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Trattamento acque Cova di Viggiano, “Progetto Syndial va rigettato”

L'intervento di Liberiamo la Basilicata ed Ehpa alla Conferenza di servizi che si è tenuta ieri al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata

In data 9 luglio 2019 al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata si è tenuta la conferenza di servizi dedicata alla realizzazione di un impianto di realizzazione di trattamento acque di produzione provenienti dal Cova di Viggiano. Proponenti Syndial servizi Ambientali Spa.

Alla Conferenza di Servizi hanno preso parte anche le Associazioni Liberiamo la Basilicata ed Ehpa. Si riporta di seguito l’intervento di Liberiamo la Basilicata ed Ehpa protocollato e del quale si è richiesto l’inserimento a verbale nella sua versione intergrale incluso gli allegati.

Le due Associazioni ritengono fondamentale che la proposta di realizzazione dell’impianto proveniente dal Gruppo Eni, debba essere inquadrata alla luce dei recenti provvedimenti assunti dalla magistratura penale territoriale per i “disastri ambientali” causati in Basilicata dalle attività estrattive petrolifere dell’Eni. Per il reato di disastro ambientale”, consistente nella contaminazione e nella compromissione di almeno 26mila metri quadrati di suolo e sottosuolo nei pressi del Centro Oli Val D’Agri – Cova di Viggiano, come riportato anche dalla stampa locale e da quella nazionale, la competente Autorità giudiziaria di Potenza ha sottoposto ad arresti i manager Eni finora individuati nelle persone di Enrico Trovato, Ruggero Gheller e Andrea Palma, nonché ha sospeso dalle funzioni di pubblico ufficio – finora per otto mesi – i lucani Mario Carmelo De Bona (direttore Vigili del Fuoco di Basilicata), Saverio Laurenza (direttore provinciale Vigili del Fuoco di Potenza), Mariella Divietri (funzionaria Arpab), Giovambattista Vaccaro (funzionario Inail), nonchè Antonella Amelina (dirigente del Comune di Viggiano).

Nel citato “grave” provvedimento la magistratura ha considerato tra l’altro le dichiarazione rese da Gianluca Griffa, ingegnere responsabile della sicurezza del Cova di Viggiano, il quale, dopo essere stato emarginato dai vertici e dall’alta dirigenza Eni, è morto nell’agosto 2013 per cause ancora ignote.

Ciò premesso, secondo le Associazioni “Liberiamo la Basilicata” e “Ehpa Basilicata” il progetto all’esame sulla fattibilità dell’impianto di trattamento di acque di strato contenenti sostanze altamente pericolose e connesse alle attività estrattive in Val D’Agri, che il Gruppo Eni testardamente ripropone ancora una volta, deve essere preliminarmente rigettato, poiché si fonda su attività e pareri istruttori svolti da soggetti sospesi dall’esercizio di pubbliche funzioni e sottoposti a sindacato della magistratura per il grave reato di “disastro ambientale”.

Il progetto Syndial deve essere comunque rigettato tra l’altro: per la mancata presentazione del progetto al Ministero dell’Ambiente per il rilascio delle competenti autorizzazioni,  considerando  che esso prevede  il collegamento  tramite condotte al Centro Oli di Viggiano, impianto ad elevato rischio di “incidenti rilevanti” che impone le relative pronunce ministeriali; per il mancato inserimento del progetto nel “Piano regionale gestione rifiuti della Regione Basilicata”, programmazione regionale che deve essere preliminarmente aggiornata per l’enorme incidenza del medesimo progetto sull’impatto ambientale, considerando tra l’altro le prescrizioni della cd. normativa “Seveso”, il territorio di pertinenza inserito nel Parco Nazionale dell’Appenino Val D’Agri-Lagonegrese e prossimo alla diga del Pertusillo servente acqua potabile per circa 4 milioni di abitanti delle Regioni Puglia, Campania e Basilicata.

