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Psichiatria di qua e di là. I ‘matti’ sono nelle istituzioni

La querelle sulla chiusura del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Matera è sintomo di una deriva retorica che copre i problemi e nasconde piccoli interessi di bottega

La Basilicata presenta notevoli ritardi nelle politiche per la salute mentale. Non esiste un Piano. E questo costituisce un limite importante alla realizzazione di servizi in linea con il Piano nazionale e con il Piano d’azione globale 2013-2020 delle Nazioni Unite. La mancanza di un Piano, inoltre, rende il sistema dei servizi per la salute mentale inefficiente e inefficace.

La Basilicata è l’ultima regione in Italia per assistenza territoriale, registra una rete di servizi la più povera del Paese. È tra le ultime per assistenza ospedaliera. C’è una cronica carenza di personale medico mentre le strutture residenziali e semi residenziali sono nel caos totale. Di domiciliarità neanche se ne parla. La quota di risorse del fondo sanitario regionale destinata ai servizi per la salute mentale è irrisoria.

La residenzialità va riformata e vanno ripensate filiere che partano dalla presa in carico fino al supporto all’abitare, all’inclusione sociale e lavorativa, mobilitando tutti gli attori in campo in un quadro di cooperazione. Occorrono risorse, è vero, ma i soldi non necessariamente risolvono problemi. Senza un Piano per la salute mentale serio, costruito in forma partecipata da tutti gli attori, inserito nel solco di una riforma complessiva del sistema sanitario, e dei servizi sociali, regionale, la Basilicata è destinata a soccombere.

La querelle sulla chiusura del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Matera è sintomo di una deriva retorica che copre i problemi e nasconde piccoli interessi di bottega. Non è così che si affrontano le questioni.

I “matti”, ben pagati, li abbiamo avuti liberi nelle istituzioni. Abbiamo assistito a una evidente forma di schizofrenia nelle decisioni. La paranoia campanilistica ha prodotto maniaci del consenso. E oggi nulla è cambiato, anzi, la “pazzia” di certa politica cresce in proporzione alle temperature estive, come dimostra la vicenda di Matera.

La sensazione, dopo tutto, è che l’attuale assessore alla sanità non sappia imboccare una direzione di politica sanitaria e di politica per la salute mentale. Imprigionato nelle sue dichiarazioni a effetto, spaesato in un sistema labirintico, si agita come un pesce fuor d’acqua. Al momento non è chiaro che cosa intendano fare lui e la Giunta regionale.