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Morte ex generale Conti, riaperte le indagini

Per il gip Billi ci sono elementi da chiarire

Le indagini sulla morte dell’ex generale dei carabinieri forestali, Guido Conti, saranno riaperte. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di SulmonaMarco Billi, nella giornata di ieri, 19 luglio, ha disposto la riapertura dell’inchiesta sulla morte del 58enne, con un colpo di pistola alla tempia, il 17 novembre del 2017 sul monte Morrone in  Abruzzo.

Ad opporsi all’archiviazione come suicidio è stata la famiglia di Conti che ha sempre sostenuto incompatibile il gesto volontario con la personalità dell’ex generale avanzando l’ipotesi che potesse essersi trattato di istigazione al suicidio o addirittura omicidio. E a sostegno della richiesta di non archiviare il caso il legale della famiglia aveva portato una serie di elementi su cui la Procura abbruzzese non avrebbe fatto piena luce e indicato anche dei testimoni.

La morte, 17 novembre 2017. Poco prima delle 21 il corpo senza vita del generale Conti viene ritrovato ai piedi del Monte Morrone nel comune di Pacentro. Era uscito di casa al mattino senza dire dove andasse e intorno alle 12 la famiglia non riuscendo a mettersi in contatto con lui aveva allertato conoscenti delle forze dell’ordine prima di fare una denuncia per scomparsa. Vicino al corpo fu ritrovata una pistola calibro 9 e a pochi metri di distanza l’auto della figlia con la quale era uscito di casa quella mattina.

Le cose da chierire.  Tra gli elementi su cui si chiede di svolgere unlteriori indagini c’è proprio la posizione in cui fu ritrovato il corpo del generale. Anche la presenza sul posto di una Porsche Cayenne bianca che alcuni passanti avrebbero notato quel pomeriggio nei pressi del luogo del ritrovamento del corpo viene evidenziata come ulteriore elemento su cui far piena luce. La famiglia chiede inoltre di continuare ad indagare su alcune telefonate emerse dai tabulati telefonici.

Le dimissioni dall’Arma. L’11 ottobre 2017 la notizia dell’addio all’Arma dei Carabinieri. Il 1 novembre il nuovo incarico alla Total Italia Spa come addetto alla sicurezza ambientale. Si sarebbe dovuto occupare anche dell’impianto di Tempa Rossa, in Basilicata, dove era stato fino al 15 novembre. Lo stesso giorno che aveva dato le dimissioni da quel nuovo incarico che lui stesso aveva annunciato, senza rivelare il nome dell’azienda, in un post sul suo profilo facebook.

La telefonata anonima al quotidiano on line Primadanoi.it poche ore prima della sua morte. Alle 15 del 17 novembre 2017 una telefonata anonima giunta nella redazione del quotidiano on line abruzzese e registrata dalla segretaria telefonica, annunciava che Conti aveva lasciato l’incarico alla Total. Qualcuno con la voce camuffata parlava di disaccordi con l’amministratore delegato della multinazionale petrolifera, Francois Rafin. A fare quella telefonata, si è scoperto dopo, sarebbe stato un dipendente della stessa Total il quale dopo essere già stato ascoltato come persona informata sui fatti il 20 novembre, esce allo scoperto e il 23 novembre ammette di aver fatto quella telefonata utilizzando un’applicazione per non rendersi riconoscibile. «L’ho fatto – avrebbe raccontato l’uomo agli inquirenti – perché ero rimasto molto colpito dalle dimissioni di Conti, di cui ero venuto a conoscenza il 16 novembre tramite un mail interna aziendale”.

Il mistero delle dimissioni da Total. Ad un amico Conti qualche giorno prima della sua morte avrebbe confidato che il suo incarico alla Total sarebbe durato «un paio d’anni, non di più». Invece dopo nemmeno 15 giorni rassegnerà le dimissioni. L’amministratore delegato di Total, Rafin, ascoltato sui presunti contrasti di cui si parlava nella telefonata anonima al giornale Primadanoi.it agli inquirenti riferirà che nulla di anomalo era accaduto.