo ma dopo i primi sopralluoghi si dimette dall’incarico per motivi personali. Nel febbraio 2018 viene nominato un nuovo collaudatore che impiega altri mesi per redigere prima delle bozze e poi il verbale finale attestando che le case non sono agibili e abitabili perché entra acqua all’interno e per altri difetti di minore importanza che comunque non consentono il collaudo. Ancora uno stallo, ancora tutto fermo.

Carmine chiede la documentazione all’amministratore condominiale e per ottenerla non bastano le PEC, deve procedere con tre scioperi della fame.

Dorme in auto per dei mesi dinanzi alla casa dichiarata inabitabile dopo che sono stati spesi soldi pubblici e privati per la ristrutturazione sismica. Si attiva l’amministratore condominiale con la impresa edile, chiede anche lui un intervento risolutivo. Viene bloccato l’ultimo pagamento. Lo stesso amministratore, a ottobre 2018, diffida l’impresa edile a sistemare i vizi entro 15 giorni, dopo di che provvede alla nomina di altra impresa edile per “riparare gli immobili in danno”.

Trascorre un altro inverno, piove tanto e le infiltrazioni aggravano la situazione, già precaria, della copertura, ogni volta che piove entra acqua in casa e le travi interessate continuano a bagnarsi e a perdere parte della loro funzione statica. 

Nel frattempo sia Carmine che gli altri condomini interessati dal risanamento dei vizi chiedono al tribunale di Lagonegro un accertamento tecnico preventivo per verificare la reale situazione degli immobili. Purtroppo l’amministratore non ha ancora dato seguito alla diffida fatta in ottobre ed è sempre tutto fermo pur essendo passati altri 6 mesi. Da qui la decisione di fare un nuovo digiuno, il quarto in poco più di un anno. Sicuramente il più importante e anche il più pericoloso.

Affronto questa ultima protesta-spiega Carmine- consapevole dei rischi e per tal motivo ho voluto rimanere qui a Prato. Le condizioni di sicurezza sono migliori. Non pensavo di arrivare di nuovo a questo punto, ma non ho scelta. L’Amministratore Condominiale deve muoversi per sostituire l’impresa edile visto che già in ottobre aveva provveduto a far partire la diffida. Se procede velocemente in pochi mesi abbiamo risolto tutto, ma deve agire e non più aspettare. Non so cosa aspetta ancora visto che è stata individuata anche una nuova azienda edile pronta a risanare vizi e difetti”.

Carmine -ci racconta la moglie Antonella- beve acqua e infusi e non assume alcun cibo solido. Tutte le mattine e sere controlla i parametri vitali. E’ comunque pronto a trasferirsi in Basilicata anche a sciopero della fame in corso per proseguire la sua protesta. Questa volta deciso ad andare ad alloggiare in una grotta in attesa dell’agibilità ed abitabilità della sua casa”.

Al momento Carmine-spiega il suo avvocato Antonio Forte del Foro di Lagonegro-attende fiducioso il corso della giustizia anche se messo a dura prova dalle lungaggini procedurali”.