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De Bonis: “Penalizzare aziende che usano gasolio agricolo è un paradosso”

Il senatore del Gruppo misto su aumento tasse carburanti: "Ci vuole piano organico che coinvolga agricoltori"

Penalizzare le aziende che usano il gasolio agricolo, per il quale a oggi non esistono alternative concrete, non può essere la priorità nella pur fondamentale battaglia per salvaguardare l’ambiente e la salute. Aumentare di fatto le tasse sui carburanti non farebbe che punire gli agricoltori e le imprese che, soprattutto nelle zone più deboli, lottano tutti i giorni per continuare a presidiare territori altrimenti già abbandonati da tempo. Il governo, se proprio vuole, può eliminare i 16 miliardi di euro che eroga a favore dei fossili e incentivare l’idrogeno, adottando soluzioni compensative per gli agricoltori nella fase di transizione”. 

È quanto ha dichiarato il senatore Saverio De Bonis (Gruppo misto) nella interrogazione presentata ieri ai Ministri dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, in relazione al decreto-legge, attualmente in corso di predisposizione da parte del governo, sulle “misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”.

Il gasolio – spiega De Bonis – è al momento l’unico carburante utilizzabile per i trattori, i motopescherecci e negli allevamenti, e tassarlo non porterebbe alcun beneficio immediato in termini di utilizzo di energie alternative, a favore delle quali dovrebbe, invece, essere sviluppato un programma di ricerca e di sperimentazione per i mezzi agricoli. Non vi è dubbio che sia fondamentale salvaguardare il territorio, l’aria che respiriamo, la nostra salute, ma non è aumentando le tasse sui carburanti che si disincentiverà l’impiego di mezzi agricoli indispensabili. Bisogna piuttosto predisporre un piano organico nel quale le aziende agricole possano svolgere un ruolo centrale di salvaguardia, magari sostenendole con forti incentivi all’acquisto di mezzi più tecnologici”.

Non dimentichiamo – aggiunge il senatore – che spesso i costi di produzione agricola non sono coperti dai ricavi proprio a causa dei costi elevati dell’energia e del lavoro. Ciò significa che ridurre gli incentivi sul gasolio porterebbe all’aumento dei prezzi del cibo e al potenziamento dei sistemi di sfruttamento nel mondo agricolo, tra cui il fenomeno del caporalato. E aumenterebbe anche la concorrenza sleale, con l’invasione di prodotti importati dai paesi sovvenzionati”.

Secondo il senatore, la decisione di aumentare le tasse e ridurre gli sgravi, “sarebbe un vero e proprio paradosso: le aziende faticherebbero ancora di più a produrre un reddito, e dunque non potrebbero nemmeno fare innovazione, per esempio sostituendo i mezzi datati con quelli a minori emissioni. In parole povere, tutto questo costringerebbe semplicemente molti agricoltori a chiudere la propria attività. E questo, sì, avrebbe un devastante impatto ambientale, soprattutto nei territori più difficili come quelli di montagna e collina, oltre che quelli del Mezzogiorno, se non altro a causa della delocalizzazione delle fonti di approvvigionamento alimentare, con il conseguente enorme costo ambientale legato al trasporto su gomma”.

Alla luce di questo, nell’interrogazione si chiede di sapere “se i Ministri ritengano di modificare la disposizione di cui all’articolo 6 della bozza del decreto-legge, visto che il punto non è quello di fare cassa, bensì quello di disincentivare l’utilizzo del gasolio rispetto ai carburanti alternativi, cercando soluzioni condivise con i produttori agricoli e valutando l’opportunità di prevedere una gradualità legata all’effettiva disponibilità di soluzioni alternative”.