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Saldi a Potenza, Confcommercio: “Senza slancio”

Primo bilancio delle vendite a prezzi scontati

Saldi di fine estate senza slancio. Le vendite a prezzi scontati, ormai agli sgoccioli, secondo un primo monitoraggio di Federmoda-Confcommercio, sono pressoché stabili rispetto allo scorso anno. E non bastano così a recuperare il flop delle vendite di primavera. Qualche occasione per i consumatori si troverà ancora in questa ultima settimana di agosto anche se nei negozi di abbigliamento gli scaffali sono sensibilmente ridotti di occasioni e super sconti.

Gli esercenti hanno fatto di tutto per vendere. A Potenza in tanti hanno adottato le promozioni super scontate, con formule 50 per cento più ulteriore 10 e anche 20 per cento. Nei maggiori negozi i consumatori possono già trovare i nuovi arrivi dell’abbigliamento e calzature autunno-inverno. “Se vogliamo tirare le somme dei saldi – dice Antonio Sorrentino della Giunta Confcommercio Potenza– non si registrano grandi novità rispetto alle precedenti stagioni. Solo a giugno, a causa delle condizioni meteo che hanno scoraggiato l’acquisto di capi di abbigliamento estivi, abbiamo risentito di un calo sino al 30 per cento. Luglio è andato bene e prima di Ferragosto si sono registrati gli ultimi volumi significativi di vendite. Il sistema che produce di più è la fidelizzazione del cliente che sa quali capi del tuo negozio comprare approfittando di ribassi che per essere di qualità e di brand non possono scendere al di sotto del 30-40 per cento”.

Ma a preoccupare maggiormente i commercianti è il rischio di un aumento dell’Ivache potrebbe tradursi in un nuovo crollo dei consumi. L’allarme l’ha lanciato nei giorni scorsi il presidente Fausto De Mare: l’aumento dell’Iva avrebbe effetti economicamente recessivi e fiscalmente regressivi, per le famiglie lucane scatterebbe un aumento medio di 461 euro l’anno che corrispondono a 45 euro in più al mese su una spesa di 1.743 euro. Una lista di prodotti molto lunga se si considerano i beni assoggettati all’aliquota IVA ordinaria, quella che oggi è pari al 22% e che potrebbero passare al 25,2% dal 2020 e al 26,5% dal 2021. Per le calzature che hanno già un costo medio intorno ai 100 euro è evidente che con l’Iva maggiorata il costo sarebbe più elevato.

L’indagine Federmoda evidenzia che per il 55% degli operatori le vendite sono stabili o in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra i capi maggiormente venduti nell’abbigliamento, bermuda, t-shirt, abitini e camicie. Nelle scelte delle calzature prevalgono sandali sneakers e scarpe sportive. “Soddisfacente, nonostante la concorrenza sleale del web, anche l’afflusso nei nostri negozi”, commenta il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi, che tuttavia, “nonostante questi positivi segnali di attenzione ai negozi di prossimità”, chiede di “non abbassare la guardia e pretendere che i grandi colossi del web siano assoggettati alle stesse imposte che gravano sul commercio tradizionale”.

Per avere un esito attendibile sull’andamento dei saldi, comunque, bisognerà aspettare settembre, anche se “un dato è già certo, purtroppo – evidenzia Borghi -: la stagione primavera/estate, meteorologicamente disastrosa per non dire addirittura drammatica dal punto di vista delle vendite, non sarà recuperata”. All’avvio delle svendite estive, la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio, era di una spesa in media poco meno di 230 euro a famiglia, circa 100 euro pro capite, per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro. Intanto la vera preoccupazione dei commercianti è ora rappresentata dall’Iva. Che rischia di aumentare di tre punti percentuali da gennaio se non saranno bloccate le clausole di salvaguardia nella prossima manovra. “L’aumento dell’Iva graverebbe sulle tasche degli italiani e comporterebbe un ulteriore crollo dei consumi. Un incremento che – avverte Borghi – va assolutamente evitato”.