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Salvini e Di Maio giocano al gatto e al topo

Il topo, al momento, è il capo politico dei cinque stelle

Un gioco che in questi ultimi giorni, fino al 15 luglio, termine ultimo per andare al voto a settembre, sarà più evidente e drammatico.

La Lega cercherà di portare a casa il massimo delle richieste, con la minaccia del ritorno al voto. Minaccia che spaventa Di Maio il quale sa benissimo che le urne, in caso di elezioni a breve, punirebbero il M5S e premierebbero l’asse Salvini-Meloni con un probabile “pigliatutto” nei collegi uninominali. Salvini, dal canto suo, corre il rischio che il topo, in questi giorni, riesca a cavarsela per poi rilanciare dal 16 luglio. E Giuseppe Conte? Agita il battipanni per indurre i due a materni e saggi consigli.

Scampato il pericolo elezioni a breve, il M5S, avrebbe più forza contrattuale per contrastare le proposte indigeribili della Lega, specie in materia di immigrazione, di autonomia differenziata e di misure fiscali. In tal modo Di Maio avrebbe più tempo per riprendersi dalla sconfitta del 26 maggio e provare a superare la crisi organizzativa e identitaria del suo Movimento.

Il gatto sa benissimo che il topo mira a diventare gatto a sua volta a partire dal 16 luglio. I cedimenti dei cinque stelle alle misure ipotizzate dai leghisti in queste settimane, sarebbero una tattica per prendere tempo. Ed è per questo che Salvini sta cercando la scusa d’oro per chiudere la legislatura scaricando la responsabilità sui pentastellati.

La partita, ormai da settimane, è giocata su un campo sterrato dove è difficile mantenere equilibrio, coerenza e stile istituzionale. La “dialettica” all’interno del Governo e della maggioranza giallo-verde ha lasciato il posto ai dispetti, agli sgambetti, alle furbate. Una situazione che certo non fa bene al Paese e che tuttavia rischia di durare troppo a lungo, oltre il 15 luglio. Il M5S, dunque, superata la soglia del 15 luglio, dovrà trovare nei prossimi mesi una soluzione per salvare se stesso e il Paese da una situazione molto complicata. E potrà farlo se realizza una seria riforma organizzativa interna, una ristrutturazione credibile della propria identità politica, e se prova a guardare a possibili intese o alleanze con altro forze civili e politiche che vogliono ricostruire una prospettiva progressista nella società, nell’economia e nelle istituzioni di questo Paese.