Basilicata24 - Il quotidiano online di inchieste, approfondimenti e notizie di politica, cronaca, economia, cultura, ambiente, sport - Il quotidiano online della Basilicata dedicato a notizie di politica, cronaca, economia, cultura, sport

Le europee in Basilicata. Sfonda la destra, sinistra paralizzata, M5S aggrappato al Sud

Proviamo a fare una prima analisi sommaria del voto europeo

La Lega di Matteo Salvini ha vinto le elezioni in Italia con il 34,4 per cento, quasi il doppio del Movimento 5 Stelle, suo alleato di governo. Il Partito Democratico è secondo con il 22,7 per cento dei voti. Nel resto dell’Unione Europea i partiti sovranisti e populisti non hanno sfondato, come qualcuno prevedeva, mentre i blocchi tradizionali di centrodestra e centrosinistra hanno perso voti a vantaggio dei liberali e dei Verdi. Il risultato è un’Europa ancora più frammentata dove però i blocchi contrapposti del parlamento uscente centrodestra e centrosinistra, seppure ridimensionati, restano al centro delle dinamiche politiche.

Proviamo ora a fare il confronto tra le europee di ieri e quelle del 2014 in Basilicata. Il dato più “sorprendente” è quello della Lega di Salvini che dal nulla delle consultazioni di 5 anni fa (0,7%) fa un salto record al 23,32% collocandosi secondo partito dopo il M5S al 29,67% e prima del Pd al 17,37%. Se sommiamo i voti di Forza Italia (9,40, in discesa) e di Fratelli d’Italia (8,39, in salita) il centro destra conferma il dato delle scorse regionali del 24 marzo, con un peso maggiorato della lega pari al 6%. C’è un altro fenomeno che si sta insinuando nell’elettorato lucano e riguarda il germoglio dell’estrema destra fascista che registra uno 0,46% tra Forza Nuova (0,13) e Casapound (0,33). In termini assoluti, quasi 1.100 lucani hanno votato per queste due forze estreme. Non c’è dubbio, la destra avanza in Basilicata. Anche se in misura minore rispetto ad altre regioni sia del sud sia del centro nord. A fare da muro di contenimento il solito M5S che registra performance migliori che altrove e che rispetto al voto del 2014 cresce di 8 punti.

Tuttavia, il dato più eclatante emerge se in confronto lo si fa con le politiche del 4 marzo 2018. In questo caso i penta stellati perdono oltre 10 punti, mostrando in ogni caso una resistenza maggiore rispetto all’intero Paese dove il Movimento perde 15 punti. Il Partito democratico al contrario registra in Basilicata una performance deludente rispetto al resto del Paese. Tutta la sinistra lucana sembra ferma al palo, paralizzata da una dinamica del consenso che continua a respingere anche le forze di sinistra esterne al Pd. Insomma, la Basilicata al momento deve rassegnarsi alla destra.

La Lega stravince con una proposta politica semplice, nettamente centrata su pochi punti, inserita in un quadro diacronico che coglie al volo, rilanciandoli continuamente, i temi più caldi nella pancia degli elettori. Una campagna tipica di destra che comunica e diffonde incertezze, paure, nevrosi alle quali la Lega fornisce risposte già pronte, immediate seppure illusorie. Gli italiani approvano. La Lega non fa ragionamenti complessi, al contrario del Pd e persino del M5S. Il semplicismo e la narrazione di superficie pagano. Pagano in un Paese in cui molta gente crede, e ha bisogno di credere, ancora nei  fantasmi e vive di percezioni. L’invasione islamica, la legittima difesa, la tutela dei confini, il patriottismo, l’onore, la famiglia, l’interesse nazionale, l’omofobia, i valori della tradizione e delle radici. Tutto condito da un ritorno al simbolismo religioso, al fondamentalismo cristiano, alla simbologia e all’estetica fascista. L’analisi dei flussi ci farà capire meglio dove siamo finiti. A prima vista pare che la Lega abbia assorbito una parte dei voti del M5S, di Forza Italia e un pezzo di vecchio astensionismo.

Il M5S paga il prezzo dell’ambiguità delle scelte a livello governativo, paga il prezzo del patto mortale con la Lega ma soprattutto è penalizzato dalla sua carenza identitaria. Una forza politica che vuole durare nella storia deve poggiarsi su una struttura identitaria e una visione chiare, condivise, politicamente distinguibili dagli altri. Questa è l’emergenza del M5S in Italia prima di qualunque riorganizzazione o revisione delle regole e dei codici interni. Prima le fondamenta identitarie e la visione, che sono saltate perché fragili dalle origini, e dopo una nuova governance, un nuovo fronte di dialogo con il resto del Paese. Sarebbe da sciagurati oggi intraprendere una lotta interna per fare cadere la testa di qualche caprio espiatorio.