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Il Paese dei cacasotto

Il cacasottismo ha messo l’umanità in soffitta e ha consegnato la ragione e la dignità nelle mani di chi promette la difesa delle nostre fragili fortezze

Un ospedale nelle mani della Camorra, da anni. Nessuno se ne accorge. Nel Reggiano, psicologi, assistenti sociali, avvocati, politici medici, torturano i bambini per darli in affidamento retribuito a famiglie criminali. La comandante della nave Sea Watch 3, insultata e violentata sui social: Baldracca, merita “Impalamento (con tubo d’acciaio che le entra dalla figa e le esca dalla bocca) in pubblica piazza”. E ancora: “schifosa, zecca di merda, mira a preservare quello che hanno tra le gambe i clandestini”.

Banche che truffano i risparmiatori. Corrotti e corruttori che la fanno franca. Mafiosi in giacca e cravatta che guidano aziende, uffici pubblici, società finanziarie che godono di amicizie nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine e nei partiti politici. Giornali che offendono e insultano scrittori e politici dissenzienti e che alimentano l’odio e la disinformazione. Evasori legalizzati, ingiustizia legale, disoccupati e precari, poveri e poveracci. Una scuola allo sfascio, ospedali senza medici, case vuote e cittadini senza casa. La televisione che propone porcherie ad ogni ora del giorno. Ragazzini che ammazzano di botte un anziano indifeso. Bulli e violentatori con il cervello in panne e i genitori in gabbia.

Ma che Paese siamo diventati? Un Paese che si orienta con una bussola truccata. Truccata da una realtà che annebbia le percezioni, che risveglia le radici bestiali nelle persone. Un Paese logorroico che annega ogni giorno nelle parole che finiscono nel nulla. Un Paese dell’odio, che ferisce quei residui di sensibilità e di sentimenti che resistono come soldati in trincea.

In fondo, non ci interessa più nulla. Un cenno di indignazione e poi via sul divano a bivaccare nella vita banale che ci dà sicurezza, a smanettare con la tastiera tanto per garantirci quel millimetro di vacua e istantanea emozione. Non ci interessa più nulla anche perché non capiamo più niente e perché niente vogliamo capire.

In verità siamo diventati un Paese di cacasotto. Impegnati costantemente nella difesa del fortino in cui abitiamo, dove ogni cosa deve stare al suo posto. Dal dentifricio ai vestiti, dal pane alle bibite, dalla scorta di pasta a quella della salsa di pomodoro, perché “non si sa mai”. Abbiamo bisogno di ordine e pulizia, della nostra agiata routine e dei lucchetti, delle telecamere, degli antifurti, delle serrature a multipla mandata. Il cacasotto vede minacce dappertutto, ma non muove un dito, e si affida alla provvidenza e ai capitani da fumetto. Siamo fatti di mollezza mentale e senza spina dorsale. Abbiamo paura del mondo, dei terroni, dei musi gialli, degli zingari, dei negri e dei figli di Allah. Abbiamo dato in appalto il cervello, perché abbiamo bisogno di chi pensa al posto nostro. E abbiamo mandato la coscienza in esilio perché non sopportiamo i rimproveri.

 Il cacasottismo ha messo l’umanità in soffitta e ha consegnato la ragione e la dignità nelle mani di chi promette la difesa delle nostre fragili fortezze. E mentre i cacasotto sono impegnati a difendersi dai rumori molesti, dai mocciosi che disturbano la quiete, dagli schiamazzi e dai barboni, dal negro e dagli zingari, il paese va a rotoli. Mentre il cacasotto è impegnato a difendersi dagli immaginari trabocchetti del vicino di casa, mentre trema per gli “imprevedibili” eventi della giornata e si agita nel suo egoismo perfetto, le mafie avanzano, il malaffare dilaga, la corruzione galoppa e l’economia va a puttane.

A scanso di equivoci, il cacasottismo ha origini lontane ma oggi è esploso in tutta la sua inarrestabile tremarella. Tuttavia, un giorno c’era sempre un posto a tavola, oggi nascondiamo la tavola perché “non si sa mai”. Una speranza c’è, nelle parole di Gandhi: In materia di coscienza, la legge della maggioranza non ha valore.