Con l’occasione le Associazioni “Liberiamo la Basilicata” e “Ehpa Basilicata” chiedono alle competenti Autorità statali e regionali di non rinnovare le prossime scadenze delle concessioni estrattive petrolifere e comunque svolgenti attività di smaltimento reflui e qualsiasi altra attività collegata – da utilizzare tra l’altro in caso di bonifiche e risarcimenti danni per gli inquinamenti e i disastri ambientali.

Entrambe le associazioni confermano il loro impegno in tutte le sedi istituzionali per la tutela dell’ambiente e della sanità pubblica in Basilicata e regioni limitrofe interessate, e in tal senso, quale parte integrante del presente documento, uniscono il loro contributo scritto offerto al dibattito della recente assemblea di bilancio degli azionisti Eni (tenuta il 14 maggio 2019 a Roma) e trasmesso ai vertici Eni e alle massime Autorità statali, regionali e giudiziarie con pec 26 maggio 2019 (h 23,55), nella quale tra l’altro, condividendo le eccezioni svolte nell’assemblea Eni dal Gruppo dei soci risparmiatori di minoranza dell’ex Banca Mediterranea del Sud Italia (costretto a confluire nel 2000 in Banca di Roma/Capitalia spa, a sua volta assorbita nel 2007 da Unicredit), le medesime associazioni hanno indicato numerose società controllate (soprattutto estere) del Gruppo Eni prive di dati e informazioni di bilancio, tra cui le società partecipate:  

Eni Ambalat Ltd, Eni Arguni I Ltd, Eni Bukat Ltd, Eni East Ganal Ltd, Eni East Sepinggan

Ltd, Eni Ganal Ltd, Eni Indonesia Ltd, Eni Indonesia Ots 1 Ltd, Eni Krueng Mane Ltd, Eni

North Ganal Ltd, Eni Rapak Ltd, Eni West Timor Ltd (12 società controllate con sede a Londra –

Regno Unito);

– Eni BB Petroleum Inc., Eni Marketing Inc., Eni Oil & Gas Inc., Eni Petroleum Us Llc, Eni

US Operaring Co Inc., Eni USA Gas Marketing Llc, Eni Usa Inc., (7 società controllate con

sede a Dover – Delaware Usa);

– Eni Sharjah BV (1 società controllata con sede a Amsterdam – Olanda);

– First Calgary Petroleums LP, Liberty National Development Co Llc, Commonwealth

Fusion Systems LLC (3 società controllate con sede a Wilmington – Delaware Usa);

– First Calgary Petroleums Partner Co ULC (1 società controllata con sede a Calgary – Canada);

– Eni Gas e Luce spa (1 società controllata con sede a San Donato Milanese – Italia);

– Livorno LNG Terminal spa (1 società controllata con sede a Livorno – Italia);

– Eni Next LLC (1 società controllata con sede a Houston – Usa);

– Agiba Petroleum Co, Ashrafi Island Petroleum Co, East Kanayis Petroleum Company, East

Obaiyed Petroleum Company, El Ternsah Petroleum Co, Mediterranean Gas Co, Nile Delta

Oil Co Nidoco, North Bardawil Petroleum Co, North El Burg Petroleum Company,

Petrobel Belayim Petroleum Co, Pharaonic Petroleum Co, Port Said Petroleum Co, Raml

Petroleum Co, Ras Qattara Petroleum Co, Shorouk Petroleum Company, Thekah

Petroleum Co (16 società controllate con sede a Il Cairo – Egitto);

– Cabo Delgado Gas Development Limitada (1 società controllata con sede a Maputo – Mozambico);

– Compania Agua Plana SA (1 società controllata con sede a Caracas – Venezuela);

– Khaleej Petroleum Co WII (1 società controllata con sede a Safat – Kuwait);

– Point Resources FPSO AS, Point Resources FPSO Holding AS, PR Jotun DA, (3 società

controllate con sede a Sandnes – Novergia);

– Grid Edge Ltd (1 società controllata con sede a Saddar Town/Karachi – Pakistan).

Associazioni Liberiamo la Basilicata -Ehpa