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Autonomia differenziata. Diciamoci la verita’

Qualcuno ha la certezza che i mali del Sud abbiano un'origine antropologica

Se dobbiamo dirci la verità dietro la richiesta, di Zaia e Fontana (LEGA) e Bonaccini (PD), di autonomia differenziata, c’è la certezza che i mali del Sud abbiano una origine antropologica. Noi terroni siamo scansafatiche, cialtroni e pluri assistiti nonché mafiosi e il nord operoso è stufo di mantenerci. Purtroppo questa visione del Sud è condivisa da gran parte del ceto intellettuale e anche da una parte consistente della popolazione meridionale, che a furia di sentirselo dire ha finito con il crederci.

Ma é proprio così ?

Già in un mio precedente articolo avevo contestato la metodologia con cui sono stati costruiti i numeri del residuo fiscale e la incompletezza dei dati di calcolo dei conti economici territoriali che, a discapito del Sud, omettono di calcolare tra i trasferimenti ad un territorio, ad esempio, la spesa per interessi sui titoli di stato oppure le entrate fiscali di società che, come ENI o Total, proprio al Sud costruiscono le proprie fortune mentre la loro fiscalità finisce al Nord (ENI) o addirittura all’estero (TOTAL).
Per non parlare di CC.DD.PP. (Cassa depositi e Prestiti) che raccoglie il risparmio soprattutto al Sud per poi impiegarlo soprattutto al Nord. Come anche non si può non considerare la spesa per lo squilibrio previdenziale che va a vantaggio soprattutto delle regioni settentrionali e che, solo per il Veneto, vale circa sei miliardi.
Questi conti incompleti favoriscono il luogo comune di un Sud che vive alle spalle del Nord ed è estremamente grave che siano stati prodotti e diffusi in primis da Banca d’Italia e che, anche solo per essersi prestata a queste manovrine mediatiche, meriterebbe l’azzeramento dei suoi vertici.
Pian piano però la consapevolezza di questa menzogna numerica, usata spudoratamente, si va diffondendo grazie a studi e ricerche di soggetti e istituzioni ben più autorevoli di me e che dicono sostanzialmente le stesse cose.
Il presupposto stesso, ossia il residuo fiscale, dell’autonomia differenziata è tutto da verificare.
La non corretta attribuzione delle entrate fiscali nei conti territoriali maschera l’effettiva distribuzione delle spese per regione.
Dall’esame delle principali spese distribuite per regione nascono ulteriori interrogativi. A scanso di equivoci la fonte dei dati è a questo link. Buon divertimento.

Spesa sanitaria

In Tabella 1 abbiamo riportato la spesa sanitaria per regione. In rosso le regioni che spendono più della media nazionale.
La spesa pro capite più elevata è in Molise, seguito a ruota dalla Lombardia. Ma non si può interamente comprendere il senso della tabella se questi numeri non si confrontano con la densità di popolazione. La Basilicata, ad esempio, ha un decimo della popolazione del Veneto su metà della sua superficie. Quindi, al contrario dei luoghi comuni, la Basilicata, che spende meno della Lombardia e poco più del Veneto, è una regione più che virtuosa, all’apparenza. In realtà questi numeri vanno associati anche ai Livelli Essenziali di Assistenza e la Basilicata riesce a ottenere questi numeri solo con bassi livelli di assistenza. Per fare una chemioterapia le persone devono fare ore di auto in Basilicata mentre in Veneto pochi minuti. D’altro canto tutta la popolazione della Basilicata è pari a quella della sola provincia di Padova che può essere servita da un unico ospedale con evidenti economie di scala e di scopo. Per avere gli stessi livelli di assistenza del Veneto dovremmo spendere molto di più.

Spesa sociale

Passiamo ora alla spesa sociale. Prima di vedere la tabella provate a dire dove si concentra la spesa sociale. Siccome partite delle vostre certezze antropologiche risponderete al sud.
Sono desolato per voi ma a quanto pare così non è e, cari governatori Zaia Fontana e Bonaccini, dovrete buttare il vostro fiele livoroso da altre parti (tabella 2).


