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Sanità in Basilicata. I cinici, gli ipocriti e il giuramento di Ippocrate

La neonatologia a Potenza e gli altri reparti di Ipocrisia nel sistema sanitario lucano. "In quell'ospedale mi sono fatto i soldi"

Tra Ippocrate e Ipocrita ci sarebbe una grande differenza. Eppure, a seguire la cronaca delle vicende sanitarie lucane sembrerebbe che qualcuno confonda le due cose. Il giuramento di Ipocrita spesso riguarda la politica e i politici. Quando i problemi si fanno pesanti e gravi la via d’uscita immediata preferita dai nostri rappresentanti nelle istituzioni è prendere tempo promettendo soluzioni alla bisogna e raccontando “frottole”. È il caso della chiusura della neonatologia a Potenza. Una situazione che neanche Kafka riuscirebbe a dipanare se ascoltasse le giustificazioni di alcuni esponenti del governo regionale e se leggesse alcuni articoli di giornale.

Tutte scuse, giustificazioni tecniche che rimandano a responsabilità planetarie, dalla carenza di medici alla carenza di risorse. Una narrazione che serve soltanto a prendere in giro i cittadini. Le verità sono altre e hanno origini lontane. Già nel 2014 il ministero della Salute ha richiamato la Regione Basilicata a risolvere problemi gravissimi riscontarti nei punti nascita degli ospedali lucani. Dalla nota del ministero scopriamo che nascere in Basilicata in quegli anni era come affidarsi alla sorte. Nel frattempo non sembra affatto che la situazione sia risolta. E, sempre nel frattempo, taluni esponenti politici fanno appello alla trasparenza mentre nei concorsi per pura fatalità a vincere sono gli amici degli amici loro.

Ma il giuramento di Ipocrita parrebbe interessare anche medici e dirigenti di reparto. Diciamoci la verità, avete mai sentito un medico dirigente dire – traduciamo in italiano dal dialetto – ” in quell’ ospedale mi sono fatto i migliori soldi senza fare un cazzo … vado a fare un po’ di marchette”? Diciamoci la verità, la sanità è ferita dalla cialtroneria di alcuni medici complici dell’andazzo politico che usa la salute dei cittadini come mezzo per il consenso elettorale.

Reparti aperti non per garantire il diritto delle persone ad essere curate ma per garantire posti a questo o a quel medico e per illudere i cittadini ai quali non viene raccontata la verità. I primari e i dirigenti non mancano mai, a mancare sono sempre i medici, chissà perché.  I dirigenti da piazzare, i privilegi, non mancano mai, a mancare sono gli standard di qualità e di sicurezza in una sanità degna di questo nome.  In questo intreccio tra interessi politici al consenso e interessi di alcuni medici amici, compari, comare, elettori risiede una parte sostanziale dei mali della sanità lucana. In questo “giuramento” Ipocrita al dio denaro, alla supponenza, alla prepotenza, ai privilegi trafugati dai cassetti della mala politica, risiedono gran parte delle cause della decadenza in alcuni settori della sanità lucana. Ci sono reparti, in diversi ospedali, che potremmo tranquillamente definire “reparti di ipocrisia”. Per garantire sul serio la sicurezza e la salute dei cittadini, quei reparti, così come sono combinati, non dovrebbero esistere.

Grazie a Dio ci sono medici e operatori sanitari che svolgono il loro lavoro in piena fedeltà con il giuramento di Ippocrate. Medici che darebbero la loro vita per salvare quella di un altro. Medici e infermieri che si espongono a turni massacranti, costretti a lavorare senza mezzi e, spesso, senza il confronto con le altre competenze. Costretti a subire l’assenza, la venalità, la mediocrità, il cinismo di alcuni loro colleghi protetti dalla politica altrettanto assente, venale, mediocre e cinica.