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La Lega, il Nord e le mafie

Oggi Salvini ha bisogno dei voti del Sud per mantenere e far crescere un partito nazionale. E il suo approccio al proselitismo elettorale sembra simile a quello degli imprenditori del Nord che, per convenienza, si sono portati le mafie in casa

Sono completamente d’accordo con chi sostiene che le mafie al Nord si sono radicate grazie anche al negazionismo. Quel negazionismo che ha caratterizzato per decenni le classi dirigenti meridionali: “la mafia non esiste”. Men che meno al Nord dove sarebbe stato sconveniente ammettere un fenomeno che avrebbe chiamato in causa imprenditori, politici, dirigenti quali corresponsabili del radicamento mafioso nelle regioni centro-settentrionali.

Le mafie per esistere, insediarsi ed espandersi hanno bisogno di relazioni. E in queste relazioni o interconnessioni, o scambi sono attori gli imprenditori, gli operatori economici, i politici. Da decenni ormai il centro-nord ha incorporato nei sistemi economici e politici locali, le organizzazioni mafiose. Scrive Isaia Sales: “Le mafie al Nord si sono radicate perché fanno parte integrante di un sistema economico che le usa e si fa usare senza nessuna distinzione o scrupolo morale. Un numero sempre più cospicuo di uomini politici risulta da diverse indagini eletto con i voti (richiesti) degli ‘ndranghetisti.”

Le mafie al Nord non le ha portate nessuno. Sono stati alcuni imprenditori, avvocati, dirigenti amministratori locali a portarsele in casa. Perché? Per convenienza, opportunità economiche e di potere.  È stata una scelta, non obbligata, di quelle imprese del Nord che si sono sedute al tavolo dei mafiosi per la spartizione degli appalti, dei subappalti delle opere pubbliche del Mezzogiorno e che hanno incassato miliardi grazie anche alle mafie. Dalle autostrade, ai porti, agli impianti siderurgici, alla ricostruzione post terremoto, ai fondi europei per l’agricoltura.

La narrazione leghista, e anche di certa destra e sinistra, del meridionale arretrato, con l’indole omertosa e malevola che ha portato il virus della delinquenza mafiosa nelle laboriose e oneste città del Nord, non regge ormai da tempo perché falsa.

È evidente che le mafie, grazie anche al negazionismo da un lato e alla connivenza delle classi dirigenti dall’altro, hanno invaso intere regioni del Nord. Una parte consistente dell’economia settentrionale è “inquinata” da proventi illeciti riciclati nei circuiti legali.

L’ex ministro nordista Pietro Lunardi ebbe a dire con disarmante tranquillità che “con mafia e camorra bisogna convivere”. Probabilmente si riferiva a quegli imprenditori del Nord che subappaltavano lavori alle imprese mafiose per pura convenienza. O magari si riferiva al trasferimento di grandi profitti dal Sud al Nord grazie alle collusioni con la mafia. O magari si riferiva a ciò che disse un questore di Reggio Calabria: “Le imprese non terminano mai i lavori nel tempo previsto e accusano la mafia di ritardarli. In realtà c’è una specie di collusione, per cui grazie ai ritardi le imprese riescono a ottenere altri milioni dalle perizie suppletive.”

E Matteo Salvini di cosa si occupa? A modo suo si occupa di delinquenza comune, di quella microcriminalità predatoria che susciterebbe paura e insicurezza nei cittadini. A modo suo, si occupa di immigrati, di quel fenomeno che metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini. Ha la mafia in casa e vuole chiudere i negozi di cannabis per fare un altro favore alle mafie. Ha la mafia in casa è fa un decreto che consente alle mafie di ricomprarsi i beni confiscati. Ha la mafia in casa e fa i condoni che favoriscono le mafie.

La Lega al Sud è contaminata e insidiata da personaggi dal dubbio profilo. Suoi uomini sono coinvolti in diverse inchieste che chiamano in causa collusioni mafiose. Ma lui, Salvini, ha altro di cui occuparsi. È il rapinatore il problema, non il mafioso in giacca e cravatta con le azioni in banca. È la delinquenza spicciola il problema, non le mafie che sono tutt’altra roba.

Tuttavia, Salvini si occupa anche di autonomia differenziata, di Tav, di petrolio, di eolico, di sblocca cantieri, di privatizzazione dei beni pubblici, che sono parte di un disegno, condiviso anche da pezzi del centro sinistra nordista e dalla Confindustria, che non dispiacerebbe affatto alle mafie.

Oggi Salvini ha bisogno dei voti del Sud per mantenere e far crescere un partito nazionale. E il suo approccio al proselitismo elettorale sembra simile a quello degli imprenditori del Nord che, per convenienza, si sono portati le mafie in casa.