Dove c’è la maggiore spesa pro capite è in Liguria e la minore è in Campania. Come mai? Basta leggere il libro ‘”Zero al Sud” di Marco Esposito per capirlo. I governi Renzi e Gentiloni, con la complicità di istituzioni guidate da Delrio e Fassino, hanno fatto il gioco delle tre carte con la Lega capitanata dal perfido Giorgetti e da ‘O Capitano, tanto amato anche al di sotto del Garigliano. Mah!!!
D’altronde, come ha detto una deputata PD, di cui taccio il nome per carità cristiana, se a Reggio Calabria non ci sono asili nido è perché non li vogliono. Non saremo mai grati abbastanza a Marco Esposito per aver squarciato questo velo omertoso di furfanterie a scapito del Mezzogiorno.

Spesa per istruzione ricerca e cultura

Dulcis in fundo la spesa per ricerca e cultura (tabella 3 ).
Questa volta ad essere la più virtuosa è la Lombardia. Ma una cosa è diffondere cultura e conoscenza dove ci sono 422 abitanti per Kq e una cosa dove, come in Basilicata, ve ne sono 56 e disseminati sulle montagne. Tant’è che la meno virtuosa è la Valle D’Aosta, notoriamente posta a sud delle Sicilia, che ha soli 39 abitanti per Kq e il record della spesa pro capita.

Infrastrutture

Qualcuno potrà dire che se si vuole welfare occorre produrre ricchezza. Bene, ma per farlo, per esempio per sviluppare il turismo , occorrono le infrastrutture e allora vediamo la tabella 4 che misura il gap infrastrutturale, senza contare gli aeroporti che in Veneto sono 4 e in Basilicata, che ha la metà della superficie del Veneto, invece di averne due ne ha … indovinate … zero.
E allora ai secessionisti Zaia, Fontana e Bonaccina, poiché di secessione stiamo parlando, che pretendono di incamerare le infrastrutture nazionali operanti sul proprio territorio dico che sono d’accordo. Ma prima restituiscano il plus che la collettività ha speso sul loro territorio in infrastrutture e compensino le perdite di chances del Sud rispetto al Nord legate proprio all’assenza di infrastrutture. In tabella 5 il salato, per loro, conto.

La secessione non è un tabù 

Cari governatori e cari secessionisti de’ noantri (per esempio in Lucania Mario Guarente, Carmine Cicala, Pasquale Pepe e non solo) volete la secessione? Ditelo chiaramente e non fate i vigliacchi. Allora però facciamo per bene i conti perché, come si dice, ‘ca nisciun è fess e non vi illudete di cavarvela con quattro scemenze e preparatevi ad aprire il portafoglio.
Ritengo inutile spiegare ai governatori del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna, oltre che a Salvini e ai suoi fan meridionali, che il presupposto di uno Stato Unitario è il trasferimento di risorse indispensabile per garantire l’uguaglianza delle opportunità per tutti i cittadini. Perché è inutile? Perché o lo sanno già e allora sono in malafede o non lo sanno e allora sono delle capre ignoranti che ricoprono ruoli che non sono intellettualmente in grado di ricoprire e rappresentano un danno enorme per l’intera collettività. Può anche darsi che siano vittime dell’effetto Dunning Kruger (incompetenti inconsapevoli di esserlo) ma in tutti i casi spiegarglielo è come lavare la testa all’asino: si perde l’acqua e il sapone.

Le prospettive

Cosa succederà non è dato saperlo. Sarebbe opportuno che i partiti di governo e di opposizione tengano in conto gli orientamento volubili dell’elettorato. Salvini vuole essere il primo partito nazionale? Dovrà chiedere i voti anche al Sud. E questo vale per tutti, anche per il M5S. C’è un mondo di associazioni, personalità, costituzionalisti e studiosi che non rimarrà inerte di fronte all’eventuale scempio delle prospettive meridionali e non farà sconti a nessuno. C’è l’istituzione referendaria, attenzione a non fare alchimie per evitare un referendum, che attraverso il dibattito pubblico renderà chiaro e a tutti a cosa è ridotto il Sud e soprattutto a causa di chi. Il vaso di Pandora pieno di falsità e di vecchie e nuove offese si sta già aprendo. La china che sta imboccando il Paese con questa scellerata iniziativa e con le occulte complicità è una china estremamente pericolosa in un Paese già sull’orlo del precipizio.
Pietro De Sarlo
(Chi è De Sarlo a questo